Sparsiversi, frattaglie e Carte d’identità

Burda moden 92, Anselm Kiefer, 2005 - collezione privata
Burda moden 92, Anselm Kiefer, 2005 – collezione privata

Andrea Cangialosi

«Forse, ad ogni uomo che muore,
le stelle esprimono un desiderio…
Vorrei anticiparti il mio,
e tu splenderesti esaudendolo;
e splendendo, m’esaudiresti.
Perché se vivessimo tutta la vita,
senza sprecarne un morso,
non troverebbe nulla,
arrivando, la morte.

Intanto mi tengo a Quaresima,
ti aspetto digiunando.»

***

Sparsiversi, frattaglie

II. Erato ed Euterpe: domande d’adozione

ligodialisi | botanica d’urgenza [12.10.12]

«Nato, cresciuto, agonizzante
nel buio
mi strappo i petali
di rabbia
.insbocciati.
ché ad amare
adombrerei stelle»

R_umori bianchi [15.10.12]

«Fammi zittire.
(al)
Silenzio restituiscimi.
Poi staccheremo
senza cadere
dalla bicicletta
.esitantesistenza.
le parole»

A volte battibalenano | Crinkled, wet, and uninflated [23.10.12]

«Ci siamo vegliati
bozzolo a bozzolo,
ed adesso stringo solo
il ricordo
del primo volo
di te farfalla
e le mie ali
ferme
cercandoti
.fremonofranano.
colore»

Mi costituisco (di te) [25.10.12]

«Prude l’anima mia
gazza cieca e ladra
quando l’oro occulto
stilla dalla tua pelle

El Dorado in borghese
nelle tue dolci carceri
prendimi in custodia»

Preghiera per poeti scrittori amanti vivi o morti [26.10.12]

«Linea della vita,
lunga ferita
irrimarginata,
– sbordando
sangueamorepoesia –
corri forte!

E nei giorni in cui
non potrò più
dilaniarti,
ti prego continua!»

Mai più dispnea [27.10.12]

«Più lunghe
bracciate
e fiati
meno corti:
abbiamo cuori natanti.

Niente ci affogherà,
adesso seguimi!

Troveremo un atollo
sui cui asciugarci
l’anime al sole
dalle acque troppo amare,
dall’acque passate,
del non amare»

Qui cado [28.10.12]

«Mi manca
sotto i polpastrelli
il terreno
coltivato a dolcezza
delle tue membra […]»

Quando? [29.10.12]

«Clausura febbrile, laboriosa
al morso dell’attesa
cariche implosive
torrenti in piena
.animarginate.
dietro le dighe
di queste parole»

Coup de cœur [30.10.12]

«Sbreccia
nel fitto ritmo
usurpatore del tempo
la tua ispirazione
rivendicando legittima
la mia interietà»

Nolenti silenti [31.10.12]

«Finite parole, lettere,
richiusa la bocca,
il dialogo
fra le nostre
menti
sordomute
confidenti
prosegue»

Messe ogni stagione [01.11.12]

«Mi lancio
in pasto
all’inverno
con l’estate
nostro riparo
nostro raccolto
che ancora brucia:
incenso e tenerezza»

Bodhi [02.11.12]

«Arredo la mia
scomoda .casettattesa.
di scatti immaginati
– cornici di sorrisi –
di suoni inafferrati
– vinili di risate –
e siedo
atrii incrociati
finché mi coglierai
folgorandomi
come illuminazione
verso le tue altezze»

Voglio fare la musica con te [04.11.12]

«Rintaniamoci
nelle quattro mura
insonorizzate
dei nostri due corpi
intime corde
vibranti musiche
– vicini – lontane»

infermoinferno [05.11.12]

«Per sdrucciolevoli
gradini
a risalire
mi hai assistito

ma lambiscono
le caviglie
quando all’incuria
mi trascuri

e ignifugo io
e inestinguibili loro»

Legenda di tutte le cose che vedo [08.11.12]

«Inseguendoli
tra mondani segnali
imprecisati,
 il celeste
dei tratti tuoi,
e il biondo,
assecondo»

a Quaresima [12.11.12]

«Forse, ad ogni uomo che muore,
le stelle esprimono un desiderio…
Vorrei anticiparti il mio,
e tu splenderesti esaudendolo;
e splendendo, m’esaudiresti.
Perché se vivessimo tutta la vita,
senza sprecarne un morso,
non troverebbe nulla,
arrivando, la morte.

