2 pensieri riguardo “Quaderni di RebStein (XLIII)”

  1. Dorinda è preziosa, quanto ne dice il proprio nome.
    Quanto ne dicono le parole sue, magistralmante filate in un lessico che sposa a cura di donna il profondo dell’anima protesa alla creazione continua, il cui frutto non può che manifestarsi come primizia suberba di ciò che è esteticamente presentato in formula d’elegante flessuosa e tintinnante creatura, come se rugiadosa fosse irrorata nel verso nel suo procedere fecondo, e ne si potesse avvertirre il tempo di quest'”alba creativa” di “insonnitudini” che tutto permea di elemento vita, quale è acqua, quando stilla delicata ( e ne ha il suono), la quale ne garantisce e preserva al prodotto la bontà e la genuinità, in una versificazione spuria da elementi simboleggianti un io corrotto o perso, ma presente a sé sia nella dimensione del passato che in quella del presente, poesia da sognare, mentre tutto intorno forse blocca il sonno, perchè troppo fremente è l’anima che “poeta” la vita in chiave di una vibrante ed affascinantissima bellezza che si muove a passo e trasuda linfa che passa.

    Grazie a Dorinda e a Francesco.
    :-)

    Francesca

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