Olimpia

Luigia Sorrentino,Olimpia

Luigia Sorrentino

Scrivendo Olimpia, Luigia Sorrentino scrive il libro della sua vita. Olimpia punta all’essenza, tocca in profondità le grandi questioni dell’origine e della morte, dell’umano e del sacro, del nostro incontro con i millenni. Ha uno sguardo lungimirante: sguardo ampio, prospettico, a volo d’aquila. Ma ha anche improvvisi affondi nella fiamma del verso. “Lo sguardo nostro entrò in quel suo essere / infinitamente mortale”. E proprio l’intreccio tra l’infinito e il mortale è uno dei motivi centrali di questo percorso. Percorso iniziatico: si parte dalla grotta della nascita per giungere alla piena esposizione di sé nelle forze del mondo, come un “giovane monte in mezzo all’ignoto”. E alla fine si ritorna. Perché qui ogni viaggio è un ritorno. E noi stessi ritorniamo: “ritorniamo arcaici, al servizio di ciò che siamo stati”. In questo percorso incontriamo le epoche della nostra vita e le epoche di una civiltà, che è greca e insieme nostra e improsciugabile: una smisurata Grecia rinasce in queste pagine, viva, interiore, pulsante. E poi incontriamo le ombre dei corpi che abbiamo amato; e infine incontriamo, tra le ombre, noi stessi. E assumiamo un nuovo volto, diventiamo soffio, voce, vento, cicale, sassi, ulivi. Olimpia è un libro orfico. E’ interamente attraversato dal tema della salvezza. A volte sembra certa, la salvezza, come sembra immortale la vita, alimentata da una fonte perenne. A volte sentiamo premere qualcosa che non si compie; e anzi il nostro viso, scrive Luigia Sorrentino, è questa stessa pressione resa visibile. Tutto oscilla tra il polo della suprema armonia e quello di un’inquietudine essenziale, tra il dissidio insanabile e la grazia degli opposti venuti a convergere: l’attesa è il compimento, il frammento è l’eterno, l’ombra è la pietra. I tempi s’intrecciano, entrano in un’epopea dove tutto è così nostro da diventare remoto, tutto è così perduto da diventare presente. Olimpia riesce ad esprimere questo tempo assoluto, e lo fa in modo mirabile, con architetture possenti ma anche con i guizzi fulminei della vera poesia. Tempo assoluto che contiene ogni tempo. E ci getta di volta in volta in una diversa epoca della nostra vita: siamo antichi e adolescenti, certi e smarriti, ci immergiamo in questo giorno carico di attesa e di rivelazione, sempre sulla soglia di una scoperta cruciale. “Siamo colui che sprofonda a un passo da noi”, scrive Luigia, “di padre in padre siamo stati/quella tua età sparsa nella casa”.
(Prefazione di Milo De Angelis)

 

*

 

Il poema di Luigia Sorrentino è incentrato sulla città di Olimpia: città antica e nuova, vissuta nello scorrere del tempo ma in modo non unidirezionale, una città mossa e non solida si potrebbe dire, un viaggio soprattutto nel morire: ma il piano della scrittura e della lettura richiesta appare quello stabilito da una coscienza contemplativa come ultimo stadio della coscienza, lo sguardo sulle cose avviene da una lontananza, riprendendo la frase di Romano Guardini, nella quale «l’uomo vive al di fuori di sé […] nell’altra grande vita», come scrive Hölderlin, autore qui di imprescindibile riferimento.
(Dalla Postfazione di Mario Benedetti)

 

Luigia Sorrentino, Olimpia
Prefazione di Milo De Angelis
Postfazione di Mario Benedetti
Novara, Interlinea Edizioni, 2013

 

Testi

 

Il sonno

la condizione umana chiude
in sé la forma del tempo
che non vuoi più, allora
ti incammini tastando
muri che non vedi, conosci
la disaffezione
negli occhi scende, toccata
nell’incertezza della gamba
è poca cosa
è poca cosa anche
l’oscillare sulla strada sdegnosa

hai visto il tempo nello spazio
brevissimo, ancora da varcare

 

*

 

inesauribile sul fondo
la scomparsa si deposita
premendo negli occhi la rara
bellezza
imperfetta resta lì sul confine

la madre è là dentro, insieme
erano stati l’aurora più forte

al ventre fa la guardia il vento
tutto il mattino cade nella mano
passa in un soffio
beati gli occhi fa la luce

 

*

 

frana il terreno, scende,
nessuno lo fermava,
il rifugio nella cavità
tra roccia e roccia
l’ultima notte

il freddo lo ha scacciato
gracile, senza più occhi
là dove vuole dormire
un cavo di mano di vento
lo ha trovato affamato
il vuoto gli ha fatto
da scoglio

 

*

 

ecco l’inviolabile
la senza volto
si è avvicinata stanca

impallidita e mutata lo toccò

severi grandi occhi colpivano
l’immagine sfigurata
della giovinezza

ma lascia che ti prenda
a chi ti ha dato, tra le braccia
di padre in padre siamo stati
quella tua età sparsa nella casa

 

*

 

lei era rimasta lì
tenue la luce diradava
con enormi occhi l’ultima
volta lui la guardava
abbandonava e si sentiva abbandonato
nel fondo stabile degli sguardi

quella bellezza che si posa
dall’iride cadeva
rinnovandosi in lei
allontanandosi da lei

 

__________________________
Notizia sull’autrice

Luigia Sorrentino è nata a Napoli, ma ha abitato fino al termine degli studi universitari con i genitori a Torre del Greco. Giornalista professionista, vive a Roma e lavora in Rai. Da diversi anni collabora attivamente ai programmi culturali e televisivi di Rainews realizzando interviste con autori italiani e stranieri di calibro internazionale. Attualmente è ideatrice e conduttrice di programmi per Rai Radio Uno tra i quali il settimanale “Notti d’autore” viaggio nella vita e nelle opere dei protagonisti del nostro tempo. Cura per il sito di Rainews Poesia, di Luigia Sorrentino, (http://poesia.blog.rainews24.it/), il primo blog di Poesia della Rai da lei ideato. Ha pubblicato le raccolte di poesia: C’è un padre (2003), La cattedrale (2008), L’asse del cuore (in Almanacco dello Specchio Mondadori, Milano, 2008), La nascita, solo la nascita (2009).

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***

6 pensieri su “Olimpia”

  1. Verissimo: il tempo che Olimpia accende è la congiunzione nell’eterno, dunque una pretesa di poesia. L’alternarsi tra imperfetto(che è durativo, dell’essere) e del presente, riaccende il tempo, che è dell’ afflato lirico, ma che qui si riaccosta ad una volontà di vocazione orfica, per scelta, o per necessità: rimanere contemporanei al proprio tempo, che è interiore e del cosmo,e che si vuole abitare – nel paradosso -c he Olimpia sorregge, tramite il suo poetare.

    Maria Pia Quintavalla

  2. Un tuffo nel passato classico per riflettere su tematiche di sempre.
    Frammenti lirici “sospesi” nel tempo a illuminare la condizione umana. Piccoli gesti di bellezza.

    Rosaria Di Donato

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