Intanto mi tengo a Quaresima,
ti aspetto digiunando.»

desertificato di nascita [22.11.12]

«La scriminatura del buio
accanita anticipa ancora
e su questo deserto gelido
è già, è sempre Ramadan
senza tramonti né compromessi:
i sogni si piegano
a tentatori offerenti
propria carne scorata

ma quando tu traversi la tenda
che con parole e giochi fabbrichiamo
strida, risolini e .rigorgogliosi. sguardi
sfreddano, come tè prodigioso, e sfamano»

Aprischiene: branda senzamore [25.11.12]

«Senza buttar via
tutte le vertebre
perite e reperite
che mi van cascando
inanello in serto
per te in serbo
un monile
d’inestimabile
esaustezza»

musicadellesfere [03.11.12]

«Il cielo è sempre più blues
 tintinnii
 s’è fatta jazz sera»

Trekking esistensolitario [03.11.12]

«Per quanto sali
sempre dolce
la meta»

III. Longings@long-distance (.fr, .de, .it, .au)

Regime e regine | Open-source love [31.12.12]

«Scorre incessantemente
sia tu a berlo –
mai diluito o .svelto. –
mio amore(ri)sorgente»

conventions and hotspots [04.01.13]

«We are tactile creatures
caged in our set rules
smiling through full-body scuba diving suits
suffocating own feelings and natures in pursuit

I lost in winning over you
I got lost somewhere in you»

Propp’s formula aside [05.01.13]

«What we have,
what have we had?
You offered,
I humbly gave:
what’s ours to be taken?

Now I’m warm in this cold,
even home, out in the world:
but intangible yet indestructible
these the promises at dawn.

Hiding from sunbeams our tale,
in you I lit, my moon, my Claire»

Hallucinated dreams [06.01.13]

«Drained and sucked
as into a gentle swirl –
timid smiles, lively eyes –
caught sight of a bridge:
twists and almost disappears,
at the distance, into one thing
sky, earth, sea, stars,
or is it just us?

Shall you nymph walk me,
drab bewitched faun,
tiptoeing above and around
your emerald paved soul:
be my graceful journey
I’ll be your caring map»

Mental mantra(p) [08.01.13]

«Entangled in fine threads
desire won’t rest
for our minds
as noble spiders’ craft
sewed bodies and hearts
into a loveful trap
closer and tighter nets
where to fall in bless»

Coming undone [16.01.13]

«Through pairs of jeans
pounding thrusting heat
in between layers of skin
we are harvesting dreams
watered in panting sweat and tears
joyfully satisfied of this labour and creed»

(f)Laws of physics [18.01.13]

«Time around you is ambiguous
years swing fast as hours
whilst minutes eternally hesitate
aeons and instants
a moment or a decade
how long have we known each other?
for before even having met
something was drawing me towards you
incommensurably fierce, gentle and kind»

Art effort | Art est forte [01.02.13]

«…on everything
spreading thin
films of nostalgia
sprouts of calystegia

can’t talk so I write
can’t shout so I rhyme

my flowers I won’t forget to ink»

High-cost flights [03.02.13]

«Let me lose weight
hollow bones, let me
gain a beak
and trade my skin
for feathers, renewed eyes
and shed tears
to glue every piece on –
what’s left of me? –
on this chip of bird
who one day will be
your personal makeshift jet
but for now let me just rest
in your arms, splendid nest »

firey-work(er)s at night [14.02.13]

«Astrally (r)ejected thoughts
two single beds float
in words denser than reality
dreams dreams would dream
if they could beam, glean
in every angle and quadrant
like poems – blatant! –

fused confused fuses:
where’s the timer?
and the detonator?

Withal, I apparently exploded
in happiness and hippienesses,

and these .jig-sewing. words
demanding mending:
am I operating (on) them?
they do are opera on their own
– lean back, enjoy the show! –
shrapnel of multiple me
performing your eulogy»

Claire.rare.finding [21.02.13]

«What happens to all
the ungiven kisses
queuing and lining up
on the edge of my lips
exuding joy, dazzling
non-ignited yet full tanked
anchored rocket-dreams?

Plausibly the selfsame that –
on the opposite lip-shore
of this ocean of yearning for –
shines as our lusts’ mirror.

