Sparsiversi, frattaglie e Carte d’identità

Burda moden 92, Anselm Kiefer, 2005 - collezione privata
Burda moden 92, Anselm Kiefer, 2005 – collezione privata

Andrea Cangialosi

«Forse, ad ogni uomo che muore,
le stelle esprimono un desiderio…
Vorrei anticiparti il mio,
e tu splenderesti esaudendolo;
e splendendo, m’esaudiresti.
Perché se vivessimo tutta la vita,
senza sprecarne un morso,
non troverebbe nulla,
arrivando, la morte.

Intanto mi tengo a Quaresima,
ti aspetto digiunando.»

***

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La verità di Rainer Los

Joseph Kosuth ‘ni apparence ni illusion’ détail d’installation
©Adagp, Paris 2009
©Musée du Louvre, oct.2009/Antoine Mongodin

Ivano Mugnaini

Aveva udito voci una vita intera, Rainer Los, senza avere il privilegio di chiamarsi Giovanna D’Arco. Voci su di lui: accuse, allusioni, invettive feroci. Sempre in contro tempo, mezzo secondo dopo il suo passaggio, una manciata di metri al di là delle spalle e della nuca. Gli cucivano addosso, piantando con cura spillo dopo spillo nella carne viva, i panni delle esistenze che immaginavano per lui. La lana d’acciaio che ritenevano di poter ricavare dalle espressioni della faccia, dai gesti, dal modo di guardare e non guardare. Lo vedevano volta per volta come un mercenario, una spia, un vagabondo, un balordo, un killer. Variavano, i ritratti e i pareri. La sola costante era lo schiocco finale della lingua sopra un palato disgustato. E lo scuotimento di testa, che Rainer era portato ad immaginare. Lo scambio di occhiate convergeva su un giudizio tanto muto quanto esplicito: “Un poco di buono”. Continua a leggere La verità di Rainer Los

Περί φωτός και θανάτου (Della luce e della morte)

Mario Giacomelli

Antonio Scavone

Περί φωτός και θανάτου
(Della luce e della morte)

     Sono claustrofobica ma non di quelle generiche. Non mi angosciano, per esempio, gli ascensori incassati nel muro, quelli degli uffici per intenderci, anche perché qui in periferia dove vivo con le mie figlie non ci sono uffici, bisogna andare in città per sbrigare pratiche o inoltrare domande. Non mi spaventano i luoghi o i treni affollati perché evito accuratamente di frequentarli e non già per ansia ma perché non posso muovermi come vorrei per i postumi di una caduta che ancora mi tiene imballata la schiena e il ginocchio destro e devo adoperare un bastone per sostenermi. Continua a leggere Περί φωτός και θανάτου (Della luce e della morte)

Gates/Cancelli

Lisa Sammarco

Lisa Sammarco

L’oltre limitato dai cancelli mi ha sempre affascinata. Qui, lungo la Costa, ve ne sono a decine che di tanto in tanto interrompono i muretti a vivo, e tagliano lo sguardo verso il mare o verso il fitto del verde con intrighi di linee e ghirigori. Spesso sembrano aprirsi sul precipizio di un vuoto solitario e immobile oppure paiono stagliarsi sospesi sul segreto di un universo a cui non è dato l’accesso.
La resistenza che essi oppongono all’indefinito confine fra il dentro e il fuori è tanto impalpabile quanto è concreto e resistente, e non è dissimile dalle parole e dal silenzio che si nasconde dentro il loro suono: credi di averli scardinati quei cancelli solo per il fatto che puoi guardarci attraverso, ma con le mani stai solo annaspando dentro l’aria.

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Una forma di resistenza

L'Intervista

“να γράφεις είναι μια μοίρα που τρέφεται από τον ίσκιο των ωρών
το ερωτικό αγκάθι όποιου δεν αφήνει τίποτα πίσω του
για να ʼναι στάχτη, στοιχείο του ανέμου
είναι χαραγμένο πάντα με γράμματα φωτιάς
μες στις ίριδες των σημαδιών που σέρνει”

