168 spaventi mortali

Andrea Leone

Andrea Leone

Quattordici racconti. Quattordici storie di adolescenti. Naomi Vittadini, una ragazza in procinto di uccidersi, assolda una sosia, che vivrà dopo la sua morte. Sarah Davanzati si innamora di un’altra ragazza, invidiosa della sua bellezza. Celine Lafouge sogna di essere smembrata e mangiata dai membri della sua famiglia. Irene Korczac, pianista, conosce il suo doppio, che ha il suo stesso nome. Diana Beaumarchais è una giovane stella del teatro: sua madre, invidiosa, progetta di accecarla.  Sara Appiani, una ragazza affetta da epilessia, finisce in un istituto di cura. Barbara Cenci si uccide, risorge e si presenta al Teatro dell’Opera. Sonja Turati è una ragazza malata, vessata dal suo insegnante sadico. Claudia Arconati è odiata e perseguitata dal padre, nato illegittimo. Mylene Merat, una giovane drammaturga, mette in scena uno spettacolo e poi si uccide. I membri della famiglia di Elettra Detmers le chiedono di partecipare al loro suicidio collettivo. Sophie Sutter finisce in un istituto psichiatrico e un medico tenta di guarirla. Laura Weber non è figlia di suo padre e di sua madre, ma di suo padre e di sua zia.  Il fratello di Demetra e Cristina Lambertenghi spinge al suicidio le sue due sorelle, nate da un incesto.

 

DIANA BEAUMARCHAIS

Lo spettacolo al Theatre du Vieux-Colombier finì, si chiuse il sipario, gli attori si presentarono sul palco. Applausi scroscianti del pubblico in estasi. La splendida interpretazione della giovanissima attrice, Diana Beaumarchais, nata a Lione, appena diciottenne. La nuova stella del teatro nazionale, la nuova promessa del teatro europeo, fulgida in questa nuova interpretazione di Romeo e Giulietta, si leggeva il giorno seguente nelle cronache dei giornali. La madre di Diana Beaumarchais, seduta quella sera tra il pubblico in terza fila, osservò la figlia raggiante e bellissima, che riceveva ora in dono un grande mazzo di fiori. La madre diventò nera di invidia. Sotto la sua maschera gelida quella sera si nascondeva un’invidia feroce, un accesso di odio invincibile. Gli attacchi di odio salirono in lei come una marea. Si sentiva stritolata dall’accesso, l’odio saliva come un’alluvione che la soffocava. Attacchi di ira tremenda, che la facevano uscire di sé. L’esistenza di quella ragazza, di quell’essere pericoloso, sua figlia, diventò in un certo senso la prova della sua stessa inesistenza. La madre, anche lei attrice, aveva avuto fino a quel momento una carriera mediocre, consumata tra insignificanti teatri di provincia. La carriera di attrice della madre, ormai cinquantenne, non era mai decollata, non era anzi mai realmente iniziata. Nella sua lucida follia lei avrebbe fatto pagare a Diana quel successo ridicolo, quel successo dovuto soltanto alla bellezza, quel successo seguito ad una interpretazione mediocre, l’interpretazione mediocre di un talento inesistente . Lei organizzava tutto. Nei suoi sogni la donna organizzava il suo crudele capolavoro. Lei allestiva la sua opera definitiva. Le avrebbe dato una lezione. Nei suoi sogni neri la figlia veniva rapita, sfregiata e accecata da quattro individui. Lei assoldava quattro sbandati e dava loro precise indicazioni, scriveva per loro una partitura perfetta. Lei assoldava quattro attori, che avrebbero indossato quattro maschere. I killer una sera rapivano Diana e la portavano in una casa isolata di campagna. La gettavano nel buio di una stanza, incappucciata. Si avvicinavano a lei con un coltello. Le sfregiavano il volto con l’arma affilata. I killer con il grosso coltello affilato affondavano nelle orbite, la accecavano e le cavavano gli occhi. La ragazza ferita e sanguinante urlava di dolore, e dopo pochi secondi sveniva. Dopo  qualche ora la ragazza si svegliava. Era sola. Gli occhi non c’erano più. Capiva cosa era accaduto. Impazziva. Gli occhi non c’erano più: lei non si sarebbe mai più vista allo specchio. Nessuno specchio al mondo avrebbe mai più riflesso quel volto. Decine, migliaia di specchi intorno a lei, ma il suo volto lei non lo avrebbe mai più visto. Ora non era più bellissima e non avrebbe mai più recitato su nessun palcoscenico. La ragazza veniva rinchiusa in un istituto adatto allo scopo. La giovane invalida, per il resto dei suoi giorni, fino al momento del suicidio. Quel bellissimo volto di adolescente era deturpato per sempre. La madre ora tornava a recitare. Per la prima volta in vita sua era baciata dal successo. Quella sera, dopo la rappresentazione di Spettri di Ibsen al Theatre Royal di Lione, la madre veniva raggiunta dai giornalisti nel suo camerino. Fotografie e richieste di interviste. Un giornalista le chiedeva della figlia, e del terribile episodio che l’aveva vista protagonista. La madre guardava il giornalista e diceva: ” Lei era troppo sensibile per questo mondo”. Non aveva retto! Non aveva retto la tensione del palcoscenico. Bisogna essere forti per recitare. Bisogna essere fortissimi per recitare fino a una certa età.

 

Andrea Leone
168 SPAVENTI MORTALI (e-book)
Edizioni della Sera, 2012

 

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Andrea Leone è nato a Milano. I suoi libri: L’Ordine (La Vita Felice, collana Niebo, 2006, prefazione di Milo De Angelis, Premio Adonis- Premio San Pellegrino Opera Prima), Il suicidio di Holly Parker (Lampi di stampa, 2008), Stirpe (Lampi di stampa, 2009), La sposa barocca (AA.VV. Lietocolle 2010), Lezioni di crudeltà (Poiesis, 2010, prefazione di Michelangelo Zizzi, Classifica Pordenone Legge- Premio Dedalus), 168 spaventi mortali (Edizioni della sera, 2012), Scena della violenza (“Poesia”, Crocetti, poi La Recherche.it 2013), Hyle -Selve di Poesia, prefazione di Alberto Bertoni, (AA.VV. La Vita Felice 2013).  Altre info sul sito dell’autore.

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