L’ospite indocile

L'ospite indocile

Marco Ercolani
Lucianna Argentino

Disperato e leggero

“Non risposero all’appello
ma la loro assenza
non provocò domande”

L’ospite indocile (Passigli, 2012) di Lucianna Argentino è un poema che indaga questi paesaggi di assenza, di soglia fra vita e morte. Verso dopo verso, l’intero libro si snoda come una preghiera che testimonia “gli abbracci vuoti / da braccia nude, senza niente in mezzo”, e sconfigge i silenzi del dolore, se “Scrivere è togliere spazio al male, / è addomesticare la paura”, se l’andatura dei versi, come “voce rimasta a vibrare”, è quella di un diario intimo, misterioso, esposto alla semplicità della confessione.

“Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe”

Siamo di fronte a una “lezione di tenebra”, a un rito interiore il cui respiro è “ricamato di speranza / con fili logori e terreni”. È una lezione minima, tessuta nell’abito che riveste il corpo:

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