Non me ne frega un cazzo della letteratura

Carmine Mangone(Cliccando sull’immagine è possibile scaricare l’e-book.)

 

Carmine Mangone
Non me ne frega un cazzo della letteratura
Illustrazioni di Simona Pocorobba
Maldoror Press, 2012

 

Testi

 

*

ho preso la tua gola e ne ho tratto le parole di
carne che fecondano il fuoco
quello stesso fuoco che già mi rise in faccia
bruciandomi in un mondo senza più scopo senza più
ombra senza speranza
d’altronde che me ne faccio della speranza quando ho un
corpo che si scioglie nel tuo?
l’idea dell’amore ha un profumo di lenzuola dopo il sesso
l’idea dell’amore è un eterno ritorno della tua bocca
l’idea dell’amore è questa carne che si scalmana come
i bambini che giocano al parco
ci vieni al parco con me?
giochiamo insieme?
ti mordo le labbra
mi prendi fra le labbra
e così facciamo cantare tutte le labbra del tuo mondo
ci vieni al mondo con me?
ci veniamo insieme?
ho infondato la mia causa sull’amore
ho spalmato uno strato di sperma sulla poesia
ho timbrato il cielo con mille soli
max stirner meets sasha grey
ci vieni dentro la poesia con me?
mi vieni?
posso dare del tu alla tua fica?

 

*

apro la finestra dei tuoi occhi e mi spalanco sul letto di
parole che racchiude il mondo
chiudo a chiave le parole
le dimentico nel cassetto del desiderio più nero
prendo poi il desiderio e me lo spalmo sulle mani in faccia
sul corpo più nuovo che hai
cielo del mio cielo
saliva e sangue dell’alchimia presente e futura
mai accetterò i luoghi comuni dell’amore
quando pretendo ogni giorno un luogo per la
Comune che siamo
polvere nera del pube
muschio bianco della lussuria
mattatoio del pensiero

 

*

fra il mettere nero su bianco e
il mettere bianco su carne
io ho scelto
e le parole che paiono restare
hanno il solo compito d’azzannare tutte le altre
l’amore non è un alibi per
scontornare il mondo e
farlo entrare nei vostri bilanci
bisogna smontare questa trappola per lune
andare al cuore della poesia
toccarne il culo

 

*

per disertare l’essere
mi faccio un buco in pancia
e ci metto a fermentare i pensieri più vivi
il giorno è questo cespuglio gorgogliante
quest’intarsio di vita a cielo aperto
alzarsi ogni mattina per indossare un
solo amore
in fondo al corpo
avremo molti destini ma una sola parola

 

*

per attingere acqua alle tue labbra
ho esortato i rami a non tradire le radici
soprattutto la corteccia più dura si veste di
muschio candido
il latte si rapprende nel corpo
il corpo si coagula intorno al sangue
il sangue ride senza tregua in ogni speranza
la piccola arianna alla fine si è smarrita
è bastato solo un bacio per sconvolgere la planimetria
del labirinto
e ora?
chi lo dice a teseo che l’uscita è ovunque?
una strada senza maestri
un aratro senza padrone

 

*

stamane inneggio alle pozzanghere
infagotto le parole
attendo che il pensiero anneghi nella mia stessa voce
solo così correggo il mio sangue e
spazzo via quel corpo inclemente in
cui declinai invano la bassezza del giudizio
guerra per guerra
preferisco il pettirosso che combatte su un lembo di neve

 

*

Nella vita posso ben dire di essere stato formato da due
elementi essenziali: uno più elevato, la donna, e l’altro più
basso, l’idea.
indocile alla tua assenza
e pietra irrimediabile fra le mille voci del giorno
ti ornavo il letto con la pelle di una follia integerrima
– eri nella forza del nido a schiudere l’evento –
poi ci fu una smorfia del cielo
e cominciammo a venire nella polpa stessa del bianco

La verità sta diventando inorganica, è frutto di relazioni
improntate tendenzialmente al controllo e alla gestione
autoritaria dei viventi, e le parole attestano questa visione
inerziale, questa rappresentazione macchinica della realtà
(o di ciò che ne rimane) da parte di un sistema impostato
sulla convertibilità indiscriminata dei contenuti e
delle forme.
quanti baci insperati tra il
rasoio della fiducia e la primavera
come a credere che la ragione abbia ancora un senso
a scacciar le nuvole che vivono tra le parole

Il problema non è la guerra. Il problema è la mancanza
di discernimento in guerra: l’aver barattato il nemico (e
l’orgoglio di averne uno, di dirne uno) con la blanda e
tragicomica figura di un avversario spettacolare da cambiare
ogni giorno alla stregua di un paio di calzini. – In un
mondo dove non ci sono più amici o nemici sui quali giurare,
ogni parola converte tutte le altre.

