Eterni secondi (I)

Balzi rossi, Sepolture

Antonio Scavone

Eterni secondi I
(À la manière de nos ancêtres)

     Càpita di mettersi a scrivere e di bloccarsi prima di cominciare: è una circostanza molesta ma ineluttabile, una sensazione di svuotamento pressoché irriducibile. Succede quando ci si accorge di apprestarsi a scrivere qualcosa (articoli, note critiche, post sul web) che già altri hanno scritto prima di noi, battendoci sul tempo e rendendo ininfluente e ripetitivo quello che avevamo pensato di scrivere. Continua a leggere Eterni secondi (I)

Poeti Greci Contemporanei (IV)

Δήμητρα Χ. Χριστοδούλου

Demetre Christodoùlu
Δήμητρα Χ. Χριστοδούλου

clicca sull'immagine

La poesia greca contemporanea che forse più si distingue per forza, linguaggio e coraggio è di genere femminile. Molti conoscono i nomi di Kikì Dimoulà e Katerina Anghelàki-Rouk che, da sole, basterebbero a riempire un intero secolo. Molte altre sono le poetesse che è necessario, almeno per noi, scoprire. Demetra Christodoùlou è una di queste. Leggendola mi viene in mente un altro poeta: Drummond de Andrade e il suo “Congresso internazionale della paura”. La paura e, peggio, il terrore, e le sue conseguenze, sono, mi pare, l’architettura della poesia della Chistodoùlou, almeno dell’ultima produzione.

È semplice: Il terrore non ti fa morire.
Il terrore ti fa solo rinascere.

Dai versi emergono, anzi riemergono, i frammenti di un mondo frammentato dalla paura. I versi stessi sono un elemento di frammentazione: tutto, e tutti, cercano una ricomposizione. Se la forza della lingua sta nel decodificare quello che ci sta intorno, e dentro, è qui che sta il coraggio della Christodoùlou: una ricostruzione di tutto, e tutti, attraverso il linguaggio. Purtroppo non posso proporre un’intera sua raccolta ma, facendolo, salterebbe agli occhi chiaramente questa funzione di cura della sua poesia. Dalla paura del caos, gli uomini stanno, disfacendosi:

Continua a leggere Poeti Greci Contemporanei (IV)

La spiaggia

Mario Giacomelli

Sono andati via tutti –
blaterava la voce dentro il ricevitore.
E poi, saputa: – Non torneranno più -.

Ma oggi
su questo tratto di spiaggia mai prima visitato
quelle toppe solari… Segnali
di loro che partiti non erano affatto?
E zitti quelli al tuo voltarti, come niente fosse.

I morti non è quel che di giorno
in giorno va sprecato, ma quelle
toppe d’inesistenza, calce o cenere
pronte a farsi movimento e luce.

                                            Non
dubitare – m’investe della sua forza il mare –
parleranno.

(Vittorio Sereni, Gli strumenti umani, 1965)

Post war city

Fori

Elena Corsino

BY AIR POST

Solo la luce rimane nella post war city
dove non sai come fanno le cicale
a cantare nella canicola del traffico
borghese dell’eternal city war.
La dorata luce arancio sul cielo
affumicato d’asfalto dalla gente –
Love, my dear, from Rome
delle olgettine, delle suorine dal velo
nero, non il hijab, ma il velo nero
del post Ior Vatican rape.(*) Continua a leggere Post war city

Il melograno

Felice Casorati, Il sogno del melograno, 1912

Francesco Tomada

 

 

L’Italia (è un melograno)

In vita mia ho comprato e trapiantato un unico albero
un melograno

ho scelto un angolo del giardino
da dove si vede la ghiera dei monti
dal San Gabriele fino al Nanos
quella cresta è stata Italia e Jugoslavia e poi Slovenia
è stata terra dolorosa e di rancore

i confini dovrebbero essere come gli orizzonti
quando ti muovi si muovono anche loro
se ti fermi si fermano con te
ma ti fanno sempre sentire al centro esatto del mondo

e patria è dove
un uomo pianta un melograno
e può aspettare di mangiarne i frutti

 

(Tratto da “Apriti cielo“, 2013, inedito)

