Sull’inverno più o meno

Tommy Ingberg - time
Tommy Ingberg – time

Alessandro Seri

Un angolo sarebbe tenebra
e quello opposto, dato il suo opposto,
infiammerebbe senza scintilla.

Astro dopo stella, macchia dopo macchia
in fieri la pelle invecchierebbe
fino alle crepe dell’ovvio.

Senza motivo alcuno
la distilleria del tempo
godrebbe di se stessa.

.

Testi inediti
(2013)

.

LA CONTESSA OLENSKA – Firenze 1999

Sui rami degli alberi restano
appese le foto ricordo
dei nostri vissuti a metà

memoria conduce noi stessi
costanti a negare l’assenza
di una mendace realtà

perenni gli affanni e lamenti
sperando mutati gli eventi
il crine di pioggia ci lava

si scorge soltanto un recinto
che limita la prospettiva
dell’ultimo sguardo dipinto
nell’attimo dell’abbandono.

*

GIULIO ROMANO

Essere si può
di anonime fattezze
così come si è

delle madonne piaccia
l’abbondanza
dei maschi l’opulenza

barocco di ritorno
nei suoni il movimento
e tumefatto autunno

ad essere noi stessi
s’intrecciano destini
affiancano nei passi
non semplici ricami

*

TRANSEUNTE

Dilegua la figura e sfuma
evanescente il corpo
in cento singole sembianze

così usurpa il nulla
i volti passeggeri
appello a riprodurre un fremito

colmando di qualità l’abisso
estrema pentecoste e slancio

si arrendono le nostre parodie
nell’ultima celeste legge umana.

*

LA DERIVA DEL PLATEAU

È tutto nell’arnese colorato
che slancia se stesso verso il cielo
cosciente di dover tornare
il simbolo d’umana resistenza

si sforza d’apparire fluorescente
cattura verso l’alto il fiato
più delle parole e delle nuvole,
più dell’umidità del mare

è solo semplice attrazione fisica
è senso della terra, è sfida
vecchia d’argilla e viaggi la sua storia
e per fortuna puzza

*

FINE PENA MAI

La giusta coesistenza degli opposti
prevede del confine l’esistenza
tracciato sulla carta e sulla terra
vissuto con sistema e temperanza

i dotti cammellieri del deserto
vacillano al cospetto delle stelle
e chini sulle gobbe personali
dispongono del dubbio come acqua

dell’onniscenza presuntuosa
si fa carisma la filosofia mentre
passeggia dentro lo stecchato
l’ergastolo tormento e sicurezza.

*

SULL’INVERNO PIU’ O MENO

La prospettiva offerta sventola senza bandiera le
coincidenze col futuro e strappa le ipotesi di libertà
ai militi fantasma che popolano ad inoltrata notte
gli angoli mosaico della faccia tradita dall’insonnia

coperta con macchie di cute che squama
in fiamme per nascondere ogni fallimento
sta la scienza che esonda e mal sopporta di
essere distinta suo malgrado dai simboli sublimi

e cede all’esattezza di labbra strette il predominio
la spinta l’orizzonte una visione che fomenta
il nuovo che non arriva mai a termine di consolare

Tu quoque, Brute fili mi

Ioanni figlio novello
morto s’è ‘l tuo fratello

e trascina via i corpi sconsolati questo annunciato
freddo a sterminare colonie di mosche e qualche
candida speranza condivisa in cima alla collina
protetta al crepuscolo da una nebbia di zucchero felice

e resta di noi solo il
privilegio della morte

*

HIGHEST HOPE

È come bagnare la notte di neve
lenire con l’acqua il dolore
nel fondo d’ogni cassetto
riposano le alte speranze
che passi per sempre l’inverno
che morbido cessi un lamento.

Nell’occhio che vibra col buio
si sguscia dal letto per bere
di sé qualche ora perduta
un tenero bacio al silenzio
di una candela minuta.

All’ombra c’è un calice vuoto
coperto dal telo sacrale
rubato con nostro signore
al prete che non dice messa
ma paga per questo la tassa.

Svanisca al più presto il rumore
del gesso che striscia lavagna
riprenda a suonare la banda
il lento motivo sospeso
la carta i tarocchi l’appeso

*

Si esclude l’odio quando
del presente resta l’altrove
e nell’altrove riprende il sentiero.

