Poliscritture / Franco Fortini

Poliscritture è una rivista curata da un gruppo di intellettuali (Ennio Abate, Marcella Corsi, Luca Ferrieri, Alessandra Roman, Donato Salzarulo, Giulio Toffoli) che affronta in modo approfondito varie tematiche emergenti nel mondo della letteratura e della poesia. Questo numero però è interamente dedicato all’opera di Franco Fortini, alla sua personalità, le sue vicende di intellettuale, i rapporti con la cultura e la storia del suo tempo.
Il numero 9, che possiamo perciò considerare monografico, ha l’apporto di saggi di ben 19 autori, che nei loro interventi esaminano la figura di Fortini sotto molti punti di vista, da quelli squisitamente letterari (rispetto anche alla non prolifica ma importantissima – e oggi semisconosciuta opera poetica) a quelli aneddotici o di ricordi personali. Ne risulta un quadro complessivo variegato, che vuole servire da stimolo per la conoscenza di questo importantissimo e ignorato intellettuale e critico, la cui opera è fondamentale per comprendere la letteratura del secondo novecento.

(CFR – Edizioni)

5 pensieri riguardo “Poliscritture / Franco Fortini”

  1. Ma è Ennio Abate quello che ti stava simpatico Francè, che parla sempre prioremente di Fortini, e che scrive quattro chilometri di commenti al giorno su LPLC che a pensarci la realizzazione della tre corsie nelle Marche sembra na bazzecola per quant’è corta? Ennio Abate insomma… lui.

  2. Paperotto, leggi i tags: ho fatto un post a una rivista che pubblica un numero monografico, con dei gran bei saggi, su un autore importante, e tutto da riscoprire, indipendentemente da ogni utilizzo in chiave demiurgico-liturgico-soterica.

    E, in ogni caso, io non ho nemici: le dispute da blog, anche dialetticamente furibonde, finiscono esattamente nel momento in cui si spengono le luci in sala.

    Quindi, si tu vuo’ sfruculià ‘a mazzarella ‘e san giuseppe, aspiètt’ ca pass’ nu sant’ nu poc’ cchiù ‘ruòss’ o cchiù strunz’ :)

    fm

  3. Francè, niente di personale, credimi, ma per conoscere Fortini meno debolucciamente non converrebbe leggerselo invece che andare al seminario (che strana e brutta parola)…? Non hai sempre pensato così pure tu?
    Sul personale, ti dirò, io credo che Ennio Abate sia un brav’uomo e pure uno onesto intellettualmente parlando, ma i suoi apporti e approcci critici non mi interessano e ancor meno mi interessa quando scrive su internet visto che non ha capito come ci si scrive quissopra. Pensavo che apporti e approcci e stile abateschi non piacessero nemmeno a te. Se ci aggiungi la natura pretesca dei seminari… mi ha fatto meraviglia trovare questo spot da te.

  4. Papy, sinceramente: come argumenta ad excludendum, quelli che adduci qui mi sembrano abbastanza *deboli*.
    Nel senso che io non ho presentato né un autore, né un convegno, né un seminario, o quant’altro possa essere ricondotto a un *indirizzo* o a una persona in particolare: lo *spot* (ma si dovrebbe usare lo stesso termine per tutto ciò che nel blog viene proposto) riguarda un libro, un libro di saggi che mi sembra particolarmente interessante, sia per l’oggetto che per la qualità (alta) di alcuni contributi critici (gli autori coinvolti sono parecchi, e di diverso orientamento).

    Non riesco proprio a trovare un nesso plausibile tra l’opera, in quanto tale, e le modalità con cui un autore presente nella stessa, piuttosto che un altro, si esprime quando interviene in rete a commentare nei blog…

    fm

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