Perché non leggo più poesia

Giuliano Mesa visto da Davide Racca

Alcor

Ieri, cercando in rete materiali su Giuliano Mesa, un poeta che amo molto, uno dei pochi, anzi, dei pochissimi che quando leggo mi è assieme compatriota e guida in terra incognita, che mi dà al tempo stesso piacere e lavoro da fare, sono incappata nello scambio tra due poeti. Uno, pessimo a mio avviso, al punto da irritarmi fin quasi allo sghignazzo per lo sforzo e l’intellettualismo e la mancanza di talento, ma che frequenta assai bene, e l’altro, anche quello a mio avviso privo di talento, ma con un’ “anima di poeta”, ahimè, che l’altro, più astuto, si guarda bene dall’avere, e se l’avesse, cosa che non mi risulta, di mostrare. Il secondo non mi irrita, perché è talmente ingenuo da scrivere poesie di bruttezza “evidente” (cosa che l’altro, molto più consapevole e sgamato di lui, non farebbe mai, preferendo giustamente l’area meno rischiosa in cui la parola bruttezza neppure si pone, per la sua ingenuità). Parlo di quella bruttezza che si raggiunge soltanto cercando di arrivare alla “poesia” con tutti i propri sentimenti e la propria volontà ma privi di ogni senso critico, di ogni consapevolezza intellettuale, privi anche di quel genio, piccino piccino picciò, che è il genio dello spirito del tempo, il genio scorpione. Insomma, per me, entrambi pessimi, ma interessanti antropologicamente, perché rappresentano le due armate scalcagnatissime che si combattono oggi sul terreno scivoloso della poesia e che le fanno male ognuna a suo modo. Una è scalcagnatissima perché è la poesia del dilettante che non capisce come mai nessuno se lo fili e si fili invece l’altro, come mai a lui restino i siti di seconda linea e all’altro la possibilità di prender parola, la seconda è quella che ha letto Sun Tzu e sa muoversi nel mondo. Entrambe contribuiscono robustamente alla discarica di parole a cielo aperto che ci minaccia da ogni parte, ma quella più sgamata fa più danno, perché una (cioè io) se la trova come un’erbaccia che intralcia il passo proprio lì dove dovrebbe trovare selezione e guida alla scoperta della nuova poesia di valore. Queste due armate, la stracciona e la rimpannucciata, alla fine fanno sì che una come me, che è stata una grande lettrice di poesia, non tanto per la quantità, quanto per l’intensità, abbia smesso di leggerla e si accontenti di rileggere quello che già conosce. Non facendolo per lavoro, alla fine si rinuncia e si aspetta l’incontro casuale, fortunato, come è accaduto con Mesa, nonostante tutto il chiasso di questa gente velleitaria da un lato e arida e saccente dall’altro.

(Da qui…)

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49 pensieri riguardo “Perché non leggo più poesia”

  1. Simpliciter: – Veniamo al termine, invece.
    Complicatibus: – Senza mezzi termini?
    Simpliciter: – Senza mezzi termini.
    Complicatibus: – Né ponendo tempo in mezzo?
    Simpliciter: – Senza porre tempo.
    Complicatibus: – Senza mezzi termini, né ponendo tempo in mezzo, come termine di paragone si usi solo e soltanto il termine del paragone.
    Simpliciter: – La fine del come?
    Complicatibus: – La fine del come e del quando, del dire e del tacere: la fine del dove non c’è fine.
    Simpliciter: – La finisca.
    Complicatibus: – Cosí?
    Simpliciter: – Cosí come?
    Complicatibus: – Un’altra volta?
    Simpliciter: – Un’altra volta cosa?
    Complicatibus: – Un’altra volta.
    Simpliciter: – Cosa?
    Complicatibus: – Un’altra volta cosa, un’altra volta come.
    Simpliciter: – Dica qualcos’altro.
    Complicatibus: – Qualcos’altro, qualcosa d’altro: ma dire una qual cosa, se pure d’altro, non è dire come cosa dire, e non tacere? o dire di cosa come, e non tacere.

