nelle pause del tuo disamore

Raymond Meeks
Raymond Meeks

Pier Maria Galli

5 semplici righe perché è un quasi sera, ed è inverno.
perché oggi potevo potarti le rose
con l’equilibrio di un bambino e non l’ho fatto.
perché è di un’irresponsabile bellezza
la sciagura di certe felicità inconsolabili

.

Testi inediti
(2007-2013)

.


.

riprenderti.
un primo piano
poi due poi tre.
e ancora a perdifiato,
a pellicola stremata.
e tu che dici: non smettere,
è l’unico viso che ho

*

le rose congedate dalle rose
cortili rimasti seduti senza case
scomparsi tutti i cieli coperti
noi nudi senza più quel foglio addosso
– la sola notizia era il vento

*

di mattina sei il permesso di certi visi.
i gerani nel cortile,
le statue senza peso delle prime ombre,
il chiaro di noi forte di vita
che non arriva fino a sera

*

qui da dove ti scrivo piove da giorni, e null’altro,
perché la nudità è una sosta,
quei seni retrocessi sino a sbottonare la pelle.
e dopo la mia finestra, in verità,
c’è solo un lievissimo maltempo,
e momenti sul petto,
come ti si oscurassero i seni nell’ombra che fanno le ossa

*

ognuno col proprio nome addosso.
e, se ci pensi, la parola è
la sintesi di uno spazio.
altro non c’è, se non immaginarci

*

scriverti che l’infelicità
è solo un attimo disordinato
di meraviglia. poi la camicetta
che qualcuno ti apre, ed
entra solo qualche giardino
rimasto tra i rami
dopo una giornata di vento

*

Pier Maria Galli - amami / nelle pause / del tuo disamore
Pier Maria Galli – amami / nelle pause / del tuo disamore

*

diventano i loro nomi
e quindi figure di voce

(non s’era detto che tacere
è una distanza lavorata, e
non c’è prodigio se via da te
senti il mio viso
che cade sul tuo)

*

se c’è vento
conversano rumori le foglie
sedute a manciate sulla direzione dei rami
che sono dita uscite a vedere
le tue nudità per sentito dire

*

5 semplici righe perché è un quasi sera, ed è inverno.
perché oggi potevo potarti le rose
con l’equilibrio di un bambino e non l’ho fatto.
perché è di un’irresponsabile bellezza
la sciagura di certe felicità inconsolabili

*

sfere esitate i tuoi seni
per ricominciarti ogni volta
daccapo, finché e senza cessare
ti spoglia un vento
che solo immagina di esistere

*

in luogo di stormi e
voli radenti per l’azzurro del cielo,
nel punto ideale dove ora
scriveremmo pioggia.
l’esodo del tuo giungermi in timidezze
di capelli a capofitto,
e sciupandosi nemmeno

*

solo nel breve ogni cosa
appare a lungo illuminata, e
le tue mani mai apparse
nel loro chiarore assoluto

*

(tuttavia ora dovrei scrivere delle lettere, tre o quattro al massimo. quante basterebbero per dirti come stanno le domeniche sul lago, e quanti amanti hanno creduto di vedere sino ad oggi. quasi che gli amanti esistessero davvero di domenica sul lago. e non fossero invece che una fuga senza scalpori di notizie, un tramonto soltanto udito nella tantissima campagna)

*

(un rumore di foglie, nessun bosco più in là, l’idea assoluta che non esiste la parola bosco, l’insistenza delle foglie sino all’infanzia, l’infanzia che è bosco, una stanza a mano a mano, la tela su una scena muta, una scena muta priva di tela in una figura di voce di donna, le parole che si aprono perché qualcuno esca, le parole che si aprono e basta, restando incerti come se nudi dentro le vasche vuote, un paese privo di case sui 2 lati di una strada – e lì ci innamoriamo)

*

Pier Maria Galli - lirica 22
Pier Maria Galli – lirica n. 2

*

adesso che si restava. e dentro
movimenti di foglie e stranezze
d’acqua sui muri. spoglia un vento
che immagina di spogliare. tu taci
e fuori piove. il cielo non parla d’altro

*

la cauta metereologia delle lenzuola
dopo che i corpi se ne sono andati.
la calce bianca del vento sui muri
della casa. tu – odori di luoghi
quando tutto sparisce

*

somigliami all’inverno
nei tuoi giardini chiusi,
quell’angolo della tua bocca
dove le parole coltivano l’aria
quando taci

*

nei vestiti rimasti per terra
non giunse nessuno,
nemmeno il profondo delle ascelle
o un tono di seni.
sarebbe bastato le chiedesse
in che nudo esistiamo

*

in quel poco vento che basta
a spogliarci restiamo seduti per ore,
senza una parola da preferire.
stanze nude come delicati musei

*

il cesto della frutta vuoto
poggiato precisamente al centro del tavolo.
ogni cosa ha un suo posto, esatto e concreto.
come quella frutta che non c’è

____________________

Pier Maria Galli
Pier Maria Galli

Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005), Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008), Gli uomini belli ed altri cortometraggi (Clepsydra Edition, 2009).

Dei suddetti volumi sono ancora disponibili:
Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005)
Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005)
Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008 )
Gli uomini belli ed altri cortometraggi (Clepsydra Edition, 2009)
è rintracciabile in rete all’indirizzo:
http://piermariagalli.wordpress.com/
____________________

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13 pensieri riguardo “nelle pause del tuo disamore”

  1. Di una bellezza sconvolgente tanto oltrepassa la mia forza la vibrazione del tormento a nutrirsi di questi versi se c’è vento ,denuda le domande tra le mani negative della grotta ,ti prende sulle spalle come a farti crescere ,esplode la sua armonia che i fiori di vetro al balcone d’estate

  2. Meraviglioso Pier….. (!) ,
    che sa scrivere l’indescrivibile,
    ed in forme di “tatto” estremo sfiora colmi vuoti saturandoli di poesia assolutamente compiuta.
    E grazia della voce di Natàlia, che timbra le righe in un quadro atmosferico “d’un’ irresponsabile bellezza”…

    Mano e voce che in un sipario di nebbia recano luce assoluta!

    Grazie infinite, Reb Stein :)

    francesca

  3. Di poesia non me n’intendo, ma non c’è verso non dire che ” la sciagura di certe felicità inconsolabili ” è un verso che va nel verso giusto.

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