A Nord del futuro

kaminsky

Ilya Kaminsky

Ilya Kaminsky è nato a Odessa, nell’ex Unione Sovietica, nel 1977, e si è trasferito negli Stati Uniti con la sua famiglia a cui venne concesso l’asilo politico. Il suo libro d’esordio, Dancing in Odessa, venne pubblicato negli Stati Uniti nel 2004 da Tupelo Press; dalla prima sezione di questo libro, dal titolo omonimo, sono tratte le poesie proposte in seguito.
La scrittura di Kaminsky colpisce immediatamente per la fantasia e per l’ariosità delle immagini e dei temi proposti. A volte incredibilmente allegra e sognante, altre triste o densa di orrore, la scrittura oscilla di continuo fra continui cambi di scena, aperture, ironia, dolcezza. Continua a leggere A Nord del futuro

Il ritorno di Hartz

Osvaldo Lamborghini

Osvaldo Lamborghini
Massimo Rizzante

[…] Lamborghini è colui che ha atteso e incontrato Rimbaud in fuga dalla poesia in una stanza d’hotel di Buenos Aires. I due avranno parlato di sesso. Probabilmente avranno bevuto molto. Ma nessuno dei due avrà cercato nell’ivresse un vascello o almeno una zattera che li trasportasse in qualche inferno o paradiso. Tutto ciò era alle loro spalle. Ogni trasgressione linguistica era alle loro spalle. Forse si saranno affacciati alla finestra. Si saranno messi ad ascoltare le voci della strada. Lamborghini avrà confessato a Rimbaud che in fondo la sua era «una letteratura famigliare: il desiderio di prolungare senza fine un dopocena». Che cosa poteva farci se il coltello domestico poi si trasformava in uno strumento di tortura? Forse hanno intuito che dire in un altro modo, «dire male», non comportava più alcuna ricerca del nuovo, che anzi proprio questa ricerca del nuovo si era fatta troppo seria, era diventata accademica. Per questa ragione la vera audacia di Lamborghini sta nel «riprendere le vecchie strofe», nel copiare «il metro dei traduttori di Walt Whitman», nel mimare la loro libertà, il «loro muovere le spalle», come scrive in una sua poesia intitolata Jacobo Fijman non oserebbe. Continua a leggere Il ritorno di Hartz

Poco prima della guerra

crozzoletti bis

Stefania Crozzoletti
Alessandra Pigliaru

Ci si esercita tutta la vita alla bellezza senza fare i conti con la Storia. Quella che fa brandelli di te e che ti risputa in direzione contraria a ogni accadimento. La stessa che con sguardo derisorio ti accusa poi di non farne parte, mentre tu desideravi solo stare altrove, ignorando di dover chiedere il permesso. E in questo incrocio, ci si potrebbe domandare, quanto le si volterebbero volentieri le spalle, alla Storia? Così tracotante, che gronda scenari confusi e di morte. In un mondo che utilizza l’esclusione come dispositivo efficace a reclamare vendetta, ci si può fare carico dell’abiezione? Quando Julia Kristeva ne discettava, forse non immaginava che l’ossessiva coazione a ripetere avrebbe condotto a orizzonti desertificati come quelli contemporanei – ben oltre il rigetto. Continua a leggere Poco prima della guerra

La letteratura come trasgressione e ripetizione

Michel Foucault - La grande étrangère

Giuseppe Zuccarino
Michel Foucault

La letteratura come trasgressione
e ripetizione

     La pubblicazione postuma di lavori inediti di Michel Foucault continua con una piccola raccolta di testi di argomento letterario, La grande étrangère(1). Il titolo è stato scelto dai curatori del volume facendo riferimento a una frase del filosofo, che in un’intervista aveva dichiarato: «In fondo, per le persone della mia generazione, la grande letteratura era quella americana, era Faulkner. È verosimile che il fatto di aver accesso alla letteratura contemporanea solo tramite una letteratura straniera […] introduca una specie di distanza in rapporto alla letteratura. La letteratura era la Grande Straniera»(2). Ciò non toglie che, nella prima fase della sua produzione, e in particolare negli anni Sessanta, Foucault abbia dedicato un’estrema attenzione all’ambito letterario, salvo poi diradare i testi su questo argomento negli ultimi decenni della sua esistenza. Non a caso, gli scritti ora proposti appartengono al periodo 1963-1970.
La prima delle tre parti in cui si presenta suddiviso il volume comprende trascrizioni da un ciclo di emissioni radiofoniche che Foucault aveva curato nel 1963 sul tema Les langages de la folie. Delle cinque puntate della serie, i curatori ne hanno selezionato solo due, la seconda e l’ultima, ritenendole più direttamente connesse alla letteratura. Continua a leggere La letteratura come trasgressione e ripetizione

la pula il vento

Giarmando Dimarti

Giarmando Dimarti

L’estasi e la polvere

Nella ormai cospicua produzione poetica di Giarmando Dimarti è possibile rintracciare una sorta di invariante che, pur nella diversità di scrittura delle singole opere, costituisce un fondamento unitario della sua poetica e della sua stilistica: la condizione di estraneità ai miti e ai riti del mondo contemporaneo, espressa soprattutto attraverso una torsione della lingua per liberarla dal conformismo omologante che la priva del potere perlocutorio a cui si affida il soggetto e la trasforma in un uno strumento recitativo che assembla parole prive di significato.
E’ questa la ragione per cui negli ultimi lavori Dimarti ha adottato uno straniamento del discorso, sia lessicale che verbale, proponendo una sorta di ritorno alla autentica lingua volgare, un recupero pauperistico e francescano delle prime forme della lauda italiana, fiorita in quella comunanza territoriale tra Umbria e Marche in cui il poeta ritrova la propria libertà espressiva e la forza soggettiva della parola. Continua a leggere la pula il vento

Compagni di classe

Il Preside legge agli studenti il testo delle prove ministeriali.
Il Preside legge agli studenti il testo delle prove ministeriali.

