Volti dell’acqua (il libro)

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Anila Resuli

Una donna di 30 anni affronta a ritroso con il supporto di una memoria, sempre fallace, e di una lingua, non di origine, il viaggio compiuto 14 anni prima dall’Albania all’Italia. Un poeta dedito alla poesia corporale spezza un percorso che pareva immutabile e depone una spina in terra per poterla calpestare e sentire dolore, accettando di dire quel dolore. Un nuovo tema (il viaggio senza il corpo), una nuova lingua ancora (non più il verso libero e fecondo, ma l’endecasillabo ferreo e fecondo), un’opera organica (non più poesie sparse)… Perché? Immettere Volti dell’acqua nell’alveo della poesia della migrazione è quanto di più semplicistico ci possa essere. Del resto gli elementi ci sono tutti: un viaggio della speranza, un’autrice albanese che scrive in italiano, una nuova lingua per costruire così una nuova terra. Queste considerazioni aprioristiche, queste domande legittime perdono importanza leggendo i primi versi della prima poesia. In questo poemetto che racconta un viaggio e dove più forte è il sangue di chi scrive, proprio qui noi lettori scopriamo che in questi versi manca la prima cosa che ci aspettavamo di trovare: l’identità. E soprattutto manca la volontà di costruirsi un’identità. Il titolo Volti dell’acqua è lì che parla e dice tutto: non un viaggio ma più viaggi, non un volto ma più volti, non una lingua ma più lingue e volti e lingue e sangue che appartengono non a una terra ma all’acqua, alla mobilità, allo scorrere, al movimento, a chi si specchia in una superficie sempre diversa, mai fissa, che spezza i contorni se toccata (“…il tempo ammaestri, poi guardi/fissi distanti, coi volti dell’acqua,/la terra tace ormai lontana.”). […]
(dalla prefazione di Paolo Fichera)

 

*

 

Nascere molte volte è necessario, racconta di una cesura esatta e sotterranea che scompiglia il grembo e lo restituisce all’umore di un corpo estraneo: il nostro. Eppure quel corpo, rappreso in infiniti spasmi, è l’attraversamento indispensabile che riconduce alla trama. Quella irripetibile che richiede dettagli, sia pure sparpagliati, di ogni personale tonalità affettiva giacché «devi ricordare | perché ti dimentichi i volti, pianti | che nego ai sogni, quand’è poi mattina.» Stabilire di nascere è radunarsi donna in presenza. Ma «qui la parola sta muta, bisbiglia» ed è attraverso quel silenzio reclamante attenzione che Anila Resuli percorre dall’interno la sua stessa carne per rendercela in tutta la sua potenza evocativa e struggente. Cuce la reminescenza lembo per lembo come fosse una piaga insidiosa e sghemba da declinare nel verso; lacerazione che non si potrebbe nominare altrimenti, sarebbe infatti rischioso e fuorviante affidare un vissuto così incandescente ad altra parola che non sia quella poetica; un balsamo indispensabile appare così il poemetto Volti dell’acqua perché convoca quel che è stato per poterlo maneggiare senza più il pericolo della caduta. I visi, ognuno dei quali dice un incontro preciso, sono rifrazioni di quello strepitio sordo commovente e irrespirabile che pronuncia la nudità delle cose per potersene prendere cura. Si tratta di un denso alfabeto dei sensi a descrivere sedici ore attraverso cui si dipana un viaggio, quello che dalla terra natia, l’Albania, ha portato Anila Resuli in Italia. Eppure si tratta anche di un tragitto simbolico, e per questo ancora più raro, che fa di ogni traversata un precipizio strappato al sen(s)o della sottrazione, un rimettersi al mondo germogliando le ferite.
(dalla postfazione di Alessandra Pigliaru)

 

Testi

 

In barca, ore 14:00
 
 
nel volto i volti, le mani, le pieghe
sinistre, e dita, dentro le narici
di corpi sfatti, misti umore gli occhi
che prendi ai polpastrelli, che poi chiudi
è l’ora e non ti guardi – perdi gola
nella perdita, terra più lontana,
più mare intorno, più solco, l’estratta
acqua per non guardare. oltre ritorni
bambina, accogli la voce ch’è dentro,
frammenti quel frantume raso a buco,
resti piegata nel corpo, le gambe
brevi, sorde unghie, da tenere strette;
mitili a prua, forti silenzi, ombre.

 

*

 

Porto d’Otranto, ore 6:30.
 
 
 
non guardi gli occhi, le femmine, gli uomini,
col respiro che sfiora terra, un bacio
nella polvere dato, come tronchi
di pelle sospirando il buio. e il buio
che marcia accanto, sfiora nel tremore
distacco; e il sangue nell’atrio del cuore
che snerva, toglie radici di vene
strette lì, per tenere in piedi braccia,
gole affamate d’aria, poi silenzi
e solchi, occhi migranti, bocche fatte
squarci di voci, annerite col sole.

così cedi lo sguardo dentro il corpo,
coi muri dilatati della pelle
stirata, dorso a dorso, fiato a fiato:
porti con te il rumore, la risacca,
la forma d’onda fissa nel tuo grembo,
porti l’odore, la fiamma, l’assenza
della luce, l’orrore qui nel cuore.
fermo a terra il dolore. nel tremore
l’armonia alle ginocchia umide strette
nelle lenzuola, con i volti rasi
degli occhi, finti sorrisi, da brevi
spettri che camminando nella polvere
si sentono stranieri.

 

Anila Resuli, Volti dell’acqua
Prefazione di Paolo Fichera
Postfazione di Alessandra Pigliaru
Smasher Edizioni, 2012
Premio Letterario Ulteriora Mirari
Vincitore della sezione Letteratura in fasce

 

***

8 pensieri su “Volti dell’acqua (il libro)”

  1. molto belle e coinvolgenti.
    Molti Complimenti all’autrice, a Paolo Fichera, ad Alessandra per la loro pre e post fazione e un grande Grazie a Enzo Campi.
    lucetta

  2. Sì, queste di Anila sono veramente belle poesie. E come ho già avuto modo di dire sono belle perché dure e vere. E non “vere” solo perché ripercorrono un’esperienza, ma perché è proprio la lingua poetica, così mossa e spezzata interiormente, ad accumulare il senso e ad imprimere il ritmo alla sua sostanza di vita scritta. E “dure” perché non accarezzano segni autoaddoloranti, ma lasciano che la ferita si dipani nell’attrito del suo andamento.

    Un caro saluto a tutti.
    Giorgio

  3. Sono davvero belle poesie, tese e di grande valore anche etico.
    Lo avevo già scritto tempo fa, e mi piace sottolinearlo ancora.

    Francesco

  4. Vi ringrazio davvero tanto. Non ho avuto ancora modo di godermi questo libro, troppo impegnata da troppe cose. Sono felice che leggendolo si percepisca la pacatezza del dolore che vi è dentro, radicato.
    Grazie di cuore!
    Anila

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