SoloMinuscolaScrittura

Silvia Rosa - SoloMinuscolaScrittura
Silvia Rosa – SoloMinuscolaScrittura

Silvia Rosa

Quali trame percorrono i messaggi poetici di Silvia Rosa? Che caratura hanno queste brevi e affilate visioni del sé? «Solo Minuscola Scrittura» è un esperimento, pienamente riuscito, di accogliere la relazione. Silvia, che ha esordito poeticamente con «Di sole voci», ora ha la maturità per sostanziare se stessa. Come corpo puntellato di parole, anzitutto. Questo corpo lo si vorrebbe espungere da ogni materialità, lo si vorrebbe mondare fino quasi la sparizione. Ma poi ecco il bagliore: una luce che a intermittenza ripara dall’eccesso, eppure compare. Non può fare diversamente. Si arroga il diritto di farsi sentire. La poetica di Silvia Rosa assume così la consistenza di una partitura in scala cromatica dove ogni messaggio è percorso da regolarità di composizione, uguale per lunghezza e intensità. A scricchiolare è appunto l’elemento corporeo, quel groviglio che patisce, ama e si interroga e che non rende tutto così disciplinato. Un nocciolo preciso che avanza verso il «tu». La prima relazione che Silvia riconosce è in questo senso con se stessa, per fare controcanto ad un interlocutore muto e senziente che la sollecita nel peregrinare della parola. Svuota, cerca dentro se stessa e si fa cava allo stesso tempo, e resta alta, la parola. Così, seppure colmo di dettagli che la poeta tenta di ibridare, elidere e mistificare, a procedere è un fascio emozionale sessuato. Un corpo a corpo che prima di tutto Silvia domanda con severità al proprio stare nel mondo e che, a tratti con struggimento, reclama allo sguardo amoroso. Non c’è tuttavia contatto che non sia preventivamente controllato, soppesato o compreso. Non una scrittura piccola dunque, ma – ad ampio spettro – un corpo-in-parole minuscolo e fortissimo che non ammette clemenza se non quella dovuta all’occhio di chi la guarda. Che lo meriti o meno, quel tu primigenio, poco importa. In «Solo Minuscola Scrittura», la parola poetica farà tutto quel che serve, Silvia ne è sicura, e terrà a bada ciò che le è di intralcio. A partire da sé.
(Alessandra Pigliaru)

 

Silvia Rosa
SoloMinuscolaScrittura
Milano, La Vita Felice Edizioni, 2012

 

Testi

 

sms #7

è buio. voci sfilacciate e il passo rauco delle auto
in lontananza. sono nervosa, una gatta che non
dorme selvatica e sfugge alle carezze, arruffata di
ombre elettriche. non mi coglie da giorni il nodo
ripetuto latte fra le labbra di un sorriso stretto in
vol(t)o, non trovo una parola una che valga la pena
di essere ingoiata e resti spina nello stomaco,
che punga fogli appesa alle mie vene, e sciolta in
canto mi addormenti le inquietudini prima che
sia sera, di queste sere buie che durano da giorni

 

*

 

sms #8

sono felice per le ragioni sbagliate, forse. il risvolto
di questa gioia segreta che monta agli angoli della
bocca – e li tende, al cielo – è l’orlo di un abisso
e d’ombra. ma non sfuggo, io, offro labbra e
parole e carne, la mia promessa a questo bagliore
improvviso. magari non brucio, magari mi salvo,
forse chissà. oggi è l’esatta cadenza di culla e di
vento che sanno i miei fianchi e io ignoro, a
irrorare i miei battiti coriandoli di vita

 

