Micro Prose

Jaume Plensa, 2011

Maurizio Manzo

MECCANISMO

Il meccanismo richiedeva di provare a stendere le braccia così come alcuni millepiedi le zampe e abbracciare più tempo rimasto a scivolare sulla schiena. Molto cantavano i nervi stirati nel percorso irato tra lo iato e il dattilo scritto a mano e il peso conteso tra la lingua e il candore. Sempre articolata anche l’anca dolorante deambulante pari a un sogno svegliato che si astiene confuso mentre era ancora visibile il fumo soffiato via dal mare per le stelle cadute a spegnersi così come quando smette di stringerti la vita e rilascia scaglie forate di derma creando un polverone che parla in controluce.

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