 

*

L’uomo evade dal suo sesso, mentre la donna costruisce
senza requie una dimora per la rivolta.
Qui la vita non dorme. Ogni scintilla ha una vocazione per
l’incendio. Anche le parole fanno i capricci. Si sta al
mondo per sostenere l’amicizia della carne, la complicità
di lontane stelle morte. Ad ognuno il suo rumore e la poesia
a rotta di collo attraverso i giorni.
in alto disponiamo il
sequestro degli angeli
una bambina addossata al muro mi sorride
e diventa chimera

non c’è mai stata obbedienza nella nostra fame
l’unione non è unità
ogni tuo corpo scagiona la cicatrice che tradisce la
morte
in amore si tende sempre a infinito
niente può condannarci
neanche l’amore

 

*

sono venuto a toccarti da molto lontano
perché trovavo bella
l’idea di costruire un nuovo abisso con te
abbiamo acceso un fuoco
e ci siam giocati ogni favilla
fuori pioveva
e anche il cielo pareva venir giù a regolare la
follia dell’uomo
quando ci parlavamo
le nostre parole finivano al muro per non
intralciare i corpi
ci sono segni che non hanno la giusta violenza e
che per questo devono morire
prima che diventino museruole

 

*

Quel che rimane da vivere senza differire l’azzurro.
L’enigma, il tocco acerrimo, la fase senza regole dell’incanto.
insidia leggera
trapunta d’ali

Diceva a se stessa: la caduta crea la bellezza dell’inciampo,
tu cadrai in me e il pensiero stesso sarà prossimità.
Oppure: quando verrai a me, ancor prima di
tenermi, farò della tua mano un aratro e del mio amore
un istmo lanciato tra due mondi.
Sciagura degli elementi, il sorriso della ferita.
Dove la poesia non è che un disastro rimandato.
Siamo alla vita incurabile.

 

***

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29 pensieri riguardo “Non me ne frega un cazzo della letteratura”

  1. dal pdf

    solo chi si è infranto non
    ha paura delle separazioni da combattere
    l’ardito reca con sé la tenerezza del fuoco
    la logica del carpentiere
    non discute le fessure del tuo corpo
    le prende e basta

    *la libertà è una conquista che sanguina piano*
    quanto mi piace la tua libertà, Carmine.

    un abbraccio

    1. Grazie, Nat. Sono contento quando certe manciate di parole (assemblate in modo “automatico” e con l’unica stolida pretesa di trasmettere un “voler vivere”) possano toccare l’Altro. Se la parola non si facesse toccante, o non tentasse di oltrepassare quelle “separazioni” cui mi riferisco, la stessa “poesia” non avrebbe molto senso.
      Ti scriverò in pvt nei prossimi gg.
      Bon cheminement à toi.

      1. ti voglio molto bene Carmine, perché ho gran stima della tua selvaggia libertà. a presto.

  2. ci sono passaggi lucidissimi e profondi, veri e propri abbagli. Una parola stupita, mi sono piaciute molto, non conoscevo l’autore, cercherò altro materiale, Mi piacerebbe contattare con l’autore, è presente su Facebook, per caso? grazie. Bux

    1. …ed io ricambio il saluto, caro Roberto.
      Il vicendevole rispetto delle unicità viventi dovrebbe sempre essere uno dei fondamenti della praxis umana, non solo in ambito estetico. Ognuno di noi è un criterio di verità, la quale poi si addensa nelle relazioni e nel movimento reale delle forme di vita. Verità come emergenza “libertaria” di un senso collettivo, beninteso.

  3. Meglio l’approccio stirneriano dell’espressione finale. Troppo Apollinaire incontra Buk all’ippodromo. Interessante: molte lettrici di queste poesie, amazzoni della dignità femminile, vanno in brodo quando un uomo parla di fica. Prendo nota.

