Marilena e Lucia

Felice Carena, Lo specchio, 1928

Lucia Marilena Ingranata

Lucia raduna i morti in un cassetto
lascia che parlino tra loro
l’argomento è ostico

lei prepara un nido, dice che i passeri
avranno freddo, non crede alla clemenza
del buon Dio.

Tra me e il suo cuore c’è una coda di gente
in attesa però ci alziamo presto
come se avesse nevicato.

 

Marilena e Lucia

Mi ha scritto Marilena in una sua mail: “Inserisco ogni tanto delle poesie nella vetrina del Club dei poeti, l’ultima che ho messo (che tra l’altro ha un titolo provocatorio dato che io odio il termine “anima” ) è stata commentata da uno dei tanti con un “ciao non è poesia”. Caspiterina, mi sono detta, andiamo bene. Sono anche stata criticata per un gruppo di poesie che erano troppo funeree. A dire il vero anche mio figlio dice che le mie poesie sono delle lamate.”

Lucia Marilena Ingranata è una grande sorpresa. Ma solo perché è rimasta pressoché sconosciuta fino ad oggi. Quindi, non la reputo una sorpresa, ma una bellissima conferma: che in questo paese esistono voci significative, direi necessarie per la nostra poesia, e che queste persone, nascoste negli angoli, siano tanto più necessarie e significative perché, nella loro distanza, nel loro isolamento, producono una grande poesia. Significa che il campo è ancora buono e può essere coltivato. Ed è, a mio parere, la conferma che le voci che poi rimangono sono proprio, se non quasi sempre, queste.

Lucia Marilena Ingranata si presenta con una biografia essenziale. Dice che è nata in provincia di Ferrara nel ’55 e poi si è trasferita vicino a Torino, in campagna. Che ha due figli, di cui uno di 32 anni e già papà, e l’altro di 21 anni che studia al Politecnico. E che è divorziata da 14 anni. La sua passione è sempre stata lo sport e ha giocato a pallavolo in serie B. E poi ha dovuto abbandonare tutto per la maternità. Non so molto altro. Se non che è una dei poeti più straordinari che abbia mai letto. Lo è, perché non si limita a scrivere poesia. E’ lei stessa un’emittente di energia elettrica. Che, almeno per me, fa rima con poesia. Una scrittura robusta, rettilinea, secca. Una “lamata”, come dicono i suoi figli. Da dentro una casa. Da dentro la vita quotidiana, nella spietatezza del vissuto quotidiano. Non semplici annotazioni di vita ma dissezioni disincantate delle cose reali, per come sono, o perlomeno per come ci si presentano. Il disincanto non è una parola negativa, è l’opposto dell’incanto. Come dire: la nostra quotidianità, proprio perché si chiama così, non ha più nulla di incantato. A meno che non lo si voglia fingere. Le parole che Ingranata sceglie seguono lo stesso principio, erompono, rompono il principio d’incanto. Ci regalano però l’amore nudo, e universale, di un essere umano che resiste al disincanto. E il ritratto spietato, ma vero, di tutte le nostre realtà.

(Massimiliano Damaggio)

 

Testi

 

Come spero di te

Ho avuto un dolore che mi teneva lontano dalla porta
le lettere ammucchiate hanno perso l’ordine di arrivo

“io sto bene, come spero di te”

io ho smesso l’amore, come un vestito stretto,
come un lutto dai termini scaduti, nel cuore
c’era un difetto di pronuncia e troppo blu di Prussia

ora vernicio tutto d’amaranto massaggiandomi
il costato e invidio i cani, il loro tempo
malcontato.

 

I gatti di gennaio

Si appoggia sulle spalle la stanchezza di gennaio,
le carcasse dei gatti non avranno esequie
– scoloriranno – e l’ultimo a passare
non se ne accorgerà di averle calpestate.

Hanno tagliato il bosco, quello prima del mare
Anna, dovremo cambiare le poesie
e posizione delle sedie. Ma sai, importa poco,
ho un figlio che sa piangere di gioia.

 

Nella foto

Io e mia sorella abbiamo i piedi uguali
e il cuore
bucato nello stesso punto

ci confondono spesso
non si vede che lei è buona, so mentire

come in quella foto dove rido
e accanto sono tutti morti.

