Vacanza d’inverno

Davide Racca

Davide Racca

 

Davide Racca, Vacanza d’inverno
Martinsicuro (TE), Di Felice Edizioni
“I Poeti di Smerilliana”, 2013

 

Testi

 

STILLE

 

cuore sospeso
nel radiatore – mosca
cieca

il metallo d’aria secca
è preciso
fatto di linee
e ghisa

la bocca al soffitto
dal respiro
alza un gran bel buio

pochi centimetri d’aria e
la finestra si getta nella neve

 

*

 

a prova di luce, a misura di buio,
senza accendere, senza spegnere
la fontana schiaccia le gocce
nel pantano

rompono legamenti e stoppe

le falle delle nostre geografie
sgocciolano per noi

 

*

 

stanza in forma
di scatola – nessun oggetto
da rompere
eccetto
te

bucce di sole
accanto al numero
di casa, da chiamare

chiamare cosa

avvicinare una buca da lettere
è equazione
di ruggine
e vene

 

*

 

rozzo parquet che
scricchiola

la finestra che dà a est,
a notte, è scura tela
di rothko
dai riflessi viola

mimesi di infarto

semantica coagulazione
di colore e cuore

 

*

 

la luce, dal freddo, sbranata. la notte
un’immensa giornata

rumori di passi in cucina fino
alla spina del buio. poi
la cronaca è voce di radio
e disagio

il vento
ha ora il calendario
migliore

una raffica sui vetri
senza faida

 

*

 

SPREA

 

bordeggiando aiuole
con tanto di salice
prendersi una zuppa
migliore
al bivacco

in calce all’acqua
presso krankenhaus
è scritto gemüse
e bionde in bottiglia

passeggiate
con carrozzella
al seguito (il sole,
quando c’è, è
croce di domenica

un parlare semplice
e rado, a pelo d’acqua
genau genau…)

 

*

 

sulla riva il cigno – la bimba
azzurra disegna
un labirinto

un tracciato d’acqua
di grafite le si stende
intorno

vede la mamma finita
nei raggi di una bici

tra rami spastici – hoffnung
geben
– sta
scritto

 

*

 

tronchi mozzi –
breve oasi
di stasi

al corvo che passeggia
sul fogliame
manca solo la parola
choc
di un silenzio cerebrale

un culo di bottiglia
trapela dall’acqua,
quotidiana pratica
del restare a galla

 

*

 

          a Péter Szondi

radici ai rami – il tronco immerso
nella corrente calma non stacca
dall’apnea le sue umane forme

la catena che trapela, ancorata
al palo, ancora
si confonde

metallo e legno
un’altra falla

un altro giorno
cade dal barometro

 

*

 

riflesso di crociera
tra canali
il gelo

e ombre grandi
dei trionfi
in brecce

(ceramiche di storia,
souvenir non chiari)

velo di vetro – il flusso di mura
oscura nel disordine
del sole

 

*

 

amo gettato
al disgelo

fiume introverso – memoria
di popolo lungo erba
lottizzata al fango

affanni
anfibi, scapole
di gru, vitrei
intrighi

infilando ponti
la linea dell’apnea
affonda

impasta petrolio livido
cercando un varco

e
nero scorre
da ogni parte
il flusso

il ponte
traghetta
un ratto

 

***

7 pensieri riguardo “Vacanza d’inverno”

  1. Giusto una mia impressione. C’è una durezza nei versi di Davide Racca che attrae e respinge al tempo stesso. Come un’asprezza in forma di STILLE graffia il lettore, solleticandone la lettura. Qualche lieve eccesso è percepibile all’orecchio ma, nel complesso, i testi scelti rendono l’idea di compattezza e rarefazione. RF

  2. la città di Berlino mi ha lasciato molto… mi ha lavorato dentro lavorando questo libro, che ormai ha una sua vita.
    ringrazio Francesco per l’ospitalità della prima e l’ultima silloge… e grazie per la lettura.
    buona giornata,
    d.

  3. C’è una presenza liquida, silenziosa, che attraversa questi testi: vi si legge in controluce il suo sguardo sapiente di cenere e linfa, la sua musica ritmata tra gli spazi di indicibili pause e respiri.
    Hai scritto un bellissimo libro – un doppio, bellissimo libro.

    RS

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