Histoire d’O

histoire d

Alessandro Canzian

Di recente un caro amico mi diceva che di alcune cose, in poesia, non si dovrebbe mai scrivere: di amore, ad esempio, o delle farfalle, perché la banalità è non dietro l’angolo ma davanti, ci aspetta, diventa inevitabile. Alessandro Canzian, in questi testi tratti da un lavoro più ampio, affronta entrambi i rischi: scrive di farfalle e soprattutto di amore (e di disamore), ma lo fa con un tocco immediato eppure personale, evitando i luoghi comuni e suggerendo la profondità del sentimento di pienezza e di mancanza. Quella Grafenwalder della prima poesia (per chi non lo sapesse è la birra low-cost di una nota catena di discount) già annuncia che il tutto sarà giocato senza trucchi, terreno e diretto: se c’è poesia è nell’essenza delle cose e non nel loro vestito, l’amore non viene idealizzato quanto smontato pezzo per pezzo, come un giocattolo che quando non funziona più cerchi di aggiustare o almeno comprendere, per capire poi che non sarai capace di rimetterlo insieme. Si resta così, con i frammenti tra le mani, con geografie di luoghi diventati ricordi, la sospensione di un addio che, come difesa tardiva, si cerca almeno di decifrare quando ci si scopre incapaci di metabolizzarlo. (ft)

 

Testi

 

                              E poi
è quando più ti manca il fiato
che la ami. Quell’immagine

inconsistente che fa memoria.

         Quella goccia di saliva
-dalla tua bocca alla mia bocca-
che ti manca e che sublimi
col cibo o la Grafenwalder.

Ma che non passa dal cifrario
         delle cose dette e non andate.

 

*

 

È pericoloso dirsi amore,
dirsi il mio corpo è solo tuo.

Perché poi uno ci crede
creandosi un’iconologia dell’altro,
quasi un dizionario dei dettami,
                    delle carezze.

E poi arriva un insetto qualunque
che si appoggia sulla pelle,
                    e non è più tua.

 

*

 

Dicono la poesia sia grande
         quand’è necessaria,
quando te la chiede il mondo
-in realtà lo dice Guido ma
e come lo dicessero tutti-.

Fa un po’ ridere questa presunzione.

Sopratutto se per scrivere hai
bevuto birra doppio malto e hai
                             pianto tanto,
ma non lo puoi dire.

 

*

 

Ieri ho incontrata una presunta
                              poetessa,
poi tu mi hai scritto che sei triste
ed era da tanto che non ti sentivo.

E ho pensato a quel mio professore
del Liceo, diceva “Ragazze se il
vostro ragazzo dice che siete più
belle quando piangete state
attente, cerca solo un pretesto per
                              picchiarvi”.

E allora mi chiedo se anche io
ti ho fatta piangere per averti
                              un po’ più bella.

 

*

 

“Però le cose cambiano”
mi dici dallo zenith
                 d’un accento
che non mi è possibile tradurre.

E forse hai ragione che
il male ha da venire
per curare ciò che resta
                 delle cose.

                 Ricordo
quella volta di Bordano
-alla Casa delle Farfalle-
tu ridevi della mia paura
degli insetti e non sapevi
che anche una farfalla sa far
                               star male
quando ha le ali troppo grandi.

 

*

 

Ciò che resta di noi, dopo di noi.

Una pioggia al di là delle montagne
o un verso come una bocca di leone
                               sferzata dal vento

-una citazione, un plagio delle cose-.

Qualche memoria dentro i muri
                   d’una stanza, o in macchina

-il tuo odore tra le strade di Padova
e Udine, e Claut, dicono che
l’elenco dei ricordi sia già
                   una bella poesia-.

E un tremore nelle mani per il troppo
                               amore provato.

 

HISTOIRE D’O

 

__________________________
Nota biobibliografica

Alessandro Canzian (1977), vive e lavora a Maniago (Pordenone).
Collabora a varie riviste e blog ed organizza eventi culturali.
Nell’ottobre 2008 ha fondato la Samuele Editore.
Come autore ha pubblicato Christabel (Ed. Del Leone, Spinea 2001), La sera, la serra (Mazzoli 2004, prefazione di Tita Paternostro), Canzoniere inutile (Samuele Ed., Fanna 2010, prefazione di Elio Pecora), Cronaca d’una solitudine (Samuele Ed. 2011, quaderno bifronte con Federico Rossignoli), Luceafarul (Samuele Editore 2012, prefazione di Sonia Gentili) e il saggio su Claudia Ruggeri: Oppure mi sarei fatta altissima (Terra d’ulivi 2007). Con la stessa editrice e nello stesso anno del saggio ha pubblicato Distanze, una collaborazione fotopoetica con Elio Scarciglia.

__________________________

 

***

4 pensieri su “Histoire d’O”

  1. Apprezzo molto la scelta. Sì, anche a me queste poesie di Alessandro (mi permetto di chiamarlo per nome) piacciono molto, così nitide e lievi. E sono poesie a cui sento di poter credere: non vendono sentimenti posticci, sfuggono alla maniera, si allineano fra le cose reali di cui parlano. Risplendono. Un lavoro grande, davvero.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...