  2. nessuno ti obbliga a leggere la disputa tra due oche da cortile, implica una certa dose di voyeurismo, che la poesia sia messa male anche e soprattutto per colpa dei poeti è fuori discussione, tanto vale non calcare troppo la mano del finto perbenismo e del chiamarsene fuori, meglio non curarsene e continuare a cercare le poesie di Giulio Mesa se ti piace Giulio Mesa

  3. in linea generale, da scrittore piccino picciò, mi sento di condividere l’opinione di Alcor sulle due armate, trovandomi spesso nella no man’s land tra di esse, non collocandomi (spero) tra le fila di nessuna, ma cercando di intrecciare un dialogo ed un confronto che mi dia strumenti adeguati per interpretare il paesaggio della poesia contemporanea.
    Forse, più che fare i nomi e “processare” specifiche individualità, sarebbe giusto indicare una terza via (!), sulla quale non è necessario uccidere la propria esperienza a colpi di tatticismi tortuosi e dannosi, più che altro a se stessi; oppure dove è indispensabile corazzare “l’animo da poeta” con un’assidua frequentazione del pensiero, della riflessione. Consigliando in entrambi i casi l’umiltà di non proclamare nessuna qualifica di sé e la consapevolezza della fortuna di essere parte di un mondo che dovrebbe ispirare una visione del mondo, e che invece non fa altro che respingere i curiosi e gli interessati, sebbene poco seguaci.

  4. Cara moltitudine infila una moltitudine di10 euro
    nella fessura del mio talento,
    asperità idiosincratiche calpestabili, abitabili.
    Sono un bel poeta
    e aspetto dal cielo un diluvio di argomenti
    capaci di umiliare la mia boria.
    Il giganteggiare senza cattedrali
    del mio bel dire
    devo offrire alla vostra attenzione.
    Deliberate l’insolenza o cieli!
    L’invettiva, aggancia l’attenzione e precede la critica,
    se questa ha chiari argomenti
    e non un torbido e astruso lungo lungo manifesto
    non aver niente da dire.
    Lampo giallo bianco!
    Serve uno stile che non sia ostile alla lettura
    e una moltitudine che infila dieci euro nella fessura del nostro talento.
    (enrico dignani)

    pubblico apprezzamento in piedi. applausi e felicitazioni.

  5. un dubbio (d’)am(b)letico

    è più reazionario 1) stigmatizzare comportamenti e paesaggi antropologici, ampiamente diffusi in rete e ben visibili a chiunque non aspiri ad arruolarsi, o 2) riconoscersi nel gruppetto identitario su base regionale, rivistale, festivaliera, bloggale, recensitaria, criticonzola, antologica, amicale, familiare, familista, premiale?

    è più reazionario 1) declinare, sia pure con toni sarcastici, il proprio disappunto verso pratiche a dir poco vergognose nel campo delle lettere e delle letterine e la mancanza totale di indirizzi critici degni del nome, o 2) scrivere le noticine a pie’ di blog e di pagina per gli amici del grupponzolo, correre a sostegno se qualcuno osa metterne in dubbio il talento e il genio, tenere sotto controllo la porzione di territorio avuta in gestione dai fumosi teorici di riferimento, cooptare gli affiliabili, denigrare i refrattari e tutto ciò che non rientra nelle teoriche e nelle pratiche che fanno da contrassegno identitario del branco?

    io penso che il rischio “reazionario” sia possibile al punto 1), è nella logica delle cose e può sempre essere tenuto bada con la dilettica e l’esercizio critico; ma penso pure che al punto 2) siamo in presenza di fascismo allo stato puro (e i fascisti travestiti da compagni sono le congreghe più pericolose e devastanti)

    lc

    1. mah, non volevo metterla su un piano così muscolare, o fare la classifica di cosa/chi è peggiore. alcor argomenta in modo arguto, e il caso riportato è tipico, e tipicamente irritante. il punto è non lasciare che due tizi che non rispetto mi facciano smettere di leggere poesia. che trovo sia (che forse è) un cedimento alla cultura della diffidenza cinica che domina ultimamente, tutto qua.

