Qualche minuto prima di te

Leviathan

Carmine Vitale

L’aspetto di maggiore impatto nella poesia di Carmine Vitale è probabilmente la sua urgenza: forse per la fratturazione discontinua delle atmosfere e dei versi, forse per le immagini a volte dolcissime ed altre violente, la sua scrittura dà idea di un flusso che è difficile da contenere per il poeta e da incanalare per il lettore. Le parole, insomma, hanno spesso la forza degli spigoli e degli angoli acuti, il peso del rimorso e in qualche momento del rimpianto. Il Leviatano di Melville e altre poesie (L’Arcolaio, 2012) però possiede un valore intrinseco che va ben oltre alla potenza espressiva, in quanto l’autore è capace di mettere al loro posto le tessere di un mosaico che non solo nella scrittura, ma soprattutto nella nostra vita appaiono spesso disordinate. Pur senza dichiararlo esplicitamente, è come se Carmine Vitale tracciasse un elenco degli attimi che si sono succeduti lungo le giornate, e fra questi setacciasse quelli che devono restare e lasciare un segno profondo; e lo fa sia a livello personale, nel campo degli affetti, sia a livello collettivo, guardando indietro fra le pagine della storia oppure soffermandosi sulla realtà quotidiana. “Preferisco quindi aggrapparmi a queste storie che non so / ma che sento, voglio, posso immaginare”, ed anche fermarsi è un atto di tenace umanità, l’esigenza di recuperare – fra tutti gli istanti qualunque – quelli che bisogna fotografare perché cambiano il mondo o il nostro piccolo mondo. Così ci si tiene a se stessi e agli altri, così anche il tempo ritrova il proprio senso che poi è fatto di persone e non di orologi: non sono semplicemente le sei meno cinque, le sette e mezza, l’ora di adesso è “qualche minuto prima di te”. (ft)

 

Testi

 

Il Leviatano di Melville

Ti hanno trovato a pochi metri dal suolo
coperto di sabbia e senz’acqua
un mostro marino lontano miglia e miglia distanti
caduto proprio qui al centro del deserto

Una mattina di dodici milioni di anni fa
quasi sicuramente nel miocene hai visto la voglia di morire
delle foglie e i tuoi denti sono rimasti sospesi nell’acqua pieni
di stupore. La polvere di stelle ti ha trascinato lungo
le montagne più distanti
deve essere stato stretto per te lì sotto
senza pane né acqua

Le parole si sono spezzate.

Si dice che il tuo urlo arrivò alla velocità del suono
e le notti passate al freddo in attesa della respirazione,
congelate dal tempo
avresti voluto avere nove vite, come un gatto, semplicemente.

Ti sei fatto trovare, dicono
per quelli che non sanno niente,
assolutamente niente
e parlano, parlano in
[continuazione.

Ti sei posato sul fondo e ancora non sapevi che avrebbero
scritto Moby Dick, il libro
degli indiani e l’evoluzione della specie
salvata a stento dal rogo.
e nemmeno che sarebbero passati da lì la cometa
di Halley per la prima volta,
gli spagnoli, e una frase di Frank O’Hara che dice “tu puoi
accettare proprio tutto della vita perfino
il tuo stesso mistero“ in una poesia dal titolo Come Previsto

Avevi in bocca una gamba di legno o forse questa è solo una
mia fantasia chissà poi se è vero
che Dio decise di far morire la tua femmina
così giusto perché temeva l’invasione del mondo

Oltre l’orizzonte c’era la terra che poi ti ha tenuto prigioniero.

Nella nomenclatura binomiale sei diventato il Leviatano di Melville.

