Lieto Neri Pellegrini (Il signor Radovan Karadžić)

Fossa comune a Srebrenica

Massimiliano Damaggio

          curriculum vitae

          settantacinquemila vittime civili
          quattrocentodiciassette massacri
          trecentosettantotto lager
          novantatré fosse comuni

 

Lieto Neri Pellegrini
(Il signor Radovan Karadžić)

 

epilogo

nessuno sa dove sia, pare
non dorma più, roso
dai rimorsi, il ponočnik, il pomočnik
il luogotenente nottambulo

nessuno sa dove sia, forse
nelle gole del montenegro, in grecia
murato in un monastero, rifugiato
in grembo alla russia, banalmente
nascosto nel bunker di pale, in bosnia
si aspettano di trovarlo morto: era
dicono di lui, si chiedono: chi era?

 

*

 

curriculum vitae

settantacinquemila vittime civili
quattrocentodiciassette massacri
trecentosettantotto lager
novantatré fosse comuni

 

*

 

etimologia

kara significa nero
hadzi? è pellegrino
radovan: esser lieti

signor radovan karadžić?
lieto nero pellegrini

 

*

 

formazione psichica

Karadzić ragazzino, rumina
la sua povertà, pascolando capre
nei lunghi inverni, suona
la guzla, radovan, immigrato e sedicenne
scende dai monti, entra smarrito
a sarajevo, apprendista poeta, ho distrutto
in questo istante tutte le teorie, e soprattutto
quella della relatività, ma neanche
una riga, sui giornali

ha una pancetta borghese, la salute
cagionevole, ama la vita comoda
è un codardo, ha paura
anche della moglie, soffre
di crisi umorali, e ipocondria

la gente ricorda di lui la
vanagloria, il barare al poker, insomma
un piccolo innocuo cacciaballe, tipico
prodotto dell’allegra baracca
che si chiama jugoslavia

 

*

 

alcune testimonianze

Non avrei mai potuto avere un vicino migliore.

Era simpatico a tutti! Il barbiere gli tagliava i capelli, gratis. Il calzolaio gli rattoppava a credito l’unico paio di scarpe, e lo stesso facevo io con il baklava, di cui era oltremodo goloso.

Quando noi studenti poveri, facevamo la fame, soffrivamo l’ulcera per la denutrizione, lui aveva un posto da impiegato all’università operaia.

Sono in molti a dirmi che dopo il ’68 Karadzić è diventato collaboratore della polizia segreta.

Era un gran bravo dottore! Pieno di comprensione. Mi dava sicurezza, senza di lui sarei morta!

intanto, lui, fa soldi, vende
referti medici
ai figli dei ricchi, che vogliono
evitare il militare:

L’insaziabile fame montenegrina di beni materiali.

 

*

 

la carriera

Nel mille novecento e ottantaquattro,
non per le poesie, ma per i soldi,
sale agli onori delle cronache
ed entra in una rete di imbroglioni.

Con il futuro presidente Kràjsnik
viene arrestato per avere messo
le mani sui fondi di edilizia
allo scopo di costruirsi una villa.

Il suo stesso avvocato lo descrive
come uno di quei ladri senza
alcun trasalimento morale.

Cosa rarissima per quel reato,
a Belgrado, dopo undici mesi
di carcere, viene assolto. E’ il segno.

è già legato, mani e piedi
al sottobosco jugoslavo
torna, completamente cambiato
si dà al gioco d’azzardo
tira l’alba nelle bische
in carcere ha imparato a bluffare
ha sposato Liljana, così tetra
che bisognerebbe noleggiarla
ai funerali. Radovan la decanta
a gran voce: Bellezza creola!
millanta di sapere l’inglese
ma entra in un negozio londinese
per acquistare dolci, e ne esce
con scatole di carne per i cani,
è un imbonitore da circo,
diventa assistente psicologo
del Sarajevo Football Club:
In spogliatoio tuonava
“Uniti fino alla morte!”
ma nessuno lo prendeva sul serio.

quando nel luglio del ’90
Belgrado lo mette a capo
del Partito Democratico Serbo
la massa dei bosniaci
serbi compresi, dicono:
Chi diavolo è costui?