      1. nessuna muscolatura, anche perché non si addice ad un personaggio letterario quale io sono
        solo che mi sembrava fuori luogo e di dubbio gusto, in relazione al contenuto dell’articolo, quell’aggettivo, “reazionario”, considerando quello che avviene nei blog letterari a iniziare da quelli maggiori

        lc

  6. Buona sera, Francesco e tutti.
    Non ho ben capito perché hai rilanciato qui questo post, pensavo che il blog godesse ormai di una circolazione carbonara, ma va bene. Non ho capito del tutto neppure alcuni commenti, perciò rispondo su quel che ho capito. E’ leggermente – o anche decisamente, lascio a voi – sarcastico, è vero, un po’ per mia colpa ché sono reattiva, un po’ per la situazione che, anche rinunciando al sarcasmo, continua a sembrarmi quella che indico, soprattutto per come si presenta seguendo i dibattiti e i flames in rete o su fb. Ed è anche paradossale, perché non è vero che non leggo PIU’ poesia. E’ vero però che ne leggo poca di nuova e solo se la segnalazione mi arriva ripetutamente da molte parti e soprattutto da molte parti su posizioni diverse, se non avverse. E soprattutto, non sono la sola ad essere diventata così avara. Reazionaria, tuttavia, no, non sono ancora tornata a Pascoli, e neppure a Montale. Io credo che, tirato un bel respiro e rinunciando a una difesa d’impulso di territori o collettivi o schieramenti che non è neppure detto siano davvero i propri, sia difficile sostenere che seguire la poesia oggi sia una faccenda semplice. E questa difficoltà è obiettivamente aumentata dall’enorme quantità, e l’enorme quantità rende quasi impossibile, o almeno lentissima, l’opera di quei filtri che funzionavano fino all’altro ieri. In questa difficoltà obiettiva, il chiasso delle diatribe inutili è insopportabile e toglie – non solo a chi fa altro – la voglia di esplorare. Un secolo che abbia prodotto legioni di poeti non c’è mai stato, eppure legioni di poeti si combattono in questo secolo. Non vi sembra per lo meno curioso, non c’è qualcosa che non va?

    1. non solo c’è un problema, ma quello è il problema: l’enorme quantità. o, come mi diverto a chiamarlo io ripescando da w.s., il “grande numero”. la comunicazione immediata e non-mediata, la moltiplicazione dei dati.

      e non tanto in poesia, a ben vedere. basti pensare a chi si occupa di fotografia, o di musica, per dire. (per non parlare della politica).

      è vero: l’aggettivo “reazionario” era inappropriato, chiedo venia.
      dunque mi rettifico, e preciso: lo sguardo caustico su certi (spesso poveri, mica no) ‘dibattiti’ può essere rischioso, poiché finisce per alimentare l’escapismo e la disillusione.
      non dico che bisogna prendere sul serio ogni conato espressivo in circolazione. dico che scappare dal contemporaneo non è l’unica soluzione. e che a volte, per alcuni, rischia di diventare nostalgia dei Grandi Criteri, del Grane Canone dei pochi ma certificati.
      (non è verosimile che accada a una lettrice di Mesa, lo so, ma tant’è, questo mi frullava in testa al primo commento).

      a voler essere romantici aggiungerei che la ‘bellezza’ è stata sempre, per lunghi lunghi secoli, esclusiva, difficile da perseguire, rara. se apro la mia pagina facebook e vedo i tramonti photoshoppati, gli haiku de noantri, i buon-compleanno-sylvia-plath, mi viene da pensare che forse, in un altro modo, essa è tornata ad essere qualcosa di complicato. allora, forse, se i “filtri” non sono più quelli dell’altro ieri. dovremo inventarcene di nuovi.

      grazie e un saluto

      1. E’ un rischio, certo, capisco quel che vuoi dire e, nonostante il post irritato e il titolo estremista, non ho chiuso tutte le porte a doppia mandata.
        Grazie a te, ciao.

  7. Alcor, tu scrivi (e non credo per caso): Non ho ben capito perché hai rilanciato qui questo post.

    Be’, di solito, quando si incontrano degli articoli che ci sembrano particolarmente interessanti, o perché rispecchiano totalmente il nostro pensiero o perché contengono spunti di riflessione che riteniamo significativi per una eventuale discussione, può succedere che qualcuno li reblogghi o li linki per offrirli all’attenzione, come in questo caso, dei propri lettori. L’importante è salvaguardarne il senso e l’integrità e dare tutte le indicazioni per risalire all’originale. Ed è esattamente quello che è stato fatto e che succede, come ben sai, da quando la rete esiste.

