Mistica

J. Bousquet, Mistica

Joë Bousquet
Massimo Sannelli

Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero. (Joë Bousquet)

Joë Bousquet è a tutti gli effetti un autore profondo. Non è detto che la scrittura profonda sia sempre una scrittura indecifrabile; e Bousquet brucia oscuramente, ma non chiudendosi nei non-sensi. È oscuro perché tutti i valori di Mistica sono opposti a quelli che dominano oggi; è oscuro perché la sua mistica non è contemplazione, ma vita dedicata, intorno alla quale si affollano tutti, cioè noi, i sani, i malati, i vivi, i fantasmi. La vita dedicata è la fedeltà all’indecifrabile, allora «io porto il peso di una responsabilità di cui non conosco il senso». Questo è il motivo principale della sua pubblicazione. L’aspetto mistico del libro implica la necessità di luce, di incarnazione del Lógos. Tutto è vero e tutto è falso, la vita è sogno e la vita è materia, il sano vive e il malato crolla – a tutti questi schemi ovvi Bousquet oppone la vita astratta dei quaderni bianchi e degli amori intensi, nei quali non è avvenuto nulla di volgare. E oppone alle verità – di volta in volta storiche, politiche, elettorali – una ricerca obbligata, quasi sempre impeccabile (sul piano dello stile, certo, e non solo): anche il padre Dante, in noi, tra di noi, ha parlato di una «volontà di dire», e va bene ripeterlo, perché noi non la capiamo. Dimentichiamo che la volontà di dire è volontà di Amore, e Dante obbedisce. Può essere un gioco di parole, oppure un punto su cui giocarsi un’esistenza: e Bousquet sta su questo punto. In Italia Mistica non c’è mai stata, per 40 anni: appare ora, nel solco di tempi più grotteschi che bui, più fatui che oscuri. La traduzione, in questo caso, ha cambiato nome: non traduzione, ma interpretazione italiana, opera di Massimo Sannelli. L’interprete è anche attore, e più che un attore – un facitore di finzioni – è un realizzatore di parole sonore, abituato a considerare la pagina come la partitura della voce, e la voce stessa come respiro intonato, cioè come il suono della vita. Così ha tradotto Bousquet, performando sillaba per sillaba il libro, suonandolo sulle labbra e nella gola, come se lo stesse facendo ex novo. E come se il libro avesse una sua volontà di dire, che condiziona il fiato di un attore. (Marco Albertazzi)

Joë Bousquet
Mistica
introduzione di Xavier Bordes
interpretazione italiana di Massimo Sannelli
La Finestra Editrice, Lavis 2013
prima edizione italiana, su licenza Gallimard

***

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10 pensieri riguardo “Mistica”

  1. La preminenza data alla “voce” da parte di Bousquet vuole davvero che il pensiero si faccia nella gola. Il pensiero che cambia il mondo. La dimensione è quella dell’ambiente ristretto di una stanza, dove la sensazione estenuandosi trova il più forte legame con il pensiero. Una parola che viene dal silenzio, un silenzio che si vede. « Revois le silence annonciateur de la pluie heurter les gouttières de zinc où il allume les reflets de la pierre précieuse. Les feuilles de magnolia se froissent : la lumière pèse sur les feuilles des plantes d’hiver d’où il semble que la vie se soit retirée ».

    qui si può leggere la prefazione in francese:
    http://www.gallimard.com/Catalogue/GALLIMARD/Blanche/Mystique
    qui un’anticipazione:
    http://sottopelle.wordpress.com/2012/03/12/joe-bousquet-mystique/

  2. « Une voix parle dans les voix lointaines. Tout ce qui se passe très loin de moi me parle de ce que je n’ai pas connu et me fait un corps de mes souvenirs. »
    I rumori, le voci, che provengono da un’altra stanza, da lontano, da fuori, entrano nel cerchio ancora più chiuso dei ricordi, restituiscono un corpo a chi l’ha perduto.

    1. Grazie per gli interventi e i links – le “anticipazioni” mi erano sfuggite e, fino a questo momento, conosco solo l’edizione in francese dell’opera.

      Magari “La finestra” si commuove e me ne manda una copia :)

      fm

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