 

Figli persi

Ho avuto figli senza nome
piccoli destini dispersi, uova interrotte
senza alcun commiato

sono stanca di nidi all’aria aperta
della mancanza di imposte per frangere la luce
(hanno vita dura anche le mosche)

occorrono pareti, devo appoggiarmi
con la schiena, piantare chiodi.
Attaccare tutte quelle foto sparpagliate.

 

Pensieri arrugginiti

Oggi nel cuore ho un ricordo di cane
un latrato mite che picchia contro i muri
rugginosi. E ti chiedo se mangi

se dormi, se va tutto bene, per assonanza
per quella volta in cui non rispondevi
e fuori morivano di fame anche le oche.

 

Federico ha diciott’anni

Federico ha diciott’anni e spalle curve
ha trascorso le vite ad una ad una
e le ricorda tutte.

Porta negli occhi la fatica di dimensioni
eterne, senza riferimenti come i suoi piedi
che hanno direzioni opposte
uno ritorna sempre.

Federico mi tiene in altre stanze
ma sente la mia voce e sa
che quando dico “torna a casa”
non penso a costruzioni in muratura.

 

Il bacio buono

Oltre il filo del peccato
mi porgi un bacio buono e dici
– non è l’ultimo in ordine di tempo
ricordi quello che ti darò domani? –
Ricordo.

 

La littorina per Ferrara

È quello il punto in cui la terra e il cielo
sono divisi ad un tratto dalla bruma
è lì che sta sdraiato il mio paese
nel bianco silenzioso della nebbia.
Il fiume e lo stradone principale
avanzano vicini fino al ponte
poi il fiume taciturno s’allontana
prosegue solitario per i campi
si specchiano nei pozzi i contadini
c’è Erasmo che raccoglie cianfrusaglie
non manca la stazione senza orario
sbuffa la littorina per Ferrara.
Poi c’è una casa, in Via dell’ Erbe
lì sotto l’argine del fiume
dove tace il mio ridere bambina.

 

Bruciatemi se muoio

Sono arrivata tardi e ancora arranco
i miei fratelli sono già lontani
l’errore è stato di ripartizione.
Ho sempre avuto dubbi su mia madre

diceva troppo spesso che ero bella
ma aveva lenti doppie e poi mi amava.
Da quando se n’è andata non mi guardo
non serve, tanto so che faccia fare.

I denti del giudizio li ho lasciati
dentro una scatolina di cartone
con un foglio che spiega chi non sono

bruciatemi se muoio, col vestito
quello nero che mi fa tanto snella
ultimo vezzo di femmina ostinata.

 

Come si conviene

Qui, tra una nebbia e l’altra i ragni
presidiano gli angoli, pazientemente
senza nessuna astuzia

a tavola i pasti sono brevi , il piatto unico
e se faccio del pane è solo per sentito dire
ché la farina è una questione di fortuna

anche qui. Le domande hanno avuto
degna sepoltura, il rito è stato pagano
io ero in ginocchio ma senza santi in croce.

Dopo abbiamo bevuto, come si conviene
ai buoni funerali, con vino ottimo
d-annata.

 

Inoltre

Non stazioni nel cerchio delle braccia
tra te e me c’è sempre una partenza
e tracce impercettibili di pianto
poi lento il defluire dei ritorni.

Ho perso il tempo in giro per le stanze
avrei potuto tessere tovaglie
a trama fitta, tu avevi del pane
e non un tavolo su cui spezzarlo

ma non ho fatto più la comunione
e non ricordo chi deve officiare
io sono padre e madre a giorni alterni
santifico soltanto con l’ amore.

Ora ci lega il seme di una quercia
in giardino l’odore d’albicocche
e già lo vedo un po’ mi rassomigli
ché non sbagli, piuttosto ti confondi.

Ma io ti amo inoltre.

 

Senza una data

Conserviamo nelle curve degli armadi
decine di abiti irrisolti
aspettando ostinati che ci ritorni il tempo

eppure sappiamo la saggezza dei proverbi
e la semina incrociata con le lune
abbiamo imparato a far l’amore sottovoce

e per la strada rubiamo solo qualche bacio.
Scriviamo del dolore nelle pieghe
di poche poesie venute male, senza una data.

Facciamoci la pace adesso
un segno sul costato – bianco –
che non siamo felici possiamo dirlo dopo.

 

Previsioni del tempo

I fiori del ciliegio ignorano l’autunno,
Antonio parla di presagio

poi guarda indietro per circa settant’anni
e sente fame.

