Messaggi nella cenere

Etna

Yves Bergeret

“je suis le murmure à jamais muet
des milliers de générations d’hommes et de femmes
déjà consumés sur les bûchers des grands âges,
des guerres et des famines”

 

Testi tratti da:
Poème de l’Etna / Poema dell’Etna
(24 marzo 2010)

 

Deuil de l’horizon

Accepte, volcan,
la terre et la mer
qui veulent remonter jusqu’à ta bouche
et s’y engloutir.

Ecoute, volcan,
l’horizon orphelin
qui ne sait plus choisir
entre fuir et prier.

Redonne, volcan,
à l’horizon les jambes qui lui manquent
et à la mer la légende entière
où chacun trouve son rôle avant la cécité.

 

Lutto dell’orizzonte

Accogli, vulcano,
la terra e il mare
che vogliono risalire fino alla tua bocca
e in essa inabissarsi.

Ascolta, vulcano,
l’orizzonte orfano
che non sa più decidere
se fuggire o pregare.

Restituisci, vulcano,
all’orizzonte le gambe che gli mancano
e al mare l’intera leggenda
dove ognuno trova la sua parte prima della cecità.

 

*

 

Message dans la cendre

L’abeille dans son chant,
le martinet dans son vol,
le maigre pollen dans son espoir
et moi dans mon tâtonnement
recommençons chaque printemps
à chercher dans la cendre
les syllabes pour recomposer les mots.

Cherchons, cherchons.

Trouver des membres de phrase n’est pas impossible

Ou des mots dans plusieurs langues: ainsi Linguaglossa,
ainsi Mongibello.

Les années des grands cataclysmes
on peut même relever des verbes
comme “transmettre, braver, rompre, naître”.

“Ressusciter” est très rare:
c’est que la cendre n’est pas assez naïve.

Pourtant un matin juste avant l’été
j’ai trouvé en pleine cendre une petite pierre ponce biface:
c’était “aimer”: une face “déchirer”, l’autre face “accueillir”.

 

Messaggio nella cenere

L’ape col suo canto,
il rondone col suo volo,
il polline sottile con la sua speranza
ed io con i miei incerti tentativi
ricominciamo ogni primavera
a cercare nella cenere
le sillabe per ricomporre le parole.

Cerchiamo, cerchiamo.

Trovare parti di frase non è cosa impossibile.

O qualche parola in diverse lingue: come Linguaglossa,
come Mongibello.

Negli anni di grandi cataclismi
è possibile perfino recuperare dei verbi
come “trasmettere, sfidare, rompere, nascere”.

“Resuscitare” è molto raro:
a quanto pare, la cenere non è abbastanza ingenua.

Eppure un mattino, poco prima dell’estate,
ho trovato in mezzo alla cenere una piccola pietra pomice
a doppia faccia:]
era “amare”: su un lato “dilaniare”, sull’altro “accogliere”.

 

*

 

Plusieurs fois le poème

Marchant dans la pente
par les laves et les cendres
j’entends le volcan hurler son effort
et le tambour lui clamer son espoir.

Marchant par les villes et les rives
j’entends au loin le volcan gronder
et le tambour rassurer les dieux en sommeil.

Marchant dans la pente
par les laves et les cendres
j’entends le souffle alterné du volcan
et du tambour que frappe la main des dieux.

Marchant dans la pente
entre la violence et l’invocation,
j’entends la reprise sans répit
des vers de mon poème
qui va dans les pas du tambour
très près de la joie du soleil.

 

Spesso il poema

Camminando lungo il pendio
tra lave e ceneri
sento il vulcano urlare il suo sforzo
e il tamburo gridargli la sua speranza.

Camminando per le città e le rive
sento il vulcano brontolare in lontananza
e il tamburo rassicurare gli dèi che dormono.

Camminando lungo il pendio
tra lave e ceneri
avverto il soffio alterno del vulcano
e del tamburo che la mano degli dèi batte.

Camminando lungo il pendio
tra violenza e invocazione,
ascolto la ripresa senza tregua
dei versi del mio poema
che procede al ritmo del tamburo
vicinissimo alla gioia del sole.

 

Etna

 

Testi tratti da:
Cécité / Cecità (2 aprile 2011)
Poèmes pour une installation de Gianluca Lombardo
(Poesie per una installazione di Gianluca Lombardo)

 

1
Dans la grotte j’ai éteint ma lampe.
J’ai entendu:
mon souffle, ma digestion,
mon cœur.
Puis j’ai entendu tomber à l’antipode
une à une
les gouttes de la question
qui m’a jeté au monde.