*

 

sms #15

mi sono evanescente, poi vedo pulsare linee nette
che mi fanno male mentre mi piego ad un’altra
forma e un’altra e la abito e spero di sentirne
prima o poi una che sia mia davvero, ché voglio
appartenere a me stessa, io [ritrovarmi] e fare,
smettere parole ingombranti, scavare nei pensieri
una radice robusta che mi fiorisca tra le mani
coraggio e la volontà di andare [oltre] di essere
io – una bussola segreta tra testa e ventre che
mi orienti verso un luogo in cui essere me per
intero, agli angoli spuntati del presente a passi
svelti via lontano dalla geometria sterile dei miei
dubbi, di tutte le inquietudini il centro

 

*

 

sms #24

in questa stanza tra queste pareti arancio sul pc
e contro i vetri del balcone, sulle mie mani tra i
miei capelli fino all’ultimo dei miei pensieri, rimbalza
prepotente il tuo odore e tu allora digli di
lasciarmi stare, di smetterla di starmi addosso e
dentro, di non tirare fuori dal passato il profumo
impertinente dei miei giochi. il tuo odore è sleale
ad insinuarsi così lontano fino all’essenza stessa
di me medesima, io non ho più un posto mio
dove nascondermi lui è dappertutto e guarda,
ha tutta l’aria scanzonata e trionfale di chi vince
a nascondino al primo colpo. mi viene dietro il
tuo odore, se ne sta incollato alla mia anima, che
cos’è un odore? niente, non lo tocchi non lo vedi
eppure è ovunque. scusa, puoi dirgli per favore
di non essere così forte? alla fine vince sempre a
braccio di ferro con la mia ragione

 

*

 

sms #36

la casa ha un respiro d’oggetti, che si sgonfia –
un’agonia –, che si svuota di ricordi e si spegne
in un rauco rimbombare la tua voce contro nude
le pareti. sembra di veder morire un animale
preistorico, che si accascia di stanza in stanza,
si decompone, e nel vuoto di presenza viva, si
rimpicciolisce – un’emorragia –, si apre fin nelle
viscere. e tu, (ospite ospitato) al centro di questo
strano corpo che fai a pezzi, non ti ritrovi più se
non in te stesso, e scopri che ti basti, nudo per
un istante, senza l’abbraccio consolante del tuo
guscio. traslochi (dal)la tua pelle.

 

***

 

“[…] Non si tratta più di versi (quelli di Silvia sono sempre rigorosamente calcolati in uguale unione fra messaggio e ritmo), bensì di sequenze di prosa tuttavia fortemente misurate, come dimostrano le riprese di frasi variate per forza di analogia e di migliore incisione e affermazione, e la variazione viene a essere una specie di rima concettuale, oppure c’è l’uso di parole chiave che hanno la funzione di collegare strettamente fino all’intreccio vigoroso i costanti problemi e proposte di soluzione di cui Silvia compone il suo discorso.
Direi che due sono i nuclei su cui si raggruma il discorso di Silvia: l’autoanalisi, l’estrinsecazione di pensieri, di domande, di situazioni interiori che ora sembrano risolte, ora rimettono in gioco al tempo stesso la vita e la parola appena pronunciate; e l’invenzione d’amore, rapido, mutevole, avventuroso sia negli eventi sia soprattutto nelle trasformazioni e negli imprevedibili stupori della scrittura […] Silvia intrica e districa la propria contraddittoria e spesso drammatica verità. L’aspirazione è l’estrema chiarezza che rileva la tensione continua delle affermazioni, delle confessioni, delle indagini interiori, delle moltiplicazioni dei dati nella speranza di arrivare ogni volta, in ogni “capitolo”, alla luce, e tanto spesso invece il groviglio diventa più complesso e più inquietante nell’ultima riga e questa anche più sconfortata, più faticosa, più ardua, e rinvia a un ulteriore “capitolo” , a un altro componimento con il quale forse si potrà arrivare alla comprensione di sé, che, nell’ambito della letteratura, coincide con la creazione di una nuova e ancora intentata arte dell’espressione, con la pronuncia proclamata e libera della letteratura che sia la lezione per chi scrive che diventa lezione per il lettore”.
(dalla prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti)

 

***

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