Letteratura Necessaria – Voci del Novecento (VI)

Corrado Costa

Corrado Costa

Testi

 

Conversione dei bambù

in piedi restano in piedi stanno di fronte
uno di fronte all’altro a una distanza
orizzontale
sono divisi uno dall’altro come stanno
stanno insieme in piedi (sono
due) spostati tra di loro a distanze diverse

 

*

 

Testo per la deposizione degli abeti

rivolti dalla parte dove si dirigono i rami
avvolti nel giaciglio dove i rami sono avvolti
coricati per terra sotto l’aria
che è lucida, distesi
nella congiunzione i rami sono opposti

 

*

 

Offre una seggiola

non vanno da nessuna parte
d’altra parte
la parte che attraversano
è disposta da nessun’altra parte
e dalla parte che c’è
non c’è neanche un punto di partenza

 

*

 

Come se non lo sapessero
 
 
per parlare p. es. di
foglie
cominciano a non parlare di
foglie
parlano p. es. di
colori
per parlare p. es. di colori
cominciano a non parlare
parlano p. es. di
nascosto
non si fanno nomi
per parlare p. es. di
altre
cose
non
parlano p. es. di
altre
cose
parlano p. es. di
niente

 

(da Le nostre posizioni, Geiger, Torino, 1972, poi in Cose che sono / Parole che restano, Diabasis, Reggio Emilia, 1995)

 

***

 

il padre atterra
di sotto se mi va
come voi desiderate in due
legati stanno sotto, insomma
neanche anche non parlo

VELLO BELVA PALLA tenue
fino al frutto interrato, pallido
sottoterra con le sue labbra miti anche
mano la FUORI conico contro neanche coosa

Desidero RICEVERE LUCE
nella vulnerazione, nella MORTIFICAZIONE,
nella mortificAZIONE, svirilizzazione
del VIR ERETTO era CARPONI

Desidero RICEVERE QUELLO fino al frutto
interrato, pallido sottoterra con
le sue labbra stanti
nella vulnerazione, nella MORTIFICAZIONE,
nella mortificAZIONE, svirilizzazione
del VIR se ne stava seduto (egli)
di sotto il padre seminudo

ORA sabbia lentamente trae
sottrae con 2 mani
il RE di COLLA OSA NIENTE da dire

LUNA (90°) TORSE anche; neanche
legati stanno sotto di FUORI
NIENTE di nascosto

POI due serpenti cinsero il figlio eretto, il padre
spasmo, il figlio spento
tinse con 2 mani di jone
il RE coosa da dire

e intorse sui suoi due figli, insomma
nella vulnerazione, nella MORTIFICAZIONE,
nella mortificAZIONE, svirilizzazione del VIR
FUORI FORSE rimedia questo ventre
era carponi, anche

che qui? ERETTO ORA tenta il tripode oracolare
la pitia e basta

ORA TORNO (segue dalla pagina precedente)
con 2 mani GRASSE HAI
il padre NONNO nascondo, non parlo

TENGO OVA come voi desiderate al VENTRE
piatto e sodo, NERE in due legati stanno sotto
VA FALLO FUORI conico
mentre NIENTE cadeva a testa in giù

OVA tesa HA & nudo STA
I PELI semplicemente in un pacco sotto
una giacca di pelle avvolto in carta
di giornale, sul sedile posteriore……, stanti
che γηmiti di nascosto
e La tesa
legati stanno sotto miti
HA &
VA viene neanche c’è
e La TORSE sulle PALLE NERE
FALLO FUORI nudo

e La TORSE FUORI CHI sono e basta
FALLO FUORI rimedia a questo ventre
conico mentre cadeva a testa in giù
NIENTE va la : neanche

 

[da Tre poemi flippers, 1972Testo in versi senza titolo pubblicato in occasione della mostra omonima allo Studio Santandrea di Milano. L’opera è realizzata a quattro mani con William Xerra e vede l’allestimento di tre flipper coperti da drappi bianchi e rinominati secondo personaggi della mitologia greca. Durante il gioco, lettere e frasi compaiono nelle finestrelle che indicano i punteggi, componendo una poesia accidentale. L’operazione, trasferita a Roma, coinvolgerà anche Emilio Villa con un nuovo testo. Una nota in calce al documento della mostra di Milano così recita: «Non reclamiamo significati logico-sintattici dai “poemi-flippers”. cerchiamo, come unica logica possibile, l’ambiguità percettiva connessa alla casualità combinatoria della frase, del frammento segnico. La poetica flipper è in costante, istantanea autogenerazione cinetica. Prolifera sull’improvvisazione dell’impulso, del gesto, dello “scatto”». Nella poetica flipper si sublima l’amore per il caso, l’azzardo, l’imprevisto, che Costa ha posto ogni volta tra i suoi strumenti parlanti. I flipper giocano alla poesia formando e disfacendo parole o frasi, secondo l’imprevedibile corsa della pallina tra un ostacolo e l’altro. tre macchine poetiche diventano tre oracoli da interrogare tirando la pallina sul campo di gioco]