A San Pietroburgo la faccia di Perelman grida:
non tutto si compra.

l’acqua sta tornando
i ragni non si toccano

Nel luglio del 2010 nel deserto del Perù a circa 35 chilometri dalla città di Ica un team internazionale, coordinato da Giovanni Bianucci, ricercatore al dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e da Olivier Lambert, del Musèum national d’Histoire naturelle de Paris, ha scoperto i resti di un enorme cetaceo vissuto tra i 12 e i 13 milioni di anni fa, che ricorda l’antico predatore dei mari. È stato battezzato “Leviathan melvillei“, in onore dello scrittore Herman Melville, autore di “Moby Dick“.

 

Secondigliano

Spesso il tempo passa così alle case dei puffi
perché qui non serve la bellezza.

Il dito non arriva al cielo azzurrino,
come se non fosse sabato mattina.

Non c’è tempo per fare colazione.
Si cercano i figli, c’è per strada una infinità di oggetti,
amuleti, sedie sgangherate teste di bambole, bandiere
di cartone con la scritta Marlboro.

Le gambe mordono l’asfalto e demoni offesi inchiodati in
vecchi scantinati si appartengono, si sentono.

La conoscenza durerà a lungo,
la conoscenza non durerà a lungo;

l’aria esplode vuota come una bolla,
nessuno trema per le cose perdute
e così, così da un parrucchiere esce una donna
con i capelli bene in vista, appena pettinati.
Domani è il mio compleanno,
quest’inverno le previsioni dicono nevicherà.

Il calzolaio intanto incide sul tacco;
un bimbo bacia la nonna che piange,
il sole s’allunga sulle carrozzine dei bambini
su un girotondo di polsi caviglie catene.

Si sente il rumore delle rotaie;
gli occhi di una ragazza cominciano a bollire.

Qui tutto è possibile –
un prato fiorito, una discarica –
Ognuno si tiene stretta la chiave,
si arrotolano le maniche:
come fiumi si gonfiano le vene

 

In una prossima raccolta

Inventarono i campi di concentramento
per lo spazio vitale.
Morte per ampiezza;
poteva essere una regola matematica,
un teorema un semplice sistema

e invece la medaglia mostrò tre facce
un sorteggio
che mi faceva venire in mente quando nei giochi
del pomeriggio si doveva iniziare a fare i palleggi
tra campi di terra e cucchiaini di sole.
Una costruzione elementare delle traiettorie;
tutti uguali i bambini e sopratutto
nessuna differenza.

Solo sulla felicità abbiamo imparato cose distanti
senza sapere nulla
– del sistema linfatico
– degli spiriti non maligni
– dei baci mai dati
– della prima comunione

Siamo tutti passati sullo scivolo
cadendo in quella netta striscia di verde
sotto l’acqua piovana
come pesciolini rossi.

E a poco a poco le nostre vite sono diventate ombre
che qualcuno ha cancellato come si fa con i denti da latte.

Io invece me la ricordo ancora la felicità quando
dalla bustina delle figurine
saltò fuori Pierluigi Pizzaballa, introvabile,
e mi misi a correre forte verso casa finché non fece buio
in attesa di tutto il mio futuro

 

Qualche minuto prima di te

Ho fatto una foto a tua madre,
ho cercato di non pensare, di non pensare a nulla.
Ho visto un glicine color viola e due
piccioni cercare di accoppiarsi;

scendendo per le scale ho abbassato lo sguardo
e, davanti alla scritta delle porte
girevoli, fingendo indifferenza,
ho stretto con forza i pugni nelle tasche.

Avevo bisogno di mettere in moto tutte le mie piccole manie

– non ripassare dagli stessi scalini
– contare i numeri pari
– immaginare i tuoi occhi una volta aperti
– posizionarmi con cura alla stessa altezza del vetro.

Non ho risposto a chi mi cercava
invece ho camminato fino in fondo,
dove si vedevano le ultime foglie degli alberi masticare il vento.

« È una bimba cosi bella! » ha detto qualcuno.

Tra la folla una donna
pregava per il proprio compagno,
aspettava il primario e intanto beveva il caffè della
macchinetta industriale:
sono passati fiori dolci e corone,
e un tipo distribuiva santini pronti per l’uso:
tutto in pochi metri quadrati;
morte speranza e carità.

