Babel

Roberto Matarazzo, Versi esiliati

Testi di Francesco Marotta
estratti da
Esilio di voce (Smasher, 2012) e
Impronte sull’acqua (Le voci della luna, 2008),
tradotti da
Manuel Cohen (francese), Anna Maria Curci (tedesco)

 

Esilio di voce

 

si inciampa in un grido
che si dissangua in luce
ogni volta che guardiamo le stelle
nessuna soglia ci separa dall’assenza
nessuna parola così profonda
da poterla tacere

 

      on trébuche sur un cri
      qui se saigne en lumière
      toute fois qu’on regarde les étoiles
      aucun seuil nous sépare de l’absence
      aucune parole si profonde
      à faire taire

 

          man stolpert über einen Schrei,
          man stolpert über einen Schrei,
          der in Licht ausblutet
          immer wenn wir die Sterne anschauen,
          trennt uns keine Schwelle von der Abwesenheit
          kein so tiefes Wort,
          dass man sie verschweigen kann

 

*

 

così è la grazia delle immagini
rovesciate nel palmo venute via dall’ombra
che ora ricordi accampata da sempre
alla tua soglia ma
si trattava di attese esercizi
privi di simboli come adornare sbrinati
specchi col battito salino
di una pupilla naufragata

 

      ainsi est la grâce des images
      renversées dans la main, échappées de l’ombre
      dont tu t’en souviens campé de toujours
      à ton seuil mais
      il s’agissait d’attentes, exercices
      sans symboles comme orner dégivré
      miroirs avec le battement salin
      d’une pupille naufragé

 

          so kampiert die Anmut der in die Handfläche
          gekippten vom Schatten weggegangenen Bilder,
          an die du dich nun erinnerst, schon immer
          an deiner Schwelle, aber
          es ging um Erwartungen Übungen
          ohne Sinnbilder wie entfrostete Spiegel
          mit dem salzigen Schlag einer
          untergegangenen Pupille auszuschmücken

 

*

 

nessun presagio
solo un fremito di ebbra insidia
ripensando l’orlo franato
del calice il pungolo inquieto
che fosse visibile sostanza
l’urlo tracimato del sole il nero
di luce che tradisce le dita
così sciama in rivoli d’insonnia
l’immagine a cui la mano aggiunge
il taglio e l’ombra e dentro l’ombra
il segno che racconta un corpo
dove il mattino è scritto
in piaghe e croci dove il farmaco
pietoso rovesciato intorno
era cedimento d’argine e labirinto
di voci appare ora al tatto

 

      aucun présage
      seul tremblement d’ivre piège
      en repensant le bord écroulé
      de la coupe, l’aiguillon inquiet
      qui fût visible substance
      le cri débordé du soleil le noir
      de lumière qui trahit les doigts
      ainsi essaime en ruisseaux d’insomnie
      l’image auquel la main ajoute
      la taille et l’ombre et dans l’ombre
      le signe qui raconte un corps
      où le matin est écrit
      en plaies et croix où le remède
      pitoyable reversé tout autour
      était échec de frein et labyrinthe
      de voix apparait désormais au toucher

 

        keine Vorahnung
        nur ein Schaudern berauschter Tücke
        beim Nachdenken über den abgerutschten Kelch-
        rand den unsteten Stachel,
        der sichtbare Substanz sein möge,
        den übergeflossenen Schrei der Sonne Schwarz
        aus Licht, das die Finger verrät
        so schwärmt in Bäche der Schlaflosigkeit
        das Bild aus, dem die Hand den Schnitt
        und den Schatten hinzufügt und innerhalb des Schattens
        das Zeichen, das von einem Leibe erzählt,
        wo der Morgen in Wunden und Kreuzen
        geschrieben steht, wo das mitleidige
        rundherum gekippte Heilmittel
        Dammbruch war und sich nun als Stimmen-
        labyrinth dem Tastsinn offenbart

 

Impronte sull'acqua

 