    1. La mi perdoni, Ormelli ma sintetizzare questi testi e il lavoro di Mangone in una “fica”, credo sia un problema che dovrebbe risolversi da solo, per non so quale recondita ragione, che non è mio interesse e compito indagare. La prego però di raddrizzare il tiro perché da donna non vado in brodo per la fica e lo stereotipo misogino del suo commento non le fa affatto onore.

      1. Cara dottoressa Castaldi, dire di uno stronzo che è uno stronzo non fa di me un misantropo. Allo stesso modo dire di una donna dai facili costumi che è una troia non mi rende un misogino galante. Segnalo che, al solito, parlar chiaro non piace. Meglio continuare a leccarsi il culo a vicenda. Niente di personale con Mangone il cui piglio, mi ripeto, mi garba assai.

  4. Ormelli, “meglio continuare a leccarsi il culo a vicenda” vai a dirlo da qualche altra parte, nelle cerchie che frequenti abitualmente, non qui.
    Che i testi di Mangone non ti siano piaciuti (ma sei sicuro di averli letti?), l’abbiamo capito tutti e stiamo cercando di farcene una ragione: devi darci un po’ di tempo, però, perché, lo capirai bene, non è facile accettare la cosa a cuor leggero, siamo ancora sconvolti…

    fm

    1. Caro fm, se imparasse a leggere e nemmeno tra le righe – non è difficile sa? – potrà vedere come il mio intervento non sia una critica a Mangone e/o ai suoi testi se non per quel che concerne la prima riga e poco più del mio (primo) commento. Ma di poesia non ne capisco un cazzo e quindi accetto il monito. La mia è – lo ribadisco – una critica all’attitudine. Ma parlare male di vino all’oste – è cosa nota – non fa guadagnare consensi. Mi ritiro nei miei appartamenti. Niente che non passi con un buon scotch. Au revoir.

  5. Ma i “consensi” di che? Ma di cosa stai parlando?
    Qui chiunque ha sempre avuto modo di dire male del “vino”, quando ne ha avuto voglia, e anche dell’oste – e le tracce sono tutte lì, nei commenti, in memoria.
    Il problema è che tu non parlavi né del vino né dell’oste, ma hai cercato un pretesto per una provocazione assolutamente fuori luogo: ci sta anche questo, basta esserne consapevoli; ma ci sta anche che qualcuno replichi per le rime.

    Au revoir.

    fm

  6. Caro Ormelli, forse la cosa ti sorprenderà, magari perché non ti sei premurato di leggere la mia nota introduttiva all’ebook, ma devo confessarti che il mio attuale interesse nei confronti di poesia scritta e poeti è pressoché pari a zero.
    Se ho deciso di pubblicare gratuitamente le mie ultime poesiole del 2011 è soltanto con la flagrante speranza che diventino uno specchietto per le allodole, capace cioè di avvicinare i miei eventuali lettori a ciò che oggi mi preme maggiormente, ossia la costruzione di una teoria e di una pratica collettiva per l’abbattimento del mondo capitalista e per la costruzione di elementi comunitari anarco-comunisti.
    Per avere un’idea di ciò che penso e auspico, ti/vi invito a leggere sul mio blog testi come il seguente: http://carminemangone.com/2013/03/06/note-sulla-sovversione-senza-padroni/
    Non tornerò quindi sull’argomento “poesia”. Preferisco costruire situazioni e comunanze nella realtà “reale” (scusate la tautologia peregrina), non certo perdermi in polemiche di natura meramente letteraria.
    Bon cheminement à tout le monde.

    1. Caro Mangone, mi confesso: ho letto unicamente il testo [“Non mi frega un cazzo della letteratura”] a cui ho sottoposto i miei commenti di peone. E, mi/ti ripeto: il piglio stirneriano mi garba molto. Mi sembra che tu abbia per questo colto perfettamente il senso dei miei interventi. Perseguiamo obiettivi comuni con strumenti differenti. Come cantava quel testimonial della Cesare Ragazzi tanti anni orsono: “You say you want a revolution/Well you know/We all want to change the world”. E’ su quel “We all want to change the world” che nutro seri dubbi. Meglio parlare di metrica tetrastica.
      L.