Poi hai fatto un sorriso e non ci ho più pensato,
sono tornato su ad aspettare tua madre per farle vedere
la foto che avevo fatto qualche minuto prima di te

 

Leggere attentamente le avvertenze

tanta buona poesia non la capisco,
preferisco leggere sui muri che si vende una nuda proprietà
e che un tale ha smarrito un cagnolino,

che quei due non stanno più insieme
e dopo qualche passo e qualche tempo
un po’ più avanti
sono tornati a respirare dentro le stesse mura.

Preferisco quindi aggrapparmi a queste storie che non so
ma che sento, voglio, posso immaginare,
là dove mi basta chiudere gli occhi

 

56/58 am Gross am Wanssee

Ho qui davanti a me la sedicesima copia.

C’è il loro sangue che guizza dalle pareti verso l’aria fredda e
una cartolina di Natale appena passato,

ma nessun dono,
solo una speranza che va spegnendosi.

E allora muoversi non si può più aspettare:
lei si occuperà dei treni e mi raccomando posti
comodi vicino ai finestrini

“non vi è dubbio che una gran parte verrà a mancare per
decremento naturale”.

“Quanto all’eventuale residuo che alla fine dovesse ancora
rimanere, bisognerà provvedere in maniera adeguata, dal
momento che esso, costituendo una selezione naturale, è da
considerare, in caso di rilascio, come la cellula
germinale di una rinascita”.

Cosi si è aperta la strada per la morte del sole
e i treni andavano come formiche viste dall’alto,
come pennellate senza colori.

L’uomo dei treni disse lo stesso che non toccava a lui decidere,
che le canzoni portavano lontano
che le canzoni ricordavano la giovinezza:
i libri da salvare,
le mani da legare.
un futuro da negare,
un lavoro da finire

Il 20/1/1942 a Berlino, Am Grossen Wannsee n. 56/58, si tenne una riunione per decidere sulla soluzione finale della questione ebraica e i metodi da applicare per lo sterminio di massa. Furono predisposte trenta copie del verbale della conferenza da Adolf Eichmann. Una sola minuta (la sedicesima del lotto) appartenente a Martin Luther, sottosegretario del Ministero degli Esteri è stata ritrovata. Oggi, il documento è conservato nell’archivio politico del ministero degli Esteri tedesco ed è servito a costruire l’accusa nel processo di Norimberga, come una delle prove più importanti della Shoah.
La morte nero su bianco.

 

Piove

due ragazzini sotto la pioggia parlano
il mio ha 600 megahertz
il mio più di mille
io quando andavo a scuola al massimo chiedevo chi ti era
uscito nella bustina di figurine. panini.
e gli hertz mi ricordavano solo le radio
gli anni passano
mi vengono in mente mamma e papà
e piove ancora

 

 

illeviatano

 

__________________
Carmine Vitale, Il Leviatano di Melville e altre poesie
L’Arcolaio, collana “La Costruzione del Verso”, 2012
__________________

 

***

24 pensieri su “Qualche minuto prima di te”

  1. Sono felice di questo libro, sono felice ogni volta che mi imbatto nelle poesie di Carmine, perché riesce a legare insieme i fili di mille vite, osservandone, ma forse e ancora di più “sentendone”, percependone e ascoltandone il fruscio, il passo, il respiro più segreto, più intimo, più “comune”.
    Le sue poesie hanno la grandezza di una semplicità apparente, che le rende accessibili e universali. Sono uno specchio che ci restituisce l’immagine di ciò che siamo, non per definizione e apparenza, ma per quell’insieme di tracce e memorie comuni perfettamente distinguibili nella grana del riflesso di noi stessi che la sua scrittura – con delicatezza e decisione – ci sbatte in faccia.
    Memorie comuni e così naturali, che pur non appartenendoci minuziosamente o direttamente, si fanno bagaglio di un’umanità che ci unisce tutti magicamente – ma sarebbe forse più concreto dire “naturalmente” – quali attori di un cammino comune, oltre le differenze di razza o confine.
    Del resto, la poesia di Carmine nasce sì dall’amore per la poesia tutta, ma testimonia anche la sua immensa conoscenza della poesia contemporanea che, varcando i limitati confini degli orticelli da arare con metro, misura e stretta di mano, che – purtroppo – caratterizzano la poesia nostrana, si proietta in un’infinità di strade e vite possibili da percorrere e raccontare, con l’umiltà della sincerità che ne contraddistingue la postura umana e po-etica.