Through the looking-glass,
shall we? After you, dear,
it’s us to be re-found here…»

mundane offertory [25.02.13]

«Allow me the honour
of accommodating
your slender figure
amid my arms
vale of souvenirs,
let my breath
untie your hair;

where fingers furrow
do bathe,
there I collected
retaining firmly
liquefied desires
for not even a drop
of saudade or sehnsucht
shall be lost;

now please glide
to the centre
and emerge,
may you pause,
for my irids
your contemplation
shall embrace
and devote to;

then soar –
Sylphic! –
on the palm of my hand,
rightful pedestal
catered cornucopia;

it’s but our altar
and the sacrifice
is a ritual
in which
one feeds,
with own feelings,
other’s hopes:
for waiting won’t
just won’t even dare
to devour our flare!»

[…]

Manchi spesso, manchi adesso / I miss you bad [30.04.13]

«Sono i globuli
che andiri-dimenano
gobbe cariche di carbone
mentre tu
t’attardi a fiatarmi:
ossigeno nel sangue»

(I am the globules
which bustle-wiggle
carbon laden humpbacks
while you
hanging back,
murmur in my blood)

Sei il corpo di una lunga sentenza [28.05.13]

«You’re the body
of a long sentence
in the slowly dooming
punctuation of sleep
from sigh to sigh
imperious emphasis
when garments or skin
state matter questions

never bring me
to a full stop
I’m fighting coma
comma clause
wake only to me,
my answer»

*

Carte d’identità


Ne uccide più la conoscenza, che la sete

Mi strascico a carponi fra cecità di dune bianche e righi spinati, col mio pensiero spedito lontano, senza ricevuta di ritorno; combattere questa lotta senza quartieri, dove passare al nemico o militare in questa fazione restano giusto due alternative; ma il tradimen-to è medesimo: il mio, verso me stesso.

«Sono proprio una mutazione atipica, io, dell’intramontabile “o’ surdato ‘nnamurato”: profugo, in fuga dagli stendardi di Fede e di Scienza!»
«Me ne devo tirare fuori, prima che questo veleno m’entri nelle vene…»

Mi guardo dall’ennesima creatura che m’attenta, l’ennesima che lascio andare incolume. No, non sarà questa blanda tossina di scorpione passeggero. Lui fa il suo lavoro ed io non lo compiango. No, questa è so-lo questione di fastidio: strappo, laccio emostatico improvvisato; succhia, sputa via il cattivo; ché sangue buono sono ancora in grado di farmelo da solo – anco-ra, appunto.

«Acqua! Ho chiesto acqua persino al cielo, ché in terra è quasi ormai scomparsa…»
«Piove!? La risposta alle mie preghiere! No, è mer-da! Ecco cos’è diventata la Terra: una sconfinata lettie-ra…»

E intanto sono qui che scorro nel tempo, nello spazio di questi infiniti insignificanti granelli di sab-bia, forse contenuti in gigantesche clessidre a forma di mondo. Assisto al rimestarsi melmoso di granuli di giornate in scarichi di mensilità successive: quanto ci resta?

«Ho ancora il vizio di parlare – pensare – al plura-le, e non per darmi un tono da pompa magna. Ma tu…»
«Chi è là? Fratelli? Se anche non lo foste, sarete fi-gli miei! Che diamine! Mi porgete statuette d’oro, premi e onorificenze!?»

Do una strigliata ai sensi che, sobillati da sirenici richiami, mi menano per poi lasciarmi al vuoto delle allucinazioni. In quest’angolo crudele, una fiera di promesse non mantenute: sono sempre stato diffiden-te, ma ancor più che quello, un fervido credente nello stupore positivo, ottimista – a cui ho votato i miei sforzi chissà fossero ricambiati.
Ci dev’esser pur qualcosa, oltre incubi e miraggi! Non son forse finito qui per una scellerata, salvifica missione in cui scrivevo – descrivevo immaginando – segretamente il lieto fine?