dopo, qualcuno dirà
che fu una scelta mirata
che si cercava uno psichiatra
per costruire la guerra,
prima di tutto, nei cervelli

in realtà, tutto è più banale
è una nullità ambiziosa
manipolabile e ubbidiente
ma c’è dell’altro:
è talmente poco serio
che nessuno potrà
credere che con lui
i serbi si prepa-
rino alla guerra,

tanto più che in quel momento
nulla ancora annuncia il mattatoio

Radovan non sente l’odore del sangue
sente solo il profumo di soldi
coglie l’occasione per ambizione,
o forse è costretto a coglierla
non sembra un manipolatore
ma un manipolato

 

*

 

la metamorfosi

nella primavera del ’91
viene convocato a Belgrado
entra nel cuore del palazzo
Dobrica Cosic lo esalta
lo libera dai complessi
gli dà gli strumenti, di propaganda:
il complotto mondiale
ai danni del popolo serbo,
i conti da regolare
con turchi e cattolici,
la Bosnia, costruzione demoniaca
destinata al conflitto perenne,
allora, solo allora Karadzic
comincia a parlare di morte

nell’autunno del ’91
al parlamento di Sarajevo
quell’ometto imbolsito, vomita
propositi di genocidio, e
avverte i musulmani:
Non crediate di poter
risparmiare l’annientamento
a voi stessi, non siete
in grado di difendervi

è la notte fra il 14
ed il 15 di ottobre

capisce presto che la guerra
può diventare un colossale affare,
nell’ultimo inverno di tregua
organizza il mercato nero
del gasolio, che già scarseggia

la metamorfosi accelera
si arricchisce, e lo ostenta
gira in auto blindata
ascolta Bach, smette
di fumare, di vedere
film porno, di bere
whisky, si sottopone
a un corso intensivo
d’inglese, va in chiesa
per la prima volta
in vita sua, si dice
discendente di Vuk
Karadzic, padre
della lingua serba,
falso, ovviamente

la moglie colleziona
centinaia di scarpe,
usa l’elicottero
per portare il cagnolino
dal veterinario,

la figlia, direttrice
del centro stampa
accoglie i giornalisti
dipingendosi le unghie

le radici, sempre
negate, diventano
un vanto. Sono,
dice, un figlio
del monte Durmitor,
e la galera per malversazione
diventa persecuzione,
ingrassa, mente
sistematicamente

gli è facile con i contadini
tra cui diffonde un elenco di donne
serbe, destinate ai musulmani,
meno facile con i giornalisti
che convoca anche di notte
nella sua stanza all’Holiday Inn

 

*

 

l’incontro all’Holiday Inn

Lo incontro, gli dico: – Attorno a Sarajevo
ci sono posizioni di mortai serbi.
Lui ride, ribatte che non è vero,
allora gliele elenco, una per una.
Non fa una piega: – Farò controllare.
Gli parlo di serbi, mobilitati
con la forza da altri serbi armati.
– Fandonie! Gli indico nomi e indirizzi.
Scuote la chioma: – Farò controllare.
Ma appena la guerra comincia
scopre che il mondo se le beve,
tutte.

 

__________________________
Lieto Neri Pellegrini (1998)
Ora in: La Biblioteca di RebStein
Vol. XXXVIII, Marzo 2013
__________________________

 

***

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5 pensieri riguardo “Lieto Neri Pellegrini (Il signor Radovan Karadžić)”

  1. Stupendo questo poemetto! Bravo Massimiliano! e che bello ritrovarti in questa splendida dimora.
    Un grande abbraccio, con affetto. FF

  2. La cosa imbarazzante fu di dover scrivere qualcosa. Eravamo là per quello. La testa non poteva non pensare alla guerra, gli occhi non guardare le macerie, i matti che abbondavano. L’acqua era razionata perché buona parte delle condutture erano ancora fuori uso. Ajla mi disse: continuano a venire da tutte la parti del mondo a vedere cos’è un uomo dopo la guerra: è un circo, e noi le bestie. Cercai di avere più tatto possibile, cercai di trovare altro su cui scrivere. Non fu possibile. Scrissi su quello che vedevo e che sentivo. Ma non feci domande. Nemmeno quando mi trovai in mezzo alle case distrutte, dopo un campo ancora minato. Mi venne da scrivere “La pietra”. Sedetti fra le macerie e ci passai qualche ora. Mi sembrò che fosse indicativo il fatto che le pietre, di una ex casa, parlassero da sole. Fu traumatico.

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