    un sincero abbraccio a ft, fm e al mio caro Do Arki, chiaramente.
    nc

  2. può sembrare ripetitivo da parte mia ma sono fiero che ancora una volta francesco tomada abbia dedicato il suo tempo alle mie parole per la stima che gli porto e per quella sotteranea vicinanza che mi fa sentire un profondo legame con lui pur non conoscendolo di persona . ma credo nella forza delle parole come pure al fatto che in certo qual modo le stesse sappiano unire più di mille altre cose creando strade e universi paralleli.grazie davvero

    a natalia dico come sempre ho fatto in tutti questi lunghi anni che davvero è sorprendente il modo in cui riesce a parlare di me e di questo sono immensamente grato
    un caro saluto e un abbraccio forte .
    e uno ancor più grande al papà di questo luogo a cui molti devono l’amore per la poesia ed io tra questi
    c.

  3. preso dall’emozione dimenticavo di salutare viola rm m damaggio e rrcorsi
    e il mio premuroso e caro editore gianfranco fabbri che ha creduto ancora e con forza in queste poesie
    c.

  4. Dopo Alcune cose, libro che ho molto apprezzato, ritrovo l’intenso e umanissimo verseggiare di Vitale . E quando c’ è poesia, non resta che ringraziare. Per l’emozione, per la bellezza. Incantata.
    Liliana Z.

  5. bello ritrovare insieme le parole di Carmine e di Francesco come quando entrando in un bar poco requentato trovi persone con cui ami condividere il bancone, la barricata che ti separa dalle luci e dai vetri esposti. Un bar poco frequentato è la poesia, in generale, e il barista ha la barba lunga, bianca e il più delle volte, quasi sempre, ti offre da bere effeffe

  6. Bella, semplice, ma complessa e raffinata poesia, di quelle che vorresti andare avanti e leggere, leggere ancora. Un grazie a Carmine, a Francesco a T., a Gianfranco per il suo lavoro eitoriale. E alla Dimora.

  7. per quanto le parole e la tensione versale siano differenti, qualcosa accomuna la poetica di Vitale e quella di Tomada: la certezza che l’etica sia la sorella maggiore dell’estetica. O meglio: che la parola sia pratica rigorosa, scelta, schieramento di campo; così pensata, la bellezza trova la sua vera ragione.

  8. trovo centrata l’osservazione di Guglielmin, e – a corollario – cito altre due affinità di scrittura fra i due che dalla primazia dell’etica mi sembrano discendere:

    1) la scelta- o meglio, l’intrinseca loro necessità – di una poesia
    ‘comunicativa’, non tanto di eredità lombarda quanto, forse, sabiana;

    2)l’attenzione all’umiltà, la capacità di cogliere lo stupore non solo e non tanto nella ‘rosa’, ma anche nell’ortica, spiazzando e coinvolgendo nel loro sguardo il lettore

    un abbraccio, V.