    Alla luce di questa elementare considerazione, sono io a non spiegarmi la tua perplessità iniziale.

    Comunque, alla ragione di cui sopra, almeno in questo caso, puoi aggiungerne qualche altra: ad esempio, il piacere di vedere un tuo commento su questo blog; oppure, la mia passione di studioso delle forme di comunicazione della carboneria in rete…

    Ciao, grazie dell’intervento.
    Un saluto a te e a tutti.

    fm

  8. Non credo che la quantita’ (che permette davvero a ciascuno di costruirsi un suo percorso canonico, al proprio livello e un po’ piu’ su, dunque allargando la fruizione della poesia) sia il problema. E’, mi sembra, un discorso diverso quello posto da alcor: dove sta il cibo adatto a me, che ho passato una vita su queste carte e affinato nel tempo il gusto e l’opinione critica? La quantita’ e la conseguente diluizione del talento / bagaglio critico sono un continuo ripartire da zero: stilemi e semi gia’ visti, eterno livello base del senso e dello stile. Da cui la noia. Pero’ qualcosa di notevole, statisticamente, emerge: ho fatto un 2012 di letture sistematiche sul web (raccolte nel file “tre settimane di poesia nei lit-blog italiani” http://nabanassar.files.wordpress.com/2010/06/tresettimane3.pdf) e i numeri sono quelli: su 120 censiti, 2-3 punte (Roversi, Di Ruscio, Ruggeri), 4-5 interessanti e poi il magma. Il mio e’ un invito a non demordere. Saluti. GiusCo.

  9. Caro Dignani, leggendo i suoi commenti immaginiamo, magari a torto (e ce ne vorrà scusare), che lei abbia maturato l’idea che noi, qui, si sia tutti, molto romanticamente, degli inguaribili hobbysti. In verità non è così, questa è solo apparenza perché, com’ogn’uom sa, gratta gratta, ogni rovescio ha la sua medaglia: la nostra massima aspirazione, infatti (perché continuare a negarlo, poi, o a fingere il contrario?), è quella di diventare tutti l(h)obbysti e di vedere le nostre produzioni ben valorizzate e, soprattutto, ben distribuite e remunerate sul mercato dell’odierno spaccio culturale. Possiamo anche assicurarle, e la preghiamo di crederci, che ci stiamo seriamente attrezzando di tutto punto alla bisogna (e contro il bisogno, nevvèro).

    Ne approfittiamo, inoltre, per dar/le/vi una notizia che, si può fcilmente presumere, solo pochissimi di voi già conoscono, in quanto non tutti possono permettersi di attingere a fonti riservate, come a noi è dato. Dopo il fallimento di quelle miserande classifiche alle quali tutti i gonzoni (si può sostituire il termine con qualsiasi altro, basta lsciare l’-oni finale) della rete si sono iscritti, per avere bene in vista sui loro blog il contrassegno numerico della loro (…)aggine, sta per nascere una vera e propria “Borsa dei Siti di Qualità“, che pubblicherà regolarmente un supplemento mensile sull’andamento delle azioni dei post sul mercato. Ha/avete presente “Pordenone Legge“, la benemerita rassegna del “più meglio” de noantri? Ecco, qualcosa di simile, ma destinato ai blog e non agli autori: saranno i lettori che, comprando le azioni liberamente reperibili presso un apposito Istituto di Emissione, le cui filiali saranno operative su tutto il territorio nazionale, riserve comprese, ne determineranno, insieme al valore intrinseco e reale, la posizione in classifica (e il prezzo da pagare per chi volesse pubblicarvi le sue cose).

    Il “listino” sarà diviso per settori e noi, proprio in quanto “Dimora” fin dall’origine (controllabile), siamo certi di accaparrarci senza problemi le primissime posizioni di quello “immobiliare“. Se le cose saranno fatte con onestà e alla luce del sole, non ci dovrebbe essere partita tra noi e gli eventuali altri aspiranti ai quartieri alti. Ma andrà proprio così? Siamo un po’ dubbiosi (ce lo concederete) visto che, a quanto ci risulta da fonti ben informate (sempre quelle di sopra), sono in corso manovre sotterranee finalizzate al rimescolamento delle carte. Poiché crediamo fermamente nella bontà della nostra merce, non abbiamo nessun timore a fare i nomi di quei blog che, pescando nel torbido, cercano di accreditarsi in un settore non di loro pertinenza: uno su tutti: LPLC: che sta brigando per cambiare la propria denominazione in “Le Parole e le Case“.