 

***

 

un museo de vuestra desesperación
¿conocen ustedes muchas pbras
que sean ligeras alegres?
¿ven ustedes obras con un final feliz
o que nos indiquen un camino?
basta con resolver los problemas económicos
el problema del bienestar
y el problema del pan abundante
las obras creadas de la
alegrìa y del bienestar
sumen al mundo
en una atmósfera de violencia
los ricos se disputan el poder
los obreros odian el trabajo

 

        un museo della vostra disperazione
        conoscete molte opere
        che siano leggere allegre?
        vedete opere con un lieto fine
        o che ci indichino una strada?
        basta risolvere i problemi economici
        il problema del benessere
        e il problema del pane abbondante
        le opere create dalla
        gioia e dal benessere
        sprofondano il mondo
        in un’atmosfera di violenza
        i ricchi si contendono il potere
        gli operai odiano il lavoro

 

(da Tres canciones con movimiento para Joaquin, scritte, a quattro mani da Nanni Balestrini e Corrado Costa, in castigliano, per l’amico Joaquìn Jordà nel 1972. Il corpus comprendeva 30 poesie, pubblicate poi in Italia nel 1978 (Exit edizioni), con un’opera di Claudio Parmiggiani. Solo nel 2006 alcune poesie sono state tradotte in italiano e inserite nel catalogo del Torino Film Festival. La poesia qui riprodotta è estratta da Corrado Costa, The Complete Films, Le Lettere, 2007)

 

***

 

L’arcobaleno

 

essere, essere incapace di piovere, smettere di piovere
impossibilitato a distinguere il cielo dalla terra
il discontinuo labile fittissimo
a rovesci a scroscio a dirotto
tramite della pioggia o tramite del colore dell’acqua
universale
che costituisce con il suo colore che è essenzialmente incolore
tenuto in bocca dal serpente Sucuriju generatore della pioggia

chi genera la pioggia è il generatore della sostituzione
o dell’arcobaleno che sostituisce la pioggia:
perché quando lo vediamo non vediamo la pioggia
che c’è è nascosta in cielo in una fessura è separata
è simile a due pesci simili all’anguilla Pupejré

non smette mai di piovere e non sarebbe possibile disgiungere
il cielo dalla terra se l’arcobaleno non scivolasse giù
con la sua bocca aperta
simile al serpente che assomiglia all’arcobaleno
scorre sopra sta su sta in aria coperto di piume
il suo nome è Boyusu
macchia nera al posto della Via Lattea (-Via Lattea (-1))
non è diffuso
occupa il punto della Via Lattea dove la Via Lattea
non è presente nel punto che dovrebbe occupare
che è segreto
riparato
visibile per assenza di colore
morbide e bianche sono le sue piume
multicolori come l’acqua

il veleno è interiore e la sua forza esprime solo
dolore
occultato dalle piume visibili coloratissime morde cadendo
nel suo spazio intermedio che è fra il bianco e il nero
per colpa della sua forma cade giù
perché è languido fluido sformato in minutissime stille
mite e lamentevole nel suo spazio intermedio
che è il regno dei piccoli intervalli formato
di minutissimi suoni inudibili come la musica
a – a, l’airone bianco
à (o) – à (o), il maguari  (e l’ara?)
Kiòn-ké – Kiòn-ké

registrati a parte
il giorno prima
dagli uccelli

che prende forma
il linguaggio
il piumaggio
che viene ucciso il serpente sonoro e si spartiscono la sua
pelle piumata

 

(Testo scritto e pubblicato nel catalogo della mostra: “Il paradiso terrestre: zoo geometrico” di Claudio Parmiggiani, 1970 – poi in Cose che sono / parole che restano, Diabasis, 1995)

 

the complete films

 

Corrado Costa, The Complete Films
A cura di Eugenio Gazzola
Con un’antologia multimediale di Daniela Rossi
Collana “Fuori Formato
Firenze, Editrice Le Lettere, 2008

 

***

3 pensieri su “Letteratura Necessaria – Voci del Novecento (VI)”

  1. solo qui, in questa dimora fuori da questo tempo ma nel Tempo, si possono ritrovare-apprezzare-godere queste Voci geniali del nostro Novecento, non certo presenti al “grand public” dei fruitori attuali di poesia e non certo per colpa loro.
    GRAZIE, Enzo, GRAZIE ( e sempre GRAZIE a Francesco)
    lucetta

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