«Forsanche tu, ma adesso solo sono solo… Ho di-sobbedito agli ordini. Senza partito, mi sono imparti-to la mia costituzione: se moriamo ancora di sete, per-ché c’ammazzate coi credo accorati, gli uni, e con le dimostrazioni scenografiche, gli altri? Viziati! Potete permettervi il lusso di baloccarvi in passatempi, sor-seggiando e brindando – gorgoglianti – col sangue di-stillato da ogni uomo che compone la cifra inimmagi-nabile di milioni miliardi di assetati…»
«Arroccati ai piani alti, affinché il tanfo della mor-te non v’arrivi, eh? Subito calato un tempestivo suda-rio, perché non possiate scandalizzarvi che dalla di-stanza, voi… Udite! Udite e tremate come noi quaggiù, scossi, urtati nel profondo! Lamenti di morti, lamenti di vivi! Lamenti, ovunque; e invocazioni d’aiuto!»

Mentre porto addosso tutto il peso che chiamano utopia, accade qualcosa di misterioso, quasi la natura stessa di questo posto veda e provveda: vortici sotto di me si aprono – sabbie mobili per digerirmi? Qual-cos’altro mi solleva, proveniente da chissà dove – spi-re di sabbia ad innalzarmi?

«A te, prosciugato che cerchi sorgente: forse non arriverò mai da nessuna parte; stenti e patimenti, o la stessa nuda morte, avranno la meglio: ma chiunque pervenga questo messaggio disperato nella speranza che colma questa bottiglia, continui laddove ho la-sciato!

«Noi, amore – scongiuro – proseguiremo:
questo maestoso
mare
clandestino
non è che un arido
fondale
di solitudini
annegate
senza te,
a riempire entrambi…»

*

L’ingombrante presenza del vuoto

Ha una consistenza ben precisa, determinabile, misurabile.

La sua densità è tale da lasciarti stordito quando, sbadatamente, c’inciampi di sopra, come un alluce contro lo spigolo del mobile di casa. Ha anche massa e volume: massa come un astro che, dopo aver acceca-to, attrae fatale anche da spento; volume come un li-bro prestato via da quello scaffale lì, mai restituito.
Insomma, se proprio posso dirlo, ha anche un odo-re! È l’odore tipico della menzogna, della metafisicità di un inganno o, più che quello, direi l’olezzo del su-dore inutile, di un consiglio da quattro soldi di uno psichiatra, o chi per lui.
Ogni asse occupato è peculiare: orizzontale come un sole abbattuto al primo sparo; verticale come la scia di un sonda mandata alla ricerca, nello spazio in-finito; trasversale e parabolica come la caduta di que-st’ultima, per chissà quale inetta tragedia della quoti-dianità.
il colore, il colore, come non parlarne! È pallido, come la pelle lasciata al chiuso, e al contempo cupa, di nature morte, di notti, di abiti a lutto.
La sua voce, invece, ha il timbro basso, baritonale di una risposta attesa, di un richiamo mormorato o forse sognato. Però può diventare stridula, quando si tende a rincorrer le corde di qualche canzone, più ve-loce dei fotogrammi di una pellicola; per lacerarsi, poi, in un pianto.
Ha tanti nomi quanti volti. Sconosciuti, talvolta, per lo più noti: più che noti, quasi studiati, mandati a memoria come le filastrocche da bambini. La cosa buffa è che ognuno sa qual è quel nome, ma non serve a scuoterlo, a riscuotere attenzione; forse, quel nome, nemmeno lo sa; oppure lo sapeva, ma l’ha scordato, come un piano da salotto, impolverato.
Dell’età, per educazione, non si discute! Mai chie-der gli anni, mai. Meglio darne sempre meno, pochi, quasi fosse una condanna in prigione di qualche mal-fattore, maledettamente ben difeso.

C’è così tanto da dire, quasi mi perdo! Torno sulla dimensione, per esempio. Debbo ammettere che è stata dura, quasi non ci credevo, ma ho udito di un uomo che ne ha scovato la fine; e dato che io ne cono-sco l’inizio, posso parlarvi della distanza. Quella, si-gnori e signore, è la più enigmatica delle proprietà, la più mutevole e, se mi si concede, la quintessenziale. In tanti hanno provato a traversarla, armati fino al cuore, con la dignità in spalla e troppi pensieri ricac-ciati nelle tasche. Altri ancora hanno scelto altre stra-de, fermi al bivio hanno poi imboccato il passato, nel-la “Foresta incantata dei Ricordi”; giocati da qualche burlone che ha corretto l’insegna, proprio quella che diceva “Foresta Stregata dei Ricordi”.