Antonio Scavone

Compagni di classe
(Racconto di genere)

     Oggi ci siamo proprio tutti in classe, tutti proprio no, sono assente, a letto con l’influenza, ma è come se ci fossi, di sicuro ci sarei voluto essere. I compagni mi hanno informato con messaggini e foto dell’atmosfera che si è creata nella nostra classe al secondo piano, quella che dà sul cortile, con i finestroni che non devono essere mai aperti altrimenti ti cascano addosso, ma l’aria che si respira, mi dicono, è quella delle grandi occasioni, “dei grandi eventi” addirittura, come mi hanno scritto in molti. Oggi viene a conoscerci il nuovo preside: un uomo tutto d’un pezzo, un toscano di Firenze, fiero e arcigno come pochi, uno che ha scritto un’infinità di cose, che ha pubblicato opere e operette, che si è esposto fin troppo per il suo ardore politico; pare che abbia sofferto anche un tentativo di mobbing che ha prontamente respinto e vanificato con le armi della dialettica e dell’invettiva, insomma un tipo da prendere con le molle. Continua a leggere Compagni di classe

Il dire celeste

Giuseppe Bonaviri
Giuseppe Bonaviri

Giuseppe Bonaviri

“Nella terra delle palme
l’infinita corrente delle api
apporta memoria e forma
alle radici, all’uomo dal piede
unghiuto, al verso epico trascritto
nell’ambra.
Lo spazio per codine d’elettroni
si tramuta nel tempo
in un’anfora di coccio: in questa
l’ardua morte è nulla”

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Poeti Greci Contemporanei (II)

Nikos

Nikos Karùzos
(Νίκος Καρούζος)

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La poesia arriva, non solo nei momenti ma soprattutto nei modi più inattesi. Per questo apro questa breve presentazione a Karùzos con una fotografia. Si tratta di un murales nel quartiere di Exàrchia, ad Atene, dove sono vissuto qualche tempo. Una mattina del 1999 tornavo da una ubriacatura notturna, percorrevo odòs Kallidromìu, davvero la più bella via di Atene, questo significa il suo nome, e caddi ai piedi di una scalinata. Rialzadomi, vidi il murales. Sarà stata la condizione alcolica, probabilmente, ma questi primi versi mai letti in vita mia di Karùzos mi colpirono con efficacia: “Povertà, fuoco, veleno questo luogo. / Piroghe i greci nei colori delle epigrafi / e l’amore ultima speranza”. Direi che la condizione dell’ubriacatura, del tutto casuale quella mattina, la continuo a riscontrare ogni volta che rileggo Karùzos, ovviamente da sobrio. Un po’ per il continuo disorientamento che mi causa la sua scrittura. Molto perché mi ci sento in sintonia visivamente, nelle immagini sconnesse che costruisce, e che costruiscono quasi una filosofia, enormemente pagana, estratta da ciò che di invisibile ci compone e ci gira intorno. Dice, in un’intervista: “Ho costruito le mie basi (poetiche, di scrittura n.d.a.) dagli studi scientifici perché, come l’arte, sopravviveranno di diritto nel futuro”. Aggiunge: “Io non sono mai stato un iperrealista, ma non ho mai potuto capire la mancanza della chiarezza”. Mai stato iperrealista, mai stato schierato, almeno nell’arte. “Non credo serva schierarsi, in poesia. Continua a leggere Poeti Greci Contemporanei (II)

Golem, Robot, Švejk

Golem and Loew

Sergio Corduas

[Il saggio riprende, rivisto ed aggiornato dall’autore, il testo della conferenza tenuta presso l’Università di Bologna nell’aprile del 2012 e, precedentemente, a Praga, in lingua ceca, nel 2010.

Di seguito si possono leggere i primi tre capitoli; il lavoro completo comparirà a breve in “Quaderni delle Officine“, vol. XXIX, 2013. fm]

Golem, Robot, Švejk

     Questo contributo non può fornire novità importanti da un punto di vista ebraistico in senso rigoroso, se non altro perché a me mancano le competenze necessarie. Non intende neppure essere un’analisi strettamente letteraria, vuoi del personaggio haškiano, vuoi di quello čapkiano. Ad tertium, non intende infine neppure semplicemente aggiungere Švejk alla coppia degli altri due. Casomai, secondo la regola per cui il tutto è cosa diversa dalla somma delle parti, vuole proporre un tutto – una trinità o una triade, come si preferisce – sul quale non mi sembra inutile discutere, e che inevitabilmente sarà in parte arbitrario.

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Sento cadere qualcosa

Sento cadere qualcosa, Natan Zach, Einaudi 2009
Sento cadere qualcosa, Natan Zach, Einaudi 2009

Natan Zach

Scrivere di sogni con parole secche
come bandiere flosce senza un alito di vento,
peccato che certi sogni sognino parole secche
come carta cianciata sulla via.
La pagina non sente di essere già schiacciata,
il sogno, di essere già fuggito.

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ovunque l’ultimo per questa razza orribile di primi

Luigi Di Ruscio
Luigi Di Ruscio

Luigi Di Ruscio

ovunque l’ultimo per questa razza orribile di primi
ultimo nella sua terra a mille lire a giornata
ultimo in questa nuova terra per la sua voce italiana
ultimo ad odiare e l’odio di quest’uomo marca tutto
schiodato e crocifisso ogni ora
dannato per un mondo di dannati

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