Ho stretto tante mani

azzurra_delara

Azzurra De Paola

Che la scrittura di Azzurra De Paola non fosse per nulla accomodante si era già reso evidente sia dal suo splendido esordio, Benedizione per la bassa moltitudine (Le Voci della Luna, 2011), sia dai testi che sporadicamente – essendo un’autrice piuttosto riservata – sono circolati in rete. In quei casi però si trattava quasi esclusivamente di poesia: di seguito vengono invece proposti due racconti brevi, o meglio due monologhi, che testimoniano lo sviluppo della creatività della scrittrice italo-svizzera verso direzioni almeno in parte nuove.
Utilizzando una prosa compatta e frantumata, Azzurra De Paola trova modo di esprimere l’inesprimibile, e cioè tutti quei pensieri che normalmente rimangono sottotraccia per paura o per pudore. Qui invece succede l’esatto contrario: con una consapevolezza lucida e spietata, e con una notevole dose di coraggio, gli stessi pensieri vengono portati alla luce fino alle loro estreme conseguenze, senza lasciare più possibilità di protezione. L’asprezza di questa scrittura non è quindi un artificio ricreato per reclamare attenzione, ma l’asprezza della vita stessa, quella che tutti dobbiamo prima di tutto accettare per poter poi eventualmente fronteggiare, o almeno per provare a venirci a patti, a cercare un armistizio che difficilmente porterà alla pace.(ft)

Continua a leggere Ho stretto tante mani

poesie della consumazione

Vicente Aleixandre (francobollo del 1985)
Vicente Aleixandre (francobollo del 1985)

Vicente Aleixandre

Ma se il dolore di vivere come spume scambiabili
poggia sull’esperienza di morire ogni giorno,
non basta una parola a onorarne il ricordo,
perché la morte in lampi come luce ci assedia.

***

La prima produzione poetica di Vicente Aleixandre si inquadra in quel processo di rinnovamento operato da alcuni tra i più noti poeti spagnoli della prima metà del Novecento [Machado, Jiménez, Guillén, Diego, Alonso, e i più noti Cernuda, Salinas, Lorca e Alberti] che la critica spagnola sin dagli albori raggruppò per un giudizio di contiguità generazionale, sotto la denominazione di Generazione del 27; Continua a leggere poesie della consumazione

Per il presente, s’intende

corsinojpg

Giulia Corsino

Se in Italia si è giovani poeti fino a ben oltre i quarant’anni, quando si incontra una voce nuova e originale ben al di sotto di quella soglia è bene cercare di tenerla a mente e di darle rilevanza. E’ il caso di Giulia Corsino, autrice poco più che ventenne, siciliana di origine anche se oggi vive in Lombardia. Il suo esordio è estremamente precoce (il primo romanzo fu pubblicato quando la scrittrice aveva solo quindici anni), così come sostanziosa è la sua produzione in poesia, che si configura già ora come una raccolta pressoché compiuta. Da questo lavoro proponiamo i testi che seguono, dove si evidenziano le peculiarità della scrittura di Giulia Corsino: un utilizzo asciutto e consapevole della parola, una spiccata sensibilità verso il mondo degli affetti, la capacità di astrarre concetti profondi ma senza ricorrere alla sicurezza di una eccessiva razionalizzazione. Continua a leggere Per il presente, s’intende

Venezia anonima

Maiastra 1911 by Constantin Brancusi 1876-1957

Luigi Sasso

Venezia anonima

La Maiastra di Brancusi (1912), conservata alla Collezione Guggenheim di Venezia, è un esempio straordinario di come la scultura possa diventare un’arte in grado di sintetizzare e porre in relazione tra loro differenti elementi. Innanzitutto la forma, ovviamente, che l’artista semplifica fino a ridurla all’essenziale, eliminando ogni particolare superfluo. In secondo luogo la capacità di richiamare, anche grazie alla complicità del titolo, tutta una tradizione culturale, in questo caso folklorica. Nelle fiabe popolari rumene la Maiastra è un uccello magico: il suo canto è rigenerante, dal suo becco escono parole. Essa aiuta e assiste gli eroi, li difende dagli incantesimi. E soprattutto può assumere diverse, infinite forme. Quella scelta da Brancusi dà all’animale un’intensità ieratica, enigmatica, profonda. Ma una componente essenziale dell’opera, forse quella decisiva, riguarda la scelta del materiale, il bronzo lucidato. In questo modo si crea una superficie riflettente, nella quale la luce acquista un valore inusuale, capace di trasfigurare e di modificare, proprio come avveniva nella narrazione popolare, la forma dell’animale. Continua a leggere Venezia anonima