Lezione di geografia

De los rios oscuros

Yolanda Soler Onís

La poesia di Yolanda Soler Onís vive su un fragile e delicatissimo equilibrio tra la leggerezza formale dei versi, la ricercatezza delle scelte lessicali ed una fittissima rete di richiami ad esperienze personali e collettive raccolte e qui coagulate da luoghi e spazi molto distanti tra loro. In questo modo si materializza un flusso temporale capace di evocare il ricordo e dipingere, con essenzialità e sentimento, i ritratti delle persone che lo hanno abitato. Si tratta certamente di una poesia intima e personale, che però trova una dimensione di comunanza nelle improvvise aperture delle immagini – siano esse tristi o intrise di tenerezza -, nel senso di profondità che pervade la lettura della storia e degli ambienti naturali, nella naturalezza con cui gli oggetti e gli spazi sembrano condividere con gli uomini e le donne la loro esistenza, come se in qualche modo tutti fossero partecipi dello stesso flusso vitale.

Yolanda Soler Onís è una poetessa, scrittrice e giornalista spagnola. Nata nel 1964 nel nord della Spagna, si è trasferita con la famiglia nelle Isole Canarie nel 1971, per laurearsi successivamente in Filologia Spagnola. Fra il 2005 e il 2010 ha diretto l’Istituto Cervantes di Manchester e Leeds, la stessa mansione che ricopre ora presso quello di Varsavia. Nel 1986 ha vinto il premio Jose Hierro per la raccolta Sobre el ámbar; ha anche ricevuto il premio La Laguna per la prosa, con il romanzo Una sombra en el desvan, e nel 2002 il premio Tristana con il romanzo Malpaís. Fra i suoi libri di poesia ricordiamo Mudanzas, Memoria del agua, De los rios oscuros.

 

Testi

Traduzioni di Francesca Marcozzi
(si ringraziano l’autrice e Benedetta de Mari per la collaborazione)

 

And she feeds you tea and oranges
that come all the way from China.
… and she lets the river answerthat
you´ve always been her lover.
(*)
Leonard Cohen

Detenida en tu huella suelo
en estos días de naranja y hastío
apoyar la piel en el aire que llueve.
Bulle el agua.

Retorno a una isla que se fecunda
en su vientre de barrancos,
a la negra cinta de húmedo picón:
los poros
se hacinan como rosas caídas
bajo esta luna que no te recobra.
Vierto la semilla.

Sobre el ámbar el poso del último silencio.
Lo apuro
mientras te pienso calle sucia,
deprimente arriba,
camino de la ciudad.

(*) Te ofrece té y naranjas / de la lejana China /…/ y deja que el río responda / que siempre has sido su amante”
Leonard Cohen

 

And she feeds you tea and oranges
that come all the way from China.
… and she lets the river answer that
you´ve always been her lover.
(*)
Leonard Cohen

Imprigionata nelle tue impronte io continuo
in questi giorni di arancia e noia
a stendere la pelle nell’aria di pioggia.
Bolle l’acqua.

Ritorno a un’isola che si feconda
nel suo ventre di burroni,
al nastro nero di lapilli umidi:
i pori
si ammucchiano come rose appassite
sotto questa luna che non ti tratterrà.
Verso l’infuso.

Sul giallo ambrato il sedimento dell’ultimo silenzio.
Lo finisco
mentre ti penso come una strada sporca,
tristemente in salita,
cammino della città.

(*) “E ti offre tè e arance / dalla lontana Cina /…/ e lascia che il fiume risponda / che sei sempre stato il suo amante.”
Leonard Cohen

 

***

 

El extranjero
                             A Elicura Chiuailaf

Calla como quien danza bajo el agua
y sueña.
Cada noche regresa a una ciudad
varada en la penumbra de los árboles
donde un niño atesora los nombres de las cosas,
esos que habrán de dividirle
mientras sus dedos fijan en el aire
otro alfabeto.

 

Lo straniero
                             A Elicura Chiuailaf

Muto come chi danza sotto l’acqua
e sogna.
Ogni notte ritorna a una città
arenata nell’ombra degli alberi
dove un bimbo fa tesoro dei nomi delle cose,
quei nomi che dovranno spartirselo
mentre le sue dita imprimono nell’aria
un altro alfabeto.

 

***

 

El amor

Traía en la mirada y la edad la apariencia
de un ángel caído.

Junto a tu nombre más antiguo, la huella
que solía dejar el circo
en la hierba y en la constancia de lo efímero.

“He venido para quedarme”, dijo
al despedirse.

 

L’amore

Aveva nello sguardo e nell’età l’aspetto
di un angelo caduto.

Insieme al tuo nome più antico, l’impronta
che era solito lasciare il circo
sull’erba e nel persistere dell’effimero.

“Sono venuto per restare”, disse
mentre andava via.

 

***

 

Lección de geografía

Aquí la tierra tiembla
al margen de los sismógrafos,
se agita cada noche suavemente
como si un rayo
la navegara estremecido.

Las fechas
se han ido borrando,
así los ríos que recuerdo
y los que no.

Al atardecer
regresan domésticos los rebaños.
Los animales que conozco
andan en manada,
como perros por Valparaíso,
con ellos beben sal en las maretas
retoños de otros
imposibles.

