Poésìa sparse e sparpagghiote

Vincenzo Mastropirro

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Santiago del Cile, 11 settembre 1973

“La historia no se detiene
ni con la represión ni con el crimen.”

Salvador Allende

9:10 A.M. RADIO MAGALLANES

Habla el Presidente de la República desde el Palacio de La Moneda.

[…] Seguramente, ésta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las antenas de Radio Magallanes. Mis palabras no tienen amargura sino decepción. Que sean ellas un castigo moral para quienes han traicionado su juramento: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el almirante Merino, que se ha autodesignado comandante de la Armada, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado Director General de carabineros. Continua a leggere Santiago del Cile, 11 settembre 1973

Note di lettura (VII) – Peter Handke

Peter Handke

Antonio Scavone

Il desiderio infelice
(Peter Handke)

     Non è peregrino pensare che le madri di scrittori e poeti, parchi o prolifici che siano, abbiano chiesto qualche volta ai propri figli di scrivere di loro. È un’aspettativa naturale per quanto timida e discreta, è il segno di un’empatia biologica e per così dire pre-letteraria che non richiede folgoranti esternazioni ma che vive piuttosto nell’intimità e nel segreto, sicuramente nell’auspicio che quel figlio “letterato” possa un giorno scrivere di quell’affetto, di quel legame di sangue e di vita per una compensazione (o una ricompensa) antropologica, familiare, culturale. Continua a leggere Note di lettura (VII) – Peter Handke

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno (II)

Emilio Villa, Sibylla Silvae

Nel 2013 ricorre il primo decennale dalla scomparsa di Emilio Villa (1914 –2003). Il collettivo di “Letteratura Necessaria” intende ricordare le opere di Emilio Villa attraverso una serie di iniziative che prenderanno vita e forma nei reading realizzati dal vivo e nella divulgazione (o nella riproposizione), in rete, di scritti e contributi critici e storiografici. Il progetto, denominato “Parabol(ich)e dell’ultimo giorno”, si è consolidato dal vivo con una serie di passi di avvicinamento, attraverso letture, recital e riflessioni critiche. Da settembre in poi il progetto prevede l’organizzazione di una serie di eventi che toccheranno le principali città italiane e la realizzazione di un’antologia con contributi critici e scritti “dedicati” curata da Enzo Campi.

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“La parola dell’occhio” di Marco Furia

A. Derain, Il ponte di Westminster, 1906

Gabriele Gabbia

«Il ricordo è soltanto uno dei lineamenti del nostro esistere, sicché continuiamo a essere anche ciò che, in senso stretto, non rammentiamo.
Ciò che ci ha modificato persiste in noi in forma d’impronta che si aggiunge a infinite altre e di cui, talvolta, nemmeno ci accorgiamo: l’avere avuto un intenso contatto con un’opera d’arte, per esempio, lascia un segno di cui potremmo anche essere, nell’immediatezza di un gesto, di una parola, non consapevoli. Continua a leggere “La parola dell’occhio” di Marco Furia

Canone e finitezza

Lo scrittore

Stefano Guglielmin

Su questo sito si è già parlato più volte di Senza Riparo – Poesia e Finitezza di Stefano Guglielmin, e fra gli articoli dedicati all’autore scledense è possibile trovare ampi stralci della prima parte del volume. A distanza di qualche tempo (il volume venne pubblicato nel 2009) trovo necessario riprendere in mano il discorso spostando l’attenzione sulla seconda sezione, quella in cui Guglielmin affronta il problema del canone in poesia. La sua notevolissima statura di critico gli consente, infatti, di