Bosco

Paolo Fichera

Paolo Fichera

 

Paolo Fichera Paolo Fichera
Paolo Fichera Paolo Fichera

Paolo Fichera
Bosco
A cura di Flavio Ermini
Verona, Anterem Edizioni, 2013

 

non oasi più paziente di questa foglia regale
ora stesa aggrotta la sembianza a mani
e due castagne fumanti tra mani fredde nel freddo
ora che estesa resta la voce aggrovigliante dei cani
muta come il precipizio che ciba e colore e calco
d’acqua, fino a te illuminata, a te calda nel freddo
di ogni brace, una coppia la cesta e l’infanzia santa.
Andare nel cerchio che stringe fino
a ogni brutalità che il cuore perfora nel sogno
che segna il cibarsi di pelle, di antri pregiati,
tirannide della voce che fissa nel tempo di uno
spazio schiumato l’effige di ogni sopracciglio
e tu percuoti e tu sai e tu incesti le mani al ventre
a fare di una preghiera la cenere di una chimera
rossa e slabbrata nel calco che l’uragano e il rantolo
gemello diluviano in estasi e altro coraggio
una vetrata s’infrange nel seno, sudore che l’ombra
dilania come scia di lumaca. 

 

*

 

a te che ombra aspetti nel solco
ora che il precipizio oscura
ogni resa pensata – a morire spezzati,
come assenza scagliata
nel bosco feroce e calmo e vivo e santo
mi inchino a ogni deserto, mi inchino
all’indivisa armonia delle mani, mani
che raccolgono marciapiedi e specchi
a sera il grido indorava la danza
iniettava in occhi coincidenze
e bestie placate nel flusso di una fame
ordinata dalla pietà di una grazia

 

*

 

e se bruciava danzando
come legno divorato dalla forma di un fuoco
e se divorando
nel solco di occhi sguarniti e figli di questa tua
vita scossa da impenetrata pelle
e se bruciava danzando
come lussuria divorata dalla forma di un occhio
e se stendardo issato oltre la veglia
del bosco in un altare di sassi issato da mani
bambine indicava senza pelle la forma di un fuoco

 

*

 

non essere dimesso al feticcio che incorona
la vergine muraglia, la luna che incorona
la bestia mentre arringhi tra le sterpaglie
della tua battaglia, un corpo nudo affronta il vento
deserto da croci non rivelate fino
al ghiaccio della tua saggezza, ora che la rabbia
dissacra il nero della muraglia distesa nel vento
un deserto prega un corpo nudo
dissolto nella morsa che affresca la tua
pelle che s’inarca tra cattedrali arse

 

*

 

non è sacro questo sangue
questa scheggia illimitata di trapassi
animati da organi? – mentre il vuoto
pulito dalla sua pelle gonfia
la gola di una pietà che si fa
culla nel relitto di una traccia

 

*

 

La raccolta Bosco è stata scritta nel 2009. È parte di un lavoro più ampio, Ipotesi di vita, che la comprende.

 

Paolo Fichera è nato a Sesto S. Giovanni nel 1972. Nell’editoria ha lavorato come autore per: Touring Club Italiano, De Agostini, Editoriale Domus, Mondadori, Skira. Ha progettato e diretto il quadrimestrale “PaginaZero – Letterature di frontiera”. Per la poesia: è stato pubblicato in antologie, su siti e riviste nazionali e internazionali e tradotto in inglese, francese, spagnolo, arabo, serbo-croato, albanese. Ha vinto la XXVI edizione del Premio Montano per “Una poesia inedita”. Sue raccolte di versi: Lo speziale (LietoColle, 2005); Innesti (Quaderni di Cantarena, 2007); La strada della cenere (Fara Editore, 2007); nel respiro (L’arcolaio, 2009).

 

***

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3 pensieri su “Bosco”

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