Paysages

effeffe

“E tutta la vita sono stato alla ricerca di una lingua
in grado di dire l’anima. E intanto quella lingua diceva
ed io soltanto da quella mi lasciavo dire.”

Continua a leggere Paysages

Annunci

La giostra della lingua il suolo d’algebra

Marina Pizzi

Marina Pizzi

“Bisogna saper lasciare”, diceva Derrida.

Tenendo conto di questo suggerimento Pizzi, in prima istanza, si lascia alle parole lasciandole al loro destino errabondo. In seconda istanza questo lasciare/lasciarsi, quasi paradossalmente, viaggia in simbiosi con un processo di appropriazione. Si potrebbe parlare di descotomizzazione, ovvero di un procedimento che permette all’autore non di eludere, nascondere e rimuovere cose, persone e situazioni che procurano disagio, rifiuto e dolore, bensì di svelarle in tutta la loro interezza e complessità.

Continua a leggere La giostra della lingua il suolo d’algebra

Fragilità del bene

Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni

[…] Sulla trinità di tempo/terra/bene si fonda la raccolta di Loredana Magazzeni, poeta nata a Pescara, ma radicata a Bologna dopo l’università, che proprio in questa città è diventata anima del Gruppo ’98, nonché curatrice, traduttrice e organizzatrice instancabile di altri e soprattutto di altre. In questa laboriosità generosa c’è senz’altro un elemento del carattere di Magazzeni, ma anche più significativamente un tratto della sua poetica che, nutrita dalla vitalità icastica della poesia anglosassone da una parte e dalla linea vibrante delle autrici italiane e russe dall’altra, può prendere il nome, nel senso scheleriano, di “simpatia”, principio di condivisione e intersoggettività, un essere-perennemente-con-altri.

Continua a leggere Fragilità del bene

Floema – Esplorazioni della parola

Floema

“…l’arte e l’epos greco […] continuano a suscitare in noi un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inarrivabili.”

Karl Marx: “L’arte greca e la società moderna
(Grundrisse, 1857-1858)

Nella società in cui viviamo, dove è più facile abbattere un albero per costruire un marciapiedi o un rondò, invece che girargli intorno, mantenendo l’erettile architettura, f l o e m a si propone di mostrare ciò che la sega, se meglio adoperata, poteva evitare: la sezione di un tronco.
Nessuna postura pseudofuturista o rivoluzionaria, sappiamo di essere piccoli e forse minoritari, ma ciò che ci spinge a ritagliarci uno spazio nel mare magnum della rete e della cultura nazionale e oltre è la necessità di mostrare che “si possono suonare le foglie”, e lo si può fare probabilmente anche grazie a ciò che sta dentro il tronco.

(Continua a leggere qui…)

Le quasi case

guido.cupani

Guido Cupani

Già a partire dalla raccolta di esordio, Le Felicità (Samuele Editore, 2008, una recensione qui), la poesia di Guido Cupani si è rivelata come una delle più interessanti e personali del panorama dei nuovi autori. Di quel lavoro colpivano diversi aspetti: la padronanza dei mezzi espressivi, la misura di una scrittura che mirava molto di più alla sostanza che all’apparenza, ed un approccio che potremmo definire quasi “scientifico al contrario”. Infatti il giovane pordenonese – ricercatore in astrofisica – partiva spesso da una osservazione di tipo razionale, per poi trovare, nelle pieghe del reale, la spaccatura, la crepa dove germogliano i sentimenti, dalla gioia al dolore allo stupore.
Da allora la ricerca di Cupani ha compiuto, anche se il tempo trascorso è relativamente breve, notevoli passi in avanti. Come è evidente nei testi inediti che sono proposti in seguito, l’autore sembra avere abbandonato ogni appiglio derivante dal tentare di incanalare il vissuto in formule note, per quanto esse possano venire in seguito scardinate. Continua a leggere Le quasi case