L’ospite indocile

L'ospite indocile

Marco Ercolani
Lucianna Argentino

Disperato e leggero

“Non risposero all’appello
ma la loro assenza
non provocò domande”

L’ospite indocile (Passigli, 2012) di Lucianna Argentino è un poema che indaga questi paesaggi di assenza, di soglia fra vita e morte. Verso dopo verso, l’intero libro si snoda come una preghiera che testimonia “gli abbracci vuoti / da braccia nude, senza niente in mezzo”, e sconfigge i silenzi del dolore, se “Scrivere è togliere spazio al male, / è addomesticare la paura”, se l’andatura dei versi, come “voce rimasta a vibrare”, è quella di un diario intimo, misterioso, esposto alla semplicità della confessione.

“Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe”

Siamo di fronte a una “lezione di tenebra”, a un rito interiore il cui respiro è “ricamato di speranza / con fili logori e terreni”. È una lezione minima, tessuta nell’abito che riveste il corpo:

“Dice che non c’è addio nelle asole
e asola allora sia:
poca materia intorno e vuoto.
Sia passaggio e allaccio
sia lo spazio dell’abbraccio
sia pertugio e rifiuto
sia il chiuso
esposto alla parola”

Il bottone si infila nell’asola che lo accoglie. L’oggetto dialoga col vuoto. Abbottonare e sbottonare, chiudere per aprire: il luogo di un gesto che evoca i ritmi del vivente, uno “spazio dell’abbraccio”, di “passaggio e allaccio”, simbolo di come il pensiero interiore possa diventare “progetto che s’accorda in controcanto / e non ha forma e neanche mutamento”: gesto vivo, dunque, carezza.

“a volte il silenzio ha la meglio
ma di nuovo mi feconda la vita”

Libro intenso e “segreto”, questo, dove divino e umano si parlano come all’interno di un coro di voci, dove “responso del poeta” è “una domanda che è sempre appena fatta”. Di cosa si compone questa domanda?

“Le voci, chiede, avranno
Un paradiso tutto loro?
Un luogo dove, riposti gli strumenti,
tutte si raccolgono?”

L’ospite indocile di Lucianna Argentino fa entrare il lettore nel flusso continuo di un poema dove Dio, lutto, dolore, riflessione, anelito mistico, tenerezza carnale, si intrecciano in una sorta di confidenza continua, di reciproco parlarsi. C’è una morte, a sfondo del poema (l’unica poesia datata del libro porta la data della morte del padre). Ma intenzionalmente le poesie non dicono nulla a voce piena. Ogni evento doloroso lo evocano, lo sussurrano. Parlano “di materia imperfetta / di sostanza sopraffatta”. E, alla fine, ciò che resta nella memoria del lettore è un gioco delicato, segreto, che ha a che fare con i temi essenziali (la vita, la scrittura, la morte) ma intrecciati, alleggeriti, disciolti.

“C’è qui – mentre le voci dei bambini
Impollinano il tempo – come una nostalgia
simile a quella che del corpo hanno i morti.
Acqua acqua fuoco fuoco – giocano
a chi trova ciò che è nascosto
un gioco che durerà ancora,
a lungo”.

Non si potrà mai smettere di giocare “a chi trova ciò che è nascosto”: è lo spirito stesso della poesia, composto di trasparenze, soprassalti, vibrazioni, il desiderio di scrivere quanto urge e nello stesso tempo, paradossalmente, tacerlo.

“e lutto e sangue e una speranza rafferma
colano lungo le crepe della casa
le stesse sul viso della vecchia
che da quella che fu una soglia
dal principio dei tempi
urla asciutto il suo verbo
ancora crocefisso”

Una raffigurazione così scabra e potente del dolore è rara da ascoltare. E ringraziamo il poeta di avercela “esposta” in questo piccolo libro, disperato e leggero. (Marco Ercolani)

Testi

Non risposero all’appello
ma la loro assenza
non provocò domande
semplicemente si stette
ad ascoltarne l’eco del nome
come davanti la lettura
di un testamento.

*

Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe
e sgorga necessaria come tutto il bene
che in questo momento è compiuto
nel basso della terra
e si misura ad altezza d’uomo.

*

Ora mi siedo e scrivo
da dentro questa fonte mai sazia
dove a volte il silenzio ha la meglio
ma di nuovo mi feconda la vita
mi seduce la scrittura
concupiscente e casta.

*

a Sergio Pistolesi

Le voci, chiede, avranno
un paradiso tutto loro?
un luogo dove, riposti gli strumenti,
tutte si raccolgono?
Le voci, dice, sai non le parole
che non sarà muto quell’altrove
ricamato di speranza
con fili logori e terreni.
Ma la voce, sai, quel suono
che non ce n’è uno uguale a un altro
dov’è che va?

*

Pregano per noi
di materia imperfetta
di sostanza sopraffatta,
bisbigliano novene
in una loro lingua
d’inconciliabile verità.
Pregano loro già stati
loro scrocifissi dal mondo.

*

Se è guerra – la terra in rovina
sotto il cielo sceso giù per chi non ha ali
e nuvole e zolle sono di uguale sostanza
e lutto e sangue e una speranza rafferma
colano lungo le crepe della casa
le stesse sul viso della vecchia
che da quella che fu una soglia
dal principio dei tempi
urla asciutto il suo verbo
ancora crocefisso.

*

Le coste hanno luce
di rami spezzati
e gli schiocchi del mare
mordono il fiato al vento.
Risale a fatica l’orizzonte
col senso di noi offerti
in sacrificio alla creazione.

Lucianna Argentino
L’ospite indocile
Presentazione di Anna Maria Farabbi
Firenze, Passigli Editori, 2013

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Nota biobibliografica

Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore. Presente in numerose antologie, ha pubblicato i seguenti libri di poesia: “Gli argini del tempo” (ed. Totem, 1991), “Biografia a margine” (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci; “Mutamento” (Fermenti Editrice, 1999) con la prefazione di Mariella Bettarini; “Verso Penuel” (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia; “Diario inverso” (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi; “L’ospite indocile” (Passigli, 2012) con una nota di Anna Maria Farabbi.
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4 pensieri riguardo “L’ospite indocile”

  1. Ringrazio Marco Ercolani per questa sua intensa e partecipe nota di lettura in cui è riuscito a cogliere i molteplici temi di questo libro e di cui mi piace in particolare la definizione che è quasi un ossimoro di “disperato e leggero” dove il disperare è appunto alleggerito e in qualche modo rinnegato dalla scrittura poetica tesa alla strenua ricerca di “quanta benedizione c’è sulla terra”.
    Un grazie di cuore per l’ospitalità a Francesco Marotta e un saluto a Enzo Campi che con molto piacere incontrerò sabato prossimo a Bologna.

  2. Grazie a Lucianna, per il suo bel libro, e grazie a Francesco, per avere ospitato, oltre ai versi de “L’ospite indocile”, la mia nota di lettura. Non posso che essere lieto dell’azione-presentazione patrocinata da Enzo.

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