Così che l’attesa estende
il respiro sospeso
dell’attraversare la strada.

L’esilio costeggia il vuoto
della cintata tundra
la casa è la mia lingua.

*

Un angolo sarebbe tenebra
e quello opposto, dato il suo opposto,
infiammerebbe senza scintilla.

Astro dopo stella, macchia dopo macchia
in fieri la pelle invecchierebbe
fino alle crepe dell’ovvio.

Senza motivo alcuno
la distilleria del tempo
godrebbe di se stessa.

*

IL 5 MAGGIO

Nel giorno che già fu svelato
la nebbia invase, ospite sgradita,
il centro spostando verso sera
l’incedere scollato della primavera.

Seduto accanto alla scrittura
dall’amplificazione usciva un’eco
svenduto ai cori degli juventini
di giubilo e pure di maledizioni.

Apparve tra la folla esuberante
Giancarlino meccanico saltante
e nascosto dietro l’impeto dei figli
un anonimo Presidente di provincia.

Nel ritmo sordo della pioggia il mare,
di vessilli bicolori, si separò nel mezzo
e tacque per lasciar passare
la processione dei neo catecumeni convinti.

Basito dagli occhi di miracolo anelanti
nel sacro fuoco delle fedi urlanti
restai composto e sorridente
evitando la ricerca della spiegazione.

_____________________

Alessandro Seri
Alessandro Seri

Alessandro Seri è nato e vive a Macerata. Ha pubblicato: E mi guardi con gli occhi di un gatto nero (Blu di Prussia Editore, 1998); il racconto “Alienor d’Alpais” (Blu di Prussia Editore, 1999) incluso nell’antologia Temi d’Autore. È presente nelle antologie L’apparecchio di Junior (Editrice Zona, 2002), Nodo Sottile 3 (Crocetti, 2002) e L’opera continua (Giulio Perrone, 2005). Nel gennaio 2006 è uscito, per i tipi di Pequod, Rampe per alianti. Sue poesie si trovano in: «Piccole Città», «Hortus», «Atelier», «Poesia» e sulla rivista web «Ulisse» (LietiColle editore). Suoi testi sono stati utilizzati per la pièce teatrale Quattro. Ha scritto per il «Corriere Adriatico», «Il Messaggero» e per il mensile «La Prima». Ha curato per otto anni la sezione letteraria del Festival “Artistrada” di Colmurano ed ha ideato il premio letterario Poesia di Strada del quale presiede la giuria. Cura le attività letterarie per il Comune di Macerata. Collabora con le riviste: «Buon Gusto», «La voce delle Marche» e «Culturama».
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***

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1 commento su “Sull’inverno più o meno”

  1. inediti testi di tempi inediti. esiste un tempo che è possibile editare anche passato? Seri incede nei suoi versi con parole che riferiscono “un tempo inedito”, l’ inverno metaforico dell’ essere umano, come capolavoro in fine? . c’è, rilevo e in rilievo, un rapporto di “conflitto sconf(l)itto” con il tempo/la morte. forse in via di guarigione. comunque ogni testo poetico è un tempo inedito. questo il mio pensiero almeno: unico fermo mobile ubiquo che si volta nel dovere prorompente del poeta di resocontare l’ istante. scorrimento.
    rimango azzeccata all’ idea che la scrittura sia mezzo e scopo per comprendere vita, morte e sì, bellezza che interessa e pregna profondamente gli uomini ma che gli uomini non vedono. Seri in questa raccolta presentata si dichiara poeticamente alternando uno stile ermetico, che viaggia, attraversa profondo, e lo rende con leggerezza e carisma, (e verso il quale secondo me si sente attratto e portato e sfrenatamente arreso più che altro) e uno più narrativo più “semplice” ma più frenato perché meno poetico meno fluido a mia lettura personale e opinabile, meno intenso da seguire nella lettura insomma, e che talvolta rischia di sfiorare il prosaico e incantarsi lì dov’è.
    comunque bella proposta, non conoscevo e mi scuso se nel traino delle sensazioni poche ne ho imbroccate con corrispondenza del poeta ma si legge e o si mastica o si inghiotte o si sbrana si ‘ digerisce’ a seconda dell’ educazione del vissuto proprio.
    un saluto alla dimora e un abbraccio caro a Francesco.
    paola

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