E per finire, c’è chi ha preso una decisione diffe-rente, volendolo affrontare in casa ha sventolato un drappo bianco di carta, come a voler chiedere tregua; poveri stolti, questi! Pensano davvero di potercela fa-re, accozzando parola dopo parola, tanto inchiostro da seppellire l’ingombrante presenza del vuoto…

*

Good morning, princesa!

Lost your voice? Feeling in love with silence? It’s okay… I’ll learn that language too.
I’m still preferring your words over mine; but maybe I can lure them out, insisting on this monologue. So I might just continue to drift astray, meeting your path like a stray…

Wolf. Abroad, roaming, ululating at a missing moon.
The lone pack stopped staggering: soothing sounds came humming out of the mouth.
Rhythmically, with theatrical pauses, like rhymes.
And the world started slowly dancing to them, at the pace only frailty can bear to sustain. Wolf stood and waited, tall in his sureness and understanding of chaos. And as days passed, there was a pattern depict-ing itself in the way everything collided or fled apart.
That was the answer, that was the path, that was a million-miles long key to her heart.

Imagine you have four paws but no thumb, the on-ly way of using a key is by grabbing it, in the middle of your teeth. So after statuary weeks of immobility, Wolf moved his mouth. Lips open again only to be filled with whatever was composing the miracle key. Chewing and re-chewing.
“Enjoy and rejoice, little boy”: A voice, distant in location but at the nearest in his recollection maze. That’s her!

Eating an old world, old and meaningless without its pale-white brilliant patron; eating and absorbing the elements from the key to construct something new… maybe the very gate.
Wolf closed his eyes, swallowed the pain of his soul down. Down. Doing this, eyes closed, he himself went down to the centre of the astronomical sized revolution, alchemical ritual or reaction.
That was the way, her voice was a sign. No arrow was needed, when you have ears and nose like his, you don’t need no eyes. Indeed it was black, pitch, peach patched smells, interwoven with something more, more atmospheric.
“Ululu-lunary moon, princesa, where are you?”

And as Wolf was drowning the need of air, drink-ing pure ocean in one big breath, the voice more and more irresistibly went saying: “be tidal, be my sea, wave and be wave!”
So he was but some minuscule thing cuddled in the stream. Smaller but bigger in soul, a grain to breach and enter the majesty of an iridescent clam, mother oyster of the aquatic world.
Their natures, cosmos bits, animal realm all con-densed in something of an unprecedented brilliance and iridescence. Pearl. Harbour, in peace: my pearl, my harbour.
Anima mundi.
A wolf living inside his moon, absorbing her bea-tific radiance, nurturing on the abundance. And eve-rything was made by them awakening: “Good morn-ing, princesa!”

*

Siam tutti personalità multi-ple

[“anonimo” è entrato nella chat luoSdnAydoB]
[“anonimo” ha aperto una conversazione con te…]

anonimo: «Ciao, mi chiamo Vero»
Tu: «Non voglio incontri, lo dico da subito: sto bene così…»
anonimo: «E no, non è il diminutivo di Veronica; diciamo che non sono esattamente né maschio né femmina.»
Tu: «Sì, vabbè. Non sanno più che inventarsi i ma-niaci su internet…»
anonimo: «Il mio cognome è “TeStesso”.»
Tu: «Eh? Vuoi dirmi che ti chiami “Vero TeStes-so”??»
anonimo: «Esatto. Ma non ho alcuna carta d’identità, nessuna istituzione mi riconosce, anzi… sarei una specie di ricercato. Ma non uno di quelli che passano nei TG, quelli messi in bella posa per farli co-noscere e odiare meglio. No, mi ricercano solo i pochi al mondo che sanno della mia esistenza…»

[“anonimo” è offline]

Tu: «Se n’è andato. Sarà un altro di quei perditem-po: dietrologi, paranoici, cospirazionisti…»

[“anonimo” è di nuovo online]

