Chimica delle banche

G. Grosz, Eclissi di sole, 1926

Maurizio Manzo

 

I bottoni non chiudono le crepe
Chimica delle banche

(inedito, 2013)

 

…eppure egli è colpevole perché si lasciò cadere
nell’angoscia ch’egli, pur temendola, amava.

Søren Kierkegaard

 

1

È iniziato così
il mare disperato
disperdersi nel vento
il vento disperde anche me
nelle correnti
ma prima del vento
ho potuto pensare
astenermi ai colori
portare l’aria in
una borraccia.
Non tutti hanno sempre
sete, fame ma di
qualcuno devi preoccuparti
quando si siede a fianco
della sua fine
e ti rincorre all’infinito.

 

*

 

2

Ci ho messo tempo
a misurare quello
che m’indicavi come
la linea della vita
e mi sono perso non so
tornare indietro
il debito è una barriera
amorale butto anche
sale alle spalle
non c’è meraviglia
che spacchi, esali.

 

*

 

3

Per alcuni momenti
tanti giorni diventano
anche altro da quello
che sono ritrovarsi in strada
sfidare la stanza
di compensazione sperare
nel fuori piazza nello scambio
datato nella rima di un assegno
assenzio che sveglia –
in altri momenti ti viene in
mente che non puoi morire
prima di trenta giorni
perché a risorgere non ti
dà tempo il notaio perché
per alcuni momenti i giorni
di molte più persone
che immaginiamo è
sotto sorte dello scazzo
variabile di direttori
funzionari messi e notai
che smezza la tua vita
con un soffio
e la preghiera è una fila-
strocca che non acchiappa
neanche elemosina
ma un mi dispiace
infiammabile.

 

*

 

4

Lei mi vede potente
ma il mio potere è ancora
più largo
posso portarla a
cedere l’anima e
non sono il diavolo
né il suo angelo custode
sono molto di più:
entrambi –
prego con lei
ma è come se bestemmio
finché non si consuma
disgrega il suo contesto
ma non si logora
tiene il vigore della vita
divorato livore.
La sente la fede che ha in me
forte riverita
quella stessa con cui
un giorno mi maledirà.
Lei pensa di subire,
segnalato, sfregi
registrati sul volto
appassire il sorriso
la gente
invece non si accorge
del disastro interiore
del sudore che fredda
lei è un sofferente
anonimo e sta muto
immobile
attende il colpo
di grazia
io ho le mani legate
in fondo mi dispiace
abbatterla.

 

*

 

5

Non mi porti parole
mi porti soldi
guardi, so come usare
l’angoscia, so produrne
gli effetti
che inquisitori e giudici
sorvolano
con un cenno posso disfarla
renderla appiccicosa
come zucchero filato –
non lasci
che infiltrazioni di angoscia
scialino nella mente
si faccia del bene
venga a versare.

 

*

 

6

Non supera la notte
suppurazione per il giorno
seguente a volte conto a
decine i rintocchi dei cocci
mancanti cosa aveva
creato l’assenza
lo scostamento
un’idea fissa dilungata
diluita nel buio –
domani sibila un check truncation
in prima istanza
e prende il volo
per la stanza di compensazione
in seconda presentazione:
message switching: zero
ottantacinque zero
ottantasei.

 

*

 

7

S’è scollata la guancia
trascinata dal labbro
che pende servile:
l’ovile l’ostile lo stelo
spezzettato rosolato
dal sole – mi ha promesso
che potevo abbandonare
il confine, sconfinare
pascolare oltre e
ogni promessa è debito
invece c’è un paletto
privilegio chirografo –
qui le ho portato i doni:
intenso coro e farra (1)
lei ha buona parte
di me dei miei parenti
stretti che si sono allargati
e mi hanno esploso in viso
il dissapore meno che mai il disamore
ché a quello loro tengono,
l’amore consanguineo
caso mai pensassi di morire
la coscienza dovrà
pur spurgare da qualche parte.

(1) Farra = Farina

 

*

 

8

Mi avete morso
le anche filato la struttura
cammino sconquassato
penso alla vostra fame
banche la merda
non vi s’attacca scivola
via, vi ripugna.
Così sognavo
di dire al direttore
alla lacca sui suoi capelli
soffiata dall’applique
bluette alle sue spalle –
è che pure se carne
marcia distesa in fila
non puzziamo sotto le alette
dei condizionatori
mettiamo in tasca
la pelle che si stacca
e controlliamo se qualcuno
ci ha visto.

 

*

 

9

A sfiorare mi giostro
quella che chiama
sua vita
la griglia seleziona
le parti
anatomia della sua tasca
la vasca idromassaggio
non può ancora che sognarla
questo il messaggio: a piccoli
passi la porterò lontano –
la banca è attenta
non vuole anomalie
flessioni, sterili cessioni
vuole un cammino candido
mai agitato né incontrollato
a vederla mi sembra
una brava persona
mi fido del mio fiuto
sono come il cane del diavolo
segnalo il territorio
dove provare il salto
mappo il suo labirinto.

 

*

 

10

Così ho aspettato
che qualcosa si aprisse
come una porta
che mostrasse l’oltrepasso
la percezione –
eccezione alcuna
rammentavo a me stesso
com’è un futile immaginare
che a tempo debito
a contare i conati
di vomito
fosse come aggirare
la boa lasciarsela
indietro.

 

***

14 pensieri su “Chimica delle banche”

  1. la trovo faticosa, ma sicuramente un atto di liberazione, se si tiene conto dello sfogo intrinseco che può avere la poesia, del suo effetto terapeutico, a volte…
    a ognuno il suo destino, mi viene da pensare…
    e che l’angoscia è un male curabile, se si è consapevoli.

    un abbraccio grande!
    carla

    1. Ho letto oggi (13) causa mancanza di connessione.
      “l’angoscia è un male curabile, se si è consapevoli.” Sì, penso anch’io questo. Però mi viene anche da pensare: “ma essere consapevoli non porta angoscia maggiore?” Che poi si cura se si è consapevoli, ahi! :-) E che, è saltato fuori il… moto perpetuo dell’angoscia? Mon Dieu, ho francamente timore di continuare.
      Grazie comunque a carla per avermi fatto venire di pensare…
      Sercord

  2. Ci vuole tanto, tanto amore, Maurizio, bisogna amare tutti come fratelli… (anche la cricca criminale che sta spolpando il pianeta…)

    In fondo, non siamo tutti figli di dio??? (un dio poeta, tra l’altro…)

    fm

  3. grande composizione, a partire da quel chimico che è come una rivelazione verso quelle cose che sai per averle usate ma che ti sfuggono per movimento. Bella scrittura che trovo anche leggermente piegata al tono della situazione e filo conduttore intelligentemente composto a portarci all’arrivo.
    davvero un ottimo lavoro. Complimenti Maurizio

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