      1. Ormelli, sono sue queste parole?

        Interessante: molte lettrici di queste poesie, amazzoni della dignità femminile, vanno in brodo quando un uomo parla di fica. Prendo nota.

        beh, se sono sue, dovrebbe saper bene che a queste parole inaccettabili ho risposto, tanto più che da donna le trovo intollerabili. Inoltre conoscendo Carmine da anni e seguendo e stimando come esempio di Carmine proprio il percorso “rivoluzionario” e antiletterario in senso strictu, nei miei commenti al suo post ho proprio sottolineato la grandezza della sua “libertà”.
        Pertanto, venire a lasciare insulti verso il genere femminile che lei con estrema faciloneria dipinge come propenso a facili orgasmi, mi permetta ma mi fa enormemente schifo; tanto più in un contesto socio-culturale che quotidianamente ci rilascia bollettini di crimini efferati nei confronti delle donne.
        Ecco, la violenza, l’insulto, la bassezza del pensiero verso il femmineo io qui le contesto e fosse capace di saper dire “scusate ho detto una stronzata”, non sarebbe male da parte sua.
        punto. E buona giornata.

        p.s.: le ricordo che lei qui è stato ospite elogiato, come anche in altri siti, saluti.

  7. Dottoressa Castaldi, la mi consenta: l’essere «qui […] stato ospite elogiato, come anche in altri siti» mi esonera dal denunciare incongruenze e/o piaggerie? Che è, una minaccia? Ottima e argomentata come replica. Quanto agli insulti «verso il genere femminile» mi ripeto: dire ad uno stronzo che è stronzo non fa di me un misantropo – muovere cioè dal particolare all’universale non è procedimento logico induttivo sempre corretto. Allo stesso modo dire ad una donna stronza che è stronza perché è donna non è sillogismo corretto. Ho semplicemente evidenziato come per molte femministe – e lei, con il suo intervento, me lo riconferma cosa di cui la ringrazio – sentir cantare le lodi della fica non le “offende” come dovrebbe questa espressione di vetero-maschilismo prevaricatore, anzi. Lodi alla fica a cui mi aggrego beninteso.
    Un caro saluto,
    L.

    1. Ormelli, vedo che continui a farti male da solo. Eppure ti avevo suggerito la retta via: leggere la mia introduzione o dare un’occhiata al mio blog per contestualizzare certe mie residuali esternazioni “poetiche”. Invece no, continui imperterrito a scrivere stronzate e a contraddirti da solo, facendo la figura del coglione bilioso. Mi sa proprio che hai leccato invano un sacco di culi, povero cocco, nevvero? Invece io, prediligendo da sempre e senza nessuna remora il leccamento dei genitali femminili, guarda un po’ cosa ho pubblicato finora: http://carminemangone.com/bibliografia/
      Suca per bene, mi raccomando. Adieu.

      1. Ahahah… ma lo sa che lei è proprio un simpatico cazzoncello Mangone? Evidentemente menzionare Stirner non fa di lei un rivoluzionario. Quanto al mio leccare culi ha proprio fatto centro caro Mangone: non mi ha portato granché se son qui a perdere il mio tempo giocando a scambriccio con voi [nota per chi legge: scambriccio > tu metti il culo io metto il ciccio].
        Tanti saluti cordiali e buon divertimento.

    2. mi rendo conto che è inutile perseverare, tentando di spiegarle quanto sia vergognosa la sua affermazione, quanto al ricordarle d’essere stato ospite elogiato, non è mica una minaccia – dove legge la minaccia? sa cosa sia una minaccia? -, bensì era un tentativo per farle notare come l’ottica e la prospettiva da cui parte in quarta per colpire, sia quantomeno distorta. Ma mi ripeto, è inutile perseverare, mi perdoni se mi sono espressa e nel commentare Mangone e nel replicare a lei, che dimostra di avere sempre ragione.
      che dire? mi copro il capo di cenere e le porgo i miei femminili e prostranti ossequi.

  8. Ormelli, a scambriccio vai a giocare con i tuoi pari… e con questo la squallidissima parentesi si chiude qui, sperando che da oggi in poi tu porti le tue finissime elaborazioni teoriche in un posto diverso da questo: non avremmo niente altro da imparare, il meglio l’hai già dato tutto.

    fm

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