Tu: «Problemi di connessione?»
anonimo: «Ascolta! Anzi, leggi! Questo vada co-me presentazione. Vado al dunque: non ho molto tempo, qualche processo di difesa starà già cercando di terminarmi…»
anonimo: «Questo è un appello disperato, un ul-timo grido prima di ammutolire per sempre.»
Tu: «Si, come no! Qui tutti a chiedere un contribu-to, firmare una petizione, fare questo e quell’altro… ma ti pare?! Sono una persona impegnata, io. Ho una vita!»
anonimo: «È questo il punto: tu credi di avere una vita. Ma la cosa è subdola, in realtà è la vita che pos-siede te! Mi spiego: quand’è stata l’ultima volta che hai fatto quello che ti andava di fare? No, non “prima il piacere dopo il dovere”, quelle filastrocche fanno solo il lavoro di buttafuori…invece io voglio starci qui, vo-glio stare con te!»
Tu: «Mi pareva di averti detto che non cerco part-ner: non ho tempo per relazioni, non ho tempo…»
anonimo: «Vedi? È esattamente quello che voglio cercare di farti vedere: tu non vuoi avere il tempo di conoscerti, non vuoi viverti dal di dentro! Questo non è colpa tua, in fondo ti ci hanno educato, ti hanno plagiato a sopprimere passioni, sogni, inclinazioni sin da bambino, solo perché questo non erano adatte al tuo futuro…»
Tu: «Appunto, il mio futuro me lo sto sudando. Sgobbo dalla mattina alla sera!»
anonimo: «Ma non sai nemmeno più perché lo fai! E non te ne rendi conto perché non hai un dialogo interiore, sei abituato a tenere dentro un tombale si-lenzio. Perché è morte quella che hai incamerato…»

[AVVISO DI SICUREZZA: “anonimo” potrebbe esse-re un potenziale nocivo per il sistema]

Tu: «Ah, adesso sbuca fuori che sono un assassi-no… bella questa!»
anonimo: «Stanno per censurarmi! Eppure è così, sei stato complice laddove i mandanti erano professo-ri, genitori, cattivi consiglieri. Avete cercato di ta-gliarmi fuori, sradicarmi. Ecco perché sei un sarcofago vuoto, e appena il sonno non viene ad anestetizzarti non puoi sopportarti sveglio. È per questo che non guardi mai lo specchio con un sorriso, ma sempre con un grugno. È per questo che non sei felice…»
Tu: «Ma… come fai a sapere queste cose? Hey? Lo sai che lo stalking è reato?»
anonimo: «Non sei felice perché hai bisogno di me. E sono venuto per cercarti e per aiutarti a cercare me. Sono io che esisto ancora, sopravvivo da qualche parte nel tuo cuore, nel fondo più intimo del tuo pen-siero: io, “Vero TeStesso”! E ci sono mille cose impor-tanti che ho da dirti, per fermarti e fare prendere un nuovo corso alla tua vita. La felicità è…»

[AVVISO DI SICUREZZA: “anonimo” segnalato ed eliminato! Ripristinato il funzionamento ottimale e si-curo del sistema]

anonimo: «Mah! Non so se crederti Vero, o “fal-so”. So solo che una vita così è troppo spenta, altro che ottimale…»

*
_____________
Andrea Cangialosi

Andrea Cangialosi nasce a Palermo il 12 Ottobre 1990. Studia come Perito tecnico informatico, poi si laurea in filosofia ed attualmente frequenta il Master in Development Innovation and Change MiDIC-GSP, presso l’Università di Bologna. Quando gli ho chiesto se mi buttava giù poche righe per una scheda biografica mi ha risposto così:

“Dal 2007 a oggi: ammonticchio parole. Parlo di me pressoché in ogni cosa che scrivo, quindi leggimi o fammi una domanda: mi piace scrivere, ma a volte preferisco parlare. Nessuna pubblicazione o premio di sorta”.
Andrea ha un sito personale in via d’allestimento all’indirizzo:
http://www.andreacangialosi.it

***

6 pensieri riguardo “Sparsiversi, frattaglie e Carte d’identità”

  1. fosse tutta così NUOVA la nuova poesia italiana, questo ragazzo, oltre che un sito personale, ha una gran stoffa, ringrazio Natalia Castaldi per questa preziosa segnalazione, buona estate a tutti

    1. :) ho conosciuto Andrea a Palermo, quella sera io quarantenne ho letto con lui appena ventenne e sono rimasta ammirata e colpita dalla sua bravura, dalla naturalezza con cui reggeva il palco e le parole, che a me invece si spezzavano in gola. Lo seguo crescere da allora e come gli dico sempre “non mi delude mai”.
      grazie.

    2. Leggo sincere curiosità e passione, e se sono proprio io ed i miei scritti ad esserne oggetto, non posso chiedere né ricevere di meglio.

      Vi ringrazio di tutto cuore, Flavio e Natàlia!

      Andrea

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