    Noi vigileremo, ma contiamo anche sul vostro contributo affinché questo misfatto non si compia.

    RS

  10. @ rs

    mi dispiace darvi una brutta notizia ma, a quanto pare, non avete proprio nessuna possibilità nemmeno sul versante ‘blog immobiliari’
    ve la do per certa, che mi crediate o no, ma la commissione ad acta ha appena approvato il reloaded di nazione indiana in ‘magione indiana e di minimum fax in ‘minimum loft’
    è al vaglio anche l’istanza presentata da il primo amore che si è proposto come ‘il primo focolare’, ma la cosa va per le lunghe per la netta opposizione del commissario nominato dalla cei
    con o senza il primo focolare, comunque, per voi non c’è nessuna speranza di accaparrarvi fette anche piccolissime di mercato, vi conviene tornare all’agricoltura, settore dal quale in verità non avreste mai dovuto uscire
    vi suggerisco ‘la dimora del fiore sospeso’ e vi cedo pure gratuitamente il copirait

    lc

  11. Per il signor Lalo:

    Mi avevano detto che si chiamerà Primo Anore. Poi: questa qua, secondo la sua motesta opinione, ce l’ha con il rassemblablamento di poeti che si appresta a cerebrale il poeta Mortini?

    Per Francesco (e tutti quanti):

    Alcor, Alcor, Alcor… questo nome non mi è nuovo… Non è che è quella signora acida che faceva la guardia di ferro attorno al p(o)etame che si esprimeva nella riserva indiana? Dico, quella signora che poco o per niente signoril mente insolentiva chiunque si provasse a fare un discorso critico antisociologizzante (magari socioloRizzante…)? Ridico, quella s’ignora che faceva apparire una gigan(pe)tessa anche quel delicato scricciolo della raccontessina Gilda Policastro? Ora, io è notorio che non so nulla nulla nulla, specie di poesia, ma se è quella là quella là, e non una sua ancora più acida omonima, mi sento di affermare categoricamente che non ha le carte (igieniche?) in regola per stabilire chi p(o)eta bene e chi p(o)eta male in questo merdoso paese.

  12. Non si capisce perché non vai scrivere queste cose nel blog di Alcor. Non credi che utilizzare un commento per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, significa soltanto che si è semplicemente alla frutta?

  13. Alcor non mi interessa. Mi interessa invece osservare l’evoluzione di questa casa (ma anche no, se do così fastidio). Sicchè era giusto un ragionamentino che mi andava di fare in pubblico con il mio amico Francesco Marotta (o non è più mio amico?). Lo stesso ci tengo ogni tanto a salutare l’egregio signor Lalo. Comunque sono ripassato subito solo per un refuso: volevo dire che mi sento di affermare caCAtegoricamente. Arrivederci e togliete tutto, se credete che sia rimasto ancora qualcosa da togliermi.

  14. Un’ultima cosa, non abbiate a dire che mi nascondo, che a quanto pare ne sareste capaci, compresi codesti costì che parlate sotto il mascherativo Rebstein (che non posso credere sia la maschera di Francesco Marotta): LM sta per Larry Massino.

  15. Larry, Reb Stein non è una maschera, i commenti che portano questa firma esprimono il pensiero delle quattro persone che attualmente fanno il blog – persone tutte riconoscibili e tutte ampiamente rintracciabili. Se qualcuno di loro non è d’accordo, interviene di persona e prende le distanze.

    Quindi, non è cambiato assolutamente niente, nel senso che nessuno qui sarà mai censurato per le idee e il pensiero che esprime, e niente di niente sarà mai eliminato (nemmeno gli insulti, dei quali chi li proferisce si assume ogni responsabilità).