Io chiedo ai ragni di indovinare il tempo
considerandomi i calcagni, lo scricchiolio
dell’osso occipitale

poi guardo indietro di circa cinquant’anni
e sento fame.

 

__________________________
Tratto da:
Lucia Marilena Ingranata, Io e Lucia
La Biblioteca di RebStein, XXXIX, 2013
__________________________

 

***

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19 pensieri riguardo “Marilena e Lucia”

  1. una gran bella sorpresa, complimenti di cuore.. scrissi tempo fa una cosa che qui ritrovo nella lirica: IL BACIO BUONO, i ricordi provenienti dal futuro, la memoria antica, ancestrale che sedimenta (anche) ciò che ancora non avviene..

  2. Una più bella dell’altra, cara Marilena, voce bellissima, la tua, che riconosco al tratto e che sempre mi affascina.
    Ha ragione Massimiliano “…in questo paese esistono voci significative, direi necessarie per la nostra poesia, e che queste persone, nascoste negli angoli, siano tanto più necessarie e significative perché, nella loro distanza, nel loro isolamento, producono una grande poesia”. Non avrei saputo dirlo meglio.
    Un abbraccio poetico e un applauso fragoroso. Titti Ferrando

  3. Spero che l’emozione che provo oggi sia motivo di future poesie perchè se solo potessi aver modo di fermare quello che mi attraversa credo potrei scrivere un capolavoro :-))

    Voglio ringraziare Francesco per aver permesso questo accadimento ma soprattutto Massimiliano che ha per le mie poesie così tanta considerazione e che ha fatto una presentazione che mi trova ancora con le lacrime agli occhi…eh si, sono una piuttosto incline al lacrimone.

    Grazie a coloro che hanno lasciato il loro commento ed agli amici che ho ritrovato qui.

    Vi abbraccio tutti con tanta gioia nel cuore.
    Un 8 marzo questo per me davvero memorabile.

  4. Si percepisce subito la grande poesia. Non c’è molto da aggiungere, senza troppo presenziare, senza troppi ghirigori ed intrallazzi, solo i testi e il resto svanisce, finalmente. Poi tra qualche anno piangeremo questi poeti, già li piangiamo adesso, poiché sembrano già eterni.

    Grazie per la proposta

  5. sono più che contento per te, Marilena e non aggiungo altro.
    ti avevo sempre detto ” e lasciati scoprire… …)))

    ma tu non volevi …)))

    ciao un bacione dal vecchio
    luiss

    toh,.hai vsito chi si ritrova ? Il Montieri, un altro grande mio amore.

  6. Finalmente dell’aria nuova in poesia. Bellissime! Sono queste le vere scoperte di Rebstein! Da leggere e rilleggere.
    Marco E.

  7. Ho avuto il piacere di sentir leggere Marilena dal vivo, in un reading a Torino, solo due giorni fa. E avevo appena letto questo post, la mattina stessa, rimanendone molto colpita. Per tutto il santo giorno ho avuto i versi di “Nella foto” impressi nella mente, non riuscivo a liberarmene. La chiusa in special modo non voleva lasciarmi. Da subito ho pensato che i versi di questa poetessa fossero speciali, ancor prima che iniziassero a seguirmi così tenacemente. Dopo la lettura,mi sono avvicinata a lei con un imbarazzato ma doveroso:”Complimenti” e le ho stretto la mano. Marilena mi ha guardata un pò stupita. Sono felice di averla incontrata, poeticamente e personalmente. Pochi sono i versi che riescono a seguirmi anche dopo aver richiuso un libro. Un caro saluto a Marilena e a Francesco

    Federica Galetto

  8. Ero sinceramente stupita per i tuoi complimenti, non mi aspettavo certo di incontrare qualcuno che aveva visto la pubblicazione su reb stein :-)
    Purtroppo il nostro è stato un incontro lampo e non ho avuto modo di chiederti quale fosse la poesia che avresti voluto sentirmi leggere… ma ora ho capito .

    Sicuramente ti sarai resa conto della mia inadeguatezza, era la prima volta che leggevo delle mie poesie in un reading e confesso che è stata dura, l’età purtroppo non insegna ad essere disinvolti eh eh eh.
    Grazie per le tue belle parole spero di incontrarti in una prossima occasione.
    Marilena

  9. non sapevo delle tue parole qui.
    ho affrontato direttamente le tue parole dal vivo l’8 marzo.
    complimenti per quelle portate fra di noi quel giorno e quelle che leggo qui.
    forti. e belle.

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