Davanti a casa nostra c’era una palma

Il gioco del rovescio

Antonio Tabucchi

Lina,
non so perché comincio questa lettera parlandoti di una palma, dopo diciotto anni che non sai più nulla di me. Forse perché qui ci sono molte palme, le vedo dalla finestra di questo ospedale che ondeggiano le lunghe braccia al vento torrido lungo i viali infuocati che si perdono verso il bianco. Davanti a casa nostra, quando eravamo bambini, c’era una palma…

E’ l’inizio di “Lettera da Casablanca”, il primo testo di Antonio Tabucchi in cui mi sono imbattuto e che continuo a ritenere, a distanza di trentadue anni dalla prima lettura, uno dei racconti più belli di tutta la letteratura italiana. Non c’è nessuna intenzione critica in questo mio giudizio, che vuole piuttosto essere, al di là del valore artistico complessivo (per me, ad ogni modo, altissimo) della narrazione, un attestato di affetto e di riconoscenza verso uno scrittore la cui opera ho amato da subito e al quale devo, oltre al piacere che sempre mi procura la frequentazione dei suoi libri, la scoperta dell’universo culturale lusofono – una scoperta che, grazie a lui, si sarebbe immediatamente trasformata in passione e in desiderio crescente di conoscenza.
L’incontro avvenne tra le pagine della rivista “Il Cavallo di Troia”, che proprio nel 1981 pubblicava il suo primo numero: credo di averla comprata solo perché ne sapevo artefice, tra gli altri, Gianni Sassi, che già conoscevo e stimavo per il suo lavoro con gli Area e poi col gruppo di intellettuali e artisti che aveva messo in cantiere e realizzato “Alfabeta”.
Fu amore a prima vista, di quelli destinati a durare tutta la vita: nel giro di pochi giorni recuperai “Piazza d’Italia” (nel quale ritrovai, e ritrovo, le mie radici) e “Il piccolo naviglio“; ancora pochi mesi e avrei letto “Il gioco del rovescio“, il primo di una serie di libri da custodire come gioielli preziosi e irripetibili.

Nient’altro che questo piccolo ricordo personale, oggi: per dire di un’assenza che pesa e morde e fa male, soprattutto in un tempo misero e vile come questo: l’assenza di una persona e di un intellettuale vero, non solo quella dello scrittore che abbiamo amato e che continueremo ad amare.

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1 commento su “Davanti a casa nostra c’era una palma”

  1. Grazie tantissimo, Francesco, per questo post. Ieri sono andata in biblioteca – compero pochi libri perché non ho una vera casa dove tenerli – e di sera ho cominciato a leggere, cominciando da questo meraviglioso racconto. Non conoscevo quest’opera, anche se amo molto Tabucchi.
    ” ho vissuto la mia vita come sentivo di doverla vivere” – solo entrando nel proprio rovescio, onestamente, si può poi poter fare una simile affermazione. E non è forse questa la sintesi di vita e letteratura? Per me Tabucchi è questo: un modello di incarnazione della vita nella poesia e della poesia nella vita – in una coincidenza totale. Mai, però, come in questo racconto lo avevo sentito così chiaramente. Ti sono davvero grata.
    Elena

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