Y trota aquella loba
de cola espléndida,
la que diera su nombre a lo poblado,
guardándote la sombra.
Gata hoy entre las mesas, heredera
del rayo, cleptómana
                              responsable
de que la propiedad privada exceda
el territorio de las sábanas: ese tiempo
que el aire sueña latido, silencio,
galápago…
¿Quién apagó este galope
relanzándolo?

 

Lezione di geografia

Qui la terra trema
incurante dei sismografi,
trema ogni notte dolcemente
come se un lampo
agitato la navigasse.

Le date
sono andate svanendo
come i fiumi, che io li ricordi
oppure no.

Di sera
le greggi ritornano a casa.
Gli animali che conosco
si muovono in branco,
come i cani per Valparaiso,
bevono assieme il sale dalle pozzanghere
progenie di altri
impossibili.

E trotta quella lupa
con la coda folta,
lei che ha dato nome agli abitanti,
proteggendoti l’ombra.
Felina oggi negli altipiani, erede
del lampo, cleptomane
                              responsabile
che la proprietà privata ecceda
il territorio delle lenzuola: questo tempo
in cui l’aria sogna battito, silenzio,
galapago…
Chi ha spento questo galoppo
rilanciandolo?

 

***

 

Futaleufú
                             Para José Viñals, in memoriam

Allí donde el agua entre las cenizas
y los alerzales cautivos,
en el origen mismo
de las palabras que forman los ríos,
-ruffff rufff kürüf (*) –
el viento y su sonido
sin que la lengua importe.
Allí donde es principio
                   y fin de la memoria
el balbuceo.

Sucede donde las hojas caen despacio
y al caminar los insectos dibujan
la lluvia,
donde los tragos conversados,
pero también en la frontera
donde todo se apura

Hay viajes de los que jamás se vuelve.
Es otro siempre el que regresa

(*) kürüf: viento en mapudungun.

 

Futaleufú
                             Per José Viñals, in memoriam

Là, dove l’acqua in mezzo alle ceneri
e i larici prigionieri,
nell’inizio esatto
delle parole che formano i fiumi,
– ruffff rufff kürüf (*) –
il vento e il suo suono
incurante della lingua.
Là, dove è inizio
                   e fine della memoria
il balbettio.

Accade dove le foglie cadono lente
e camminando gli insetti disegnano
la pioggia,
dove le sorsate in amicizia,
ma anche sul confine
dove tutto finisce

Ci sono viaggi dai quali non si ritorna mai.
E’ sempre qualcun altro colui che torna.

(*) Kürüf: vento nella lingua mapudungun, parlata fra Cile ed Argentina.

 

***

 

El verano
                             Para Tomás Martín Arnoriaga

El verano
es un sendero
que bordea el acantilado,
transparencia del agua entre urros
dispersos, piedras del rayo
y cuevas que comunican la playa
con el horizonte.

Tierra adentro,
hay quien lleva para otros el mar
en la mirada,
gotas de arena en los brotes del sueño.

El verano es un muchacho de ojos claros,
un lunes de febrero por la tarde
en un bar de Madrid.

 

L’estate
                             Per Tomás Martín Arnoriaga

L’estate
è un sentiero
che costeggia il dirupo,
trasparenza d’acqua fra le isole
sparse, pietre del lampo
e caverne che uniscono la spiaggia
con l’orizzonte.

Nell’entroterra,
c’è chi porta agli altri il mare
nello sguardo,
gocce di sabbia nei boccioli del sogno.

L’estate è un ragazzo dagli occhi chiari,
un lunedì di febbraio, nel pomeriggio
in un bar di Madrid.

 

***

 

A orillas del Irwell

Una palabra
y la oscuridad aletea,
se deshilvana
y vuela en una nube de mariposas negras,
pese a la lluvia.
Tras ella,
otras multicolores, sol, vid
y frutos en el valle y en la piedra.
Palabra cometa
que remonta tu risa junto a otras
infantiles
entre las columnas abatidas de los templos.
Baalbek, Baalbek…

 

Sulle rive dell’Irwell

Una parola
e l’oscurità ondeggia,
si dissolve
e vola in una nube di farfalle nere,
nonostante la pioggia.
Dietro di lei
altre multicolori, sole, vigne
e frutti nella valle e nella pietra.
Parola aquilone
che innalza le tue risa insieme alle altre
dei bambini
tra le colonne abbattute dei templi.
Baalbek, Baalbek…

 

***

 

Si te hubiera dicho
que no estábamos solos en el cielo
del ghetto
me habrías hablado de los gatitos
que atados por las patas
morían en tus sueños.
Lo sé porque velé la noche entera
envuelta en uno de esos abrazos que no tocan
y porque no era Jiddish ni knaanic ni polaco
sino nuestra propia lengua
en un código extraño
lo que tus labios murmuraban.

 

Se ti avessi detto
che non eravamo soli nel cielo
del ghetto,
tu mi avresti parlato dei gattini
che con le zampe legate
morivano nei tuoi sogni.
Lo so perché ho vegliato tutta la notte
avvolta in uno di quegli abbracci che non toccano
e perché non era yiddish o knaanic o polacco
ma la nostra propria lingua
in un codice strano
ciò che le tue labbra mormoravano.

 

***

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