    Esempio: “l’articolo di Alcor fa schifo, è impresentabile, manca di coerenza, le sue argomentazioni non reggono, non sa scrivere”: va tutto bene, anche se sarebbe il caso di spiegare le ragioni di queste affermazioni. Ma: “Alcor non può parlare di poesia perché ha difeso in un blog un poeta assolutamente impresentabile” è semplicemente ridicolo, anche nel caso che sull’impresentabilità del poeta citato si fosse tutti d’accordo.

    Poi scrivi: “Alcor non mi interessa” – e non sembrerebbe proprio, se uno va a leggere quello che scrivi nel tuo primo commento dopo “ Per Francesco (e tutti quanti)”.

    E’ certo, ed è facilmente appurabile da tutti, che tu hai ricevuto in rete dei violentissimi e fascistissimi attacchi ad personam e che questo blog e il suo gestore non ti hanno mai fatto mancare la loro solidarietà, e non solo a parole: alla luce di tutto ciò, appare abbastanza incomprensibile quello che scrivi in questi commenti, con annesse richieste e con addebiti per affermazioni che nessuno si è sognato di fare… cfr. “non abbiate a dire che mi nascondo, che a quanto pare ne sareste capaci” (?)

    Francesco, e non solo lui purtroppo, è impegnato in “faccende” un po’ più “serie” di una disputa da blog; ma, per quel poco o molto che lo si conosce, si può essere certi che parole come “amicizia” per lui sono sacre, nel senso che sono e valgono per sempre.

    RS

  16. Quando, dove io avrei scritto “Alcor non può parlare di poesia perché ha difeso in un blog un poeta assolutamente impresentabile”? Se vi volete occupare di poesia imparate almeno a leggere… Vabbè, non è che mi voglio incazzare! Me la vedo con Francesco, quando lui vorrà.

  17. Ridico, quella s’ignora che faceva apparire una gigan(pe)tessa anche quel delicato scricciolo della raccontessina Gilda Policastro? Ora, io è notorio che non so nulla nulla nulla, specie di poesia, ma se è quella là quella là, e non una sua ancora più acida omonima, mi sento di affermare categoricamente che non ha le carte (igieniche?) in regola per stabilire chi p(o)eta bene e chi p(o)eta male in questo merdoso paese.

    Vedi un po’ tu, poi ci fai sapere, e se apri un corso di lettura tienici informati.

    Ciao, buona giornata.

    RS

  18. Reb Stein, perché mi costringe a ribadire? Non capisce che mi sarebbe facile ora dire che lei non sa le materiali cose letterarie, figuriamoci se può sapere le più scivolose parole poetiche (che infatti interpreta a suo favore come un qualsiasi leguleo)?. Insomma, rimettiamo le cose a posto: chi conosce le discussioni su NI e altrove, come il padrone di casa con il quale credevo in primo luogo di parlare, sa che Alcor e G P sono state nemiche feroci: in questo senso è da interpretare quel ragionativo che lei, Reb Stein, cerca di rivolgere contro di me in maniera manganellatoria; nel senso che nel confronto la GP ne usciva secondo me da gigante (ed è tutto dire…). Il resto sono stupidi giochini linguistici che da sempre mi diverto a fare con il Signor Lalo e con il padrone di casa, dei quali non credo di dovermi scusare con nessuno. Vabbè, non tutti sono uomini di mondo e hanno avuto la fortuna di fare tre anni di ermeneutica a Cuneo. Mi sa che ci vogliono anche qui, gli appartati ermeneuti di Cuneo, per dirimere e sbrogliare la matassa (Francesco li conosce, almeno di fama, perché gliene ho parlato io a lungo). Comunque mi scuso con chiunque si sia sentito insolentito (e si sentirà…), perché non era e non è quella l’intenzione, giusto un po’ sarcastica beffeggiatoria.

  19. Ella peppa :)

    solo per dire che mai GP e Alcor sono state “nemiche feroci”, hanno disputato, questo sì, ma sono certa che, se interrogata, lei confermerebbe. Anzi, facciamo il nome, così se dovesse passare, potrà dire la sua, Gilda Policastro.

  20. Né servi né padroni qui, Carla, quindi nemmeno *topi*. E, in ogni caso, meglio una sana, dialettica “scazzottata” verbale, che l’oscena melassa buonista che sta trasformando la rete in un informe limbo di decerebrati, di cosche, di censori, di fighettini in carriera e di personaggini di carta in cerca del loro autore.