 

1
Nella grotta ho spento la mia lampada.
Ho sentito:
il mio respiro, la mia digestione,
il mio cuore.
Poi ho sentito cadere agli antipodi
una ad una
le gocce della domanda
che mi ha gettato nel mondo.

 

*

 

2
Sur la neige en altitude
sans lunettes noires
au troisième jour
je suis devenu aveugle.
J’ai entendu chuinter le glacier
et se retourner sur leur lit
la première et la troisième pentes de la montagne.
J’en suis devenu la deuxième:
son désir,
qui n’a plus de verticale ni d’horizontale,
son désir nourri de feu et de sang.
A tâtons je rampe jusqu’à la pitié
et procrée la parole.

 

2
Sulla neve in altura
senza occhiali scuri
dopo tre giorni
sono diventato cieco.
Ho sentito fischiare il ghiacciaio
e rigirarsi nel loro letto
il primo e il terzo pendio della montagna.
Io sono diventato il secondo:
il suo desiderio,
che non ha più altezza né orizzonte,
il suo desiderio nutrito di fuoco e di sangue.
A tentoni mi arrampico fino alla pietà
e partorisco la parola.

 

*

 

3
Il se peut
que je sois un vestibule sans lumière
dont je franchis une à une les portes.
J’essaye de ne pas les claquer.
Si une poignée m’échappe,
la porte en claquant
fait tomber encore un morceau du récit
qui m’enrobe.
Et m’échappe.

 

3
E’ possibile
che io sia un vestibolo senza luce
di cui varco le porte una ad una.
Cerco di non farle sbattere.
Se una maniglia mi sfugge,
la porta sbattendo
fa cadere ancora un brano del racconto
che mi ricopre.
E mi sfugge.

 

*

 

6
Sur une pierre au bord du cratère
j’ai laissé ma peau
et la nuit je me baigne dans le ciel.

Sur un léger cri
j’ai laissé ma peau.
Dans le sillage du cri je me baigne
et touche l’air,
l’air que j’inspire
juste avant le chant.

 

6
Su una pietra sul bordo del cratere
ho lasciato la mia pelle
e di notte faccio il bagno nel cielo.

Su un grido leggero
ho lasciato la mia pelle.
Nella scia del grido mi immergo
e stringo l’aria,
l’aria che a me si ispira
poco prima del canto.

 

(Traduzioni di fm)

 

***

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8 pensieri riguardo “Messaggi nella cenere”

  1. che bravo….meraviglioso! Si sente il calore dei lapilli vulcanici…
    (però certi termini come Linguaglossa bisogna interpretarli nel contesto :-)

  2. Linguaglossa è una località alle falde dell’Etna, che conserva nella ripetizione del suo nome (come anche Naso, Naxos, Messina stessa prima Zancle (“falce” per via del suo porto naturale unico al mondo), etc…) tutto il carico bastardo di storia che questa terra si porta dietro.

    1. Francesco, come ti dissi giorni fa, ascolto e leggo questo post associandolo a questa musica “sfavillante” di un Palermitano d’eccezione: Giovanni Sollima

      grazie per quest’opera di traduzione immensa che stai portando avanti, forse ancora molti non hanno colto il senso profondo del dono che in queste pagine risiede e si concretizza.
      grazie.

  3. è, questo di Yves Bergeret, un viaggio sonoro – ritmato dalle anafore, con la delle nasali di ‘pente’, ‘cendres’ ‘ponce’, ‘tambour’, alla quale risponde il controcanto delle liquide e delle dentali (l’abeille, le martinet) – e visivo, oltre che visionario; si arricchisce del confronto continuo -alle mie orecchie, ai miei occhi – con le scelte di traduzione di Francesco Marotta, nitide anch’esse, progressivamente, senza tacere della fatica del messaggio nella cenere::

    L’abeille dans son chant,
    le martinet dans son vol,
    le maigre pollen dans son espoir
    et moi dans mon tâtonnement
    recommençons chaque printemps
    à chercher dans la cendre
    les syllabes pour recomposer les mots.

    Cherchons, cherchons.

    L’ape col suo canto,
    il rondone col suo volo,
    il polline sottile con la sua speranza
    ed io coi miei brancolamenti
    ricominciamo ogni primavera
    a cercare nella cenere
    le sillabe per ricomporre le parole.

    Cerchiamo, cerchiamo.

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