  9. gli ultimi commenti di Viola e Stefano devo dire che fanno levitare il mio ego, avendo – e Carmine e Francesco possono testimoniarlo – detto loro, spesso, privatamente e pubblicamente da sempre che erano perfettamente “affini” po-eticamente.
    wow.
    tanto scema non sono :)
    abbraszi

  10. volevo ringraziarVi tutti e ancora
    tutta questa nuova serie di commenti mi lascia il tempo di sedimentare una mia risposta un pò più profonda intanto oggi è il compleanno della mia prima bambina e come in rimbalzo a qualche minuto prima di te dedicata alla seconda piccola emma vi lascio qui una poesia tratta da alcune cose
    domani ritorno e vi ringrazio tutti uno per uno
    abbracci
    *
    Anche la felicità deve fare il suo dovere
    sotto forma di altre apparizioni
    residui di stelle
    voci di cui si dimenticherà tutto

    conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura
    volevo sapere il significato della parola Meadowlands

    terreni prativi o forse prati

    si scatenerà una ridda di voci
    già lo so che ognuno vorrà dire la sua
    ma non volevo questo
    era della felicità che tentavo di parlare

    una di quelle cose semplici
    elementari
    tipo: sentire una figlia spingere per entrare
    cosi forte tra la luce del giorno
    senza paura di sapere cosa l’aspetta

    mi ricordo di un tempo forse troppo lontano
    dove non era necessario consultare le Effemeridi
    e quella domanda “a cosa serve la poesia”?
    come se fosse la fine di un film

    il catalogo di Messier fu pubblicato nel 1774
    era il diario di un cacciatore di comete
    una professione ben presto scomparsa

    ho letto che Sadachbia dista da noi 158 anni\luce
    neanche misurassimo la felicità in base alle costellazioni
    però il nome di fortunata tra le cose nascoste è bello
    devo ammetterlo

    c’è l’immondizia da buttare
    a volte anche una frase come questa
    ti fa sentire più felice a casa
    tra la vita da preparare
    le foglie da calpestare
    le scale da contare

    in fondo mi sto preparando
    ti sento arrivare
    volevo che tu lo sapessi
    piccola mia

    c.

  11. Grazie a chi è intervenuto.
    Mi fa un grandissimo piacere venire accostato a Carmine, che saluto con affetto. Ma soprattutto ci tengo a sottolineare la bellezza della sua scrittura, ed il valore del suo libro.
    Un caro saluto al padrone di casa.

    ft

  12. volevo ringraziare e ancora Liliana ed effeffe
    la grande Viola e il mio Editore Stefano Guglielmin e Marco Ercolani
    i loro interventi arricchiscono la mia esistenza e la mia speranza che per un qualche motivo la poesia sa essere fondamentale per la costruzione di una civile bellezza delle cose.

  13. e ringrazio ancora una volta tomada e marotta per ogni loro sforzo nel dare voce alle voci con un piccolo testo scritto da poco e a cui tengo molto.
    c.

    per un qualche motivo

    un monosillabo cade dalla bocca
    avevi promesso che non ci sarebbe mai più stata l’assenza di un sorriso
    la morte dell’inverno
    una rosa coperta dalla neve
    una nuova condanna a morte da deplorare in assoluto silenzio
    Per un qualche motivo dopo aver rubato questa frase ho regalato candele per natale
    e pianto ,pianto molto.
    ho scoperto che addirittura rimpiango l’autunno passato ,appena il profumo di vino è uscito dal bicchiere
    e che ricordi negli anni dorati della vita in primavera
    il lontano futuro, il cristianesimo, le piccole litigiose discussioni, Platini, Maradona, – le nostre storie e il primo dio della giovinezza ,scelto a nostra immagine e somiglianza, gli amici giusto per non farci mancare niente, e niente soprattutto che ci dicesse di patrie , spose, partenze, ritorni

    carmine vitale
    inedito 2013

  14. ένας μονοσύλλαβος πέφτει από το στόμα
    υποσχέθηκες ότι δεν θα είχαμε πια απουσία ενός χαμόγελου
    του θανάτου του χειμώνα…

    “un monosillabo cade dalla bocca
    avevi promesso che non ci sarebbe mai più stata l’assenza di un sorriso
    la morte dell’inverno”

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