    RS

  21. mi fa piacere sapere questo, credo ci sia bisogno di gente che pensa con la sua testa e che trova il coraggio di esporsi senza temere di essere aggredito, perchè la verità è anche l’esposizione delle proprie idee…condivise o meno.
    spero che Francesco torni presto, solo questo

    1. Carla, solo per chiarire, Francesco da qui non se ne è mai andato, anzi è più presente che mai; nel caso in cui ti dia fastidio la presenza di qualcun altro, puoi semplicemente evitarlo. I post hanno nome e cognome dell’autore, quindi hai facoltà di scelta.

  22. qui quello che si salva davvero è il lavoro di Giuliano Mesa. Tutto il resto è risentito e risaputo risentimento. Davvero, so che non è facile tirare dritto, ma è quello che un autore deve avere sempre a mente: fregarsene delle beghe e delle beghine.
    Mi chiedo, quanto avrebbe sorriso Mesa di certe classifiche? di certi voti imbarazzanti? di certi gomiti e certi goffi sgomitamenti?
    Quanto ai commentatori: se conoscono Rebstein sanno che le offese personali e le volgarità non sono gradite :-)

  23. Non mi sembra di aver offeso nessuno. Lascio indignato questo ricovero di educande.

    PS: non riuscirei più vivere sapendo che sto accanto a testi di persone alle quali potrei finanche risultar sgradito, e passerei la vita a domandarmi: ma vuoi vedere che qualcuno di Rebstein ora si risente della mia presenza. Insomma, per favore, essendo lei di casa, si premuri di togliere tutti i miei testi dall’archivio. Al più presto.

      1. manuel Dice:
        giugno 12, 2013 alle 12:39 pm | Risposta

        Quanto ai commentatori: se conoscono Rebstein sanno che le offese personali e le volgarità non sono gradite :-)

        Il gestore di questo blog è mio amico (virtuale), e mi ha gratificato pubblicando qui miei scritti che evidentemente considera letterariamente valenti (per quanto mi riguarda gli ho sempre detto che si sbaglia, e in questo senso, dato che ne è ancora lui il gestore, rimango orgoglioso di comparire nella sua collana di e-book). Lo ringrazio per la pazienza con la quale ha sopportato il mio sfogo di poche ore fa, e ho anche l’obbligo di scusarmi con lui per aver usato un termine inappropriato. Mi scuso con Francesco, dunque, e se vuoi anche con te, Natalia.

        Altra cosa è il signor (sto largo…) Manuel Cohen, che a me non insegna né l’educazione né la letteratura, dove si è sempre fatto assai di peggio che usare termini ” volgari ” e polemizzare con chi non si è d’accordo; quindi può andare letteralmente affanculo.

  24. Sono il responsabile unico di tutti i commenti firmati RS, e ne rispondo personalmente. Se non lo faccio in tempi “utili” è solo perché sono impossibilitato a farlo. Nel caso, avete la mia mail.
    Un saluto a tutti.

    fm

  25. Bene, visto che tutti i partecipanti a questa sacra rappresentazione si/ci sono/siamo espressi, direi di chiuderla qui, sperando non ci siano altre repliche.
    Poi magari, una volta usciti dal teatro, ci si guarda in faccia e si va al bar a bere qualcosa… facendosi un po’ di ris(s)ate.

    Alla salute.

    fm

  26. Suvvia ragazzi, il post si intitola “perché non leggo più poesia”, ma questo blog è una dichiarazione contraria d’intenti, che dimostra quanto – se si vuole – di bello e estraneo al recinto delle beghette di quartiere, si possa ancora trovare da leggere e studiare, approfondire, amare, spulciare e scoprire…
    La poesia e la scrittura sono così tante cose, così tanti mondi, che basta aver voglia di guardarsi veramente intorno per perdercisi dentro.
    Per cui, allons!
    Con tutto il rispetto qui ci si fa “un mazzo così” per dimostrare quotidianamente il contrario, e per fortuna, aggiungo.

    Sperando che possa capitare, prima o poi, con ciascuno di voi anche una buona birra, lascio un caro saluto a tutti…
    ah! in home oggi ci sono le Montagne di Bergeret, come non leggerle?

    buone letture a tutti.

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