è la mente che
numera il silenzio
dei morti, e la conta
è un dolore che vive e
ramifica in chiazze di
nuvole sulla pelle, a volte
è sabbia, un tramonto
un fiore di neve
a distendersi fino al
le pupille, a
riempire la bocca
con la sua lingua colma
di ricordi, con i resti
vaganti di un
incendio, con la sua
veste di orme, di voci
di capelli, con la
rappresa, impura
verità del gelo

 

      c’est l’esprit qui
      énumère le silence
      des morts, et le compte
      c’est une douleur qui vit et
      ramifie en taches de
      nuages ​​sur la peau, parfois
      est du sable, un couché du soleil
      une fleur de neige
      à se détendre jusqu’aux
      pupilles,
      à
      remplir la bouche
      avec sa langue pleine
      de souvenirs, avec les restes
      errants d’un
      incendie, avec son
      vêtement de traces, de voix
      de cheveux, avec la
      figée, impure
      vérité du gel

 

          es ist der Geist, der
          das Schweigen der Toten
          aufzählt, und das Auszählen
          ist ein Schmerz, der lebt und
          in Wolkenflecken auf der
          Haut Zweigen austreibt, manchmal
          ist es Sand, ein Sonnenuntergang
          eine Schneeblume,
          die sich bis zu den Pupillen aus
          dehnt zum
          Vollstopfen des Mundes
          mit seiner von Erinnerungen randvollen
          Zunge, mit den umherschweifenden
          Resten eines
          Brandes, mit seinem
          Gewand aus Spuren, aus Stimmen
          von Haaren, mit der
          geronnenen, unreinen
          Wahrheit des Frostes

 

f.m. visto da Davide Racca

 

***

25 pensieri su “Babel”

  1. “l’ombra è di ferro. non hanno braccia

    nel vuoto originario le mani negative

    -ampiezza immensa-

    completamente aperte di colore

    impregnate oltre la pietra spruzzate

    dalla cripta della bocca, di morsi mutilate

    nel buio più profondo.trentamila anni fa

    urlavi di granito quelle mani .

    sondavi un limite

    nella grotta dei cervi- ho proteso la mano

    alle mani una gola che beve

    perchè in loro c’era tanto amore

    – parola che scoppia tutte le altre –

    in grani di nero prendevi qualcosa

    qualcos’altro lasciavo di più umano

    della superficie esposta alla luce

    un rosso. per inabissarlo in Dio

    odora di bianco la macchia nel cielo

    le mani”

  2. Roberto, Manuel e Anna Maria, cui sono legata da profonda amicizia e gratitudine, sono persone uniche per competenza e generosità, che solo chi veramente “è” ed “ha” può arrivare a provare, quindi a comunicare, regalando bellezza e dedizione all’altro, in ogni occasione.

    E’ un bel dono vedere che il lavoro di Francesco venga coltivato e trasformato, tradotto in tutte le sue possibili voci e colori. Del resto il canto di Francesco, quell’esilio di voce che parte dalle impronte sull’acqua, non è altro che la stratificazione armonica di un canto intimo e profondo, umano e antico come il mondo, che si ripete e cerca eco per rinnovarsi, rigenerarsi e continuarsi… sì come il senso più naturale della pasqua prevede.

    Non poteva esserci oggi arcobaleno migliore.

    un caro augurio di rinascita a tutti voi e a Francesco, grata per questa bellezza.
    nc

  3. p.s.: bello anche il lavoro di Davide Racca :)
    Francesco è proprio così: una grande barba bianca da cui spunta sempre un dono, un piccolo libro, una mano pronta a una carezza.
    Mi piace anche lo sguardo profondo e serio, che io ho potuto vedere dal vivo, e che “intimidisce” a prima vista, ma con una tenerezza spaventosa.
    E non sapete quanto mi manca quello sguardo carico di umanità e vita con tutto il suo carico di silenzio come una grande voce aperta dentro il petto.

    scusate ancora la re-intrusione, ma non potevo non complimentarmi anche con Racca per la sua capacità di tradurre un’espressione e un’intera persona in un disegno.

    un caro saluto ancora.
    natàlia

  4. questa qui è una figata immane! lasciatemelo dire alla maniera dei mie studentelli (i vecchi regrediscono, al solito).
    complimenti per questa gentile e piena di grazia operazione di riscrittura in altre lingue: mi fido di anna maria facendomi guidare solo dal suono, mentre posso apprezzare appieno l’intervento di manuel cohen. se un testo nasce pieno di sfumature e di pieghe, com’è la poesia di francesco marotta, si presta alla traduzione in altre lingue.
    il disegno è di una dolcezza assoluta: spiccano gli occhi, resi perfettamente: penetranti, ma anche dallo sguardo distante, di chi guarda e vede oltre.
    un abbraccio circolare a tutti.
    (però adesso mi vado a nascondere in quella morbida barba bianca: sto buona, non faccio rumore, prometto, Francesco)

  5. Onore al merito di chi ha tradotto, lavoro che io posso apprezzare solo in parte nella nuova versione a causa delle mie limitate conoscenze linguistiche (chiedo scusa ad Anna Maria, ma non so il tedesco). E bellissimo il disegno.
    Mi piacerebbe avere l’occasione, prima o poi, di sentire leggere la versione francese, lingua di cui amo molto il suono e credo starebbe meravigliosamente qui.

    francesco t.

  6. sembrerà strano ma io non so cosa siano i colori, non so cosa sia la poesia eppure lavoro, da tempo, sui colori e sulle trasposizioni metalinguistiche (dalla poesia alla traduzione in figure) seppure non so cosa, appunto, questi “oggetti” siano… un saluto da “ignorante” (in senso etimologico) da chi ha stima di Voi tutte, Voi tutti..

  7. e’ così che la poesia dovrà proseguire il cammino. e ne siamo felici per la voce -spero mai in esilio- di Francesco. così dilatano queste profondissime sue impronte, raccolte da Anna Maria e Manuel, di sicuro trasportandone tutta la bellezza e tutto il visionario che conosciamo.
    che ancora altri raccolgano e “versino” in altre lingue questa voce necessaria!
    e vorrei un giorno guardare da vicino quel tuo viso di grande sapiente, Francesco, comprese le scintille che riverberano dai libri. bravo Davide!
    un abbraccio a francesco, anna maria, manuel e tutti voi,
    annamaria

  8. io ho avuto la fortuna di vedere gli occhi(e la barba) di Francesco, figura potentemente caravaggesca con una straordinaria fiamma interna che scalda e non brucia. Invidiatemi pure. Complimenti vivissimi per questo post composito, da Cohen(ottimo traduttore ad Anna Maria Curci(Il tedesco lo so poco,aimé) al ritrattista Davide: tutti e 3 hanno saputo restituirci la grande anima di Francesco(e non mi sembra poco).
    un abbraccio triplice
    l.f.

  9. Che bel post, e sarebbe ancora più bello farne una plaquette!

    Bravo Francesco per la tua scrittura (a tratti difficilissima da tradurre)
    e grazie a tutti per i commenti. ciao, m.

  10. Una sorpresa graditissima vedere riuniti qui i testi di Francesco Marotta, le traduzioni in francese di Manuel Cohen e in tedesco (le mie), le immagini di Roberto Matarazzo e di Davide Racca. Son d’accordo con Manuel, sarebbe bello farne una plaquette. Per me che ho avuto la fortuna di ascoltarne la lettura nelle tre lingue, l’associazione con le impressioni uditive è spontanea. Grazie e un abbraccio, anche da parte mia, a tutti coloro che sono passati di qui,
    Anna Maria

  11. di Francesco mi è rimasto impresso (a parte la barba che a suo modo comunicava, e come se lo faceva…) lo sguardo da cui trapelava tutta la profondità del suo essere Uomo/Poeta. Dietro c’era un mondo …inafferabile, ma che lui ci regala attraverso i suoi versi, alti, da cui ogni volta, leggendoli, ho l’impressione di trovarmi davanti a un eremo di ricchezza.
    Grazie sempre. Un abbraccio caro
    R*
    — Saluto anche Manuel che stimo oltremodo, e Anna Maria per questa ulteriore diffusione, ammirevole, e meritatissima.

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