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Morire dal lato sbagliato

Vicente Marti, Vision anatomica

Giuseppe Zuccarino

Morire dal lato sbagliato

     Se nell’esistenza dei viventi ci sono poche certezze, una di esse è costituita senz’altro dall’ineluttabilità della morte. Nonostante ciò, l’umanità ha spesso cercato di negare lo spiacevole dato di fatto, e un rilevante ausilio in tal senso le è stato fornito dalle religioni. Continua a leggere Morire dal lato sbagliato

Figlio

Daniele Mencarelli, Gobbo

Daniele Mencarelli

Ci sono alcuni autori che hanno la capacità di concepire davvero la poesia come un dono, e che, pur avendo pudore tanto della gioia quanto del dolore, trovano il coraggio di porgere la propria esperienza – prima ancora che la propria poesia – agli altri come un’offerta. Uno fra questi è Daniele Mencarelli, che con Figlio (Edizioni Nottetempo) racconta un percorso familiare che, nel bene e nel male, è comune a molti: la nascita di un figlio, il dramma delle non-nascite successive, e poi il regalo inatteso di una nuova paternità. Continua a leggere Figlio

“Posso”

izetdef

Izet Sarajlíc

Guardo le date delle tue poesie. Sono geloso del millenovecento che tu hai esplorato con vent’anni di vantaggio su di me. Apparteniamo entrambi all’intero secolo, anche alla parte in cui non eravamo nati. Sono geloso del tempo che tu hai visto e io no, sono geloso dei poeti che ho amato perché tu li hai amati di più. Continua a leggere “Posso”

Poeti Greci Contemporanei (III)

Vassìlis Laliòtis - Masenka

Vassìlis Laliòtis
(Βασίλης Λαλιώτης)

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Condannato alla poesia

Ciò che subito si sente in Vassìlis Laliòtis è l’urgenza. La si sente anche incontrandolo. Parla molto veloce, è agitato, è impegnato in molte cose. Scrive poesie; traduce magnificamente dallo spagnolo; cura diversi blog di critica, di proposta letteraria e di interesse musicale; dirige una piccola casa editrice che pubblica autori di qualità, soprattutto giovani. Un ipercinetico. Una figura grossa, la sua, oltre che per stazza fisica, anche in campo poetico dove è ufficialmente riconosciuto come una voce significativa. Sicuramente, la frequentazione della poesia latino americana lo ha segnato, almeno dal punto di vista espressivo. Laliòtis è quanto di più lontano si possa immaginare dalla tradizione greca di una poesia “piana” e senza eccessi. Laliòtis è eccessivo, perché ha urgenza di verificare l’aderenza fra la realtà contemporanea e l’uomo che la deve reinterpretare attraverso le parole. Ha anche urgenza di liberarsi delle parole:

di mani e schiena ha bisogno il futuro del mondo
non di queste cazzo di mie parole impotenti
che diano una prospettiva di dignità a ciò che verrà.

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Pallaksch

Friedrich Hölderlin

Marco Ercolani

Esistono nodi irrisolti e dolenti, nella vita e nell’opera di un artista, che non invitano a spiegare o a capire ma ad indagare ancora, come se certe domande esigessero sempre, dal mondo dei vivi, una risposta. A partire da tracce reali e indizi verosimili – frammenti di lettere, aneddoti, cronache, taccuini – è un gioco perturbante reinventare, reimmaginare, entrare di nuovo in quelle vite e in quelle opere: trasformare, correggere, risognare il passato. Chiedere a certi destini, consegnati alle cronache della storia, di tornare incompiuti, di esibirsi sul palcoscenico di un racconto fantastico per svelare ancora il loro segreto. Pur restando tale, quel segreto ci parlerà di come, fin dall’inizio, l’arte non sia stata che un lungo combattimento per la ricerca di una verità poetica, intima e assoluta, da conquistare attraverso le meraviglie della finzione. In questi racconti ‘impossibili’ succedono cose impreviste: un dettaglio si evidenzia, un paesaggio si sfuoca, un sogno si compie, una voce si rivela, una visione si forma. La condizione paradossale dell’autore ‘apocrifo’ è creare un testo impossibile che, mentre viene scritto, diventa possibile dall’interno di una scrittura-ombra che va alla caccia dei suoi fantasmi e naviga nel mondo delle ipotesi e delle congetture, dei commenti e delle fantasie, del vero e del falso, in una terra instabile e metamorfica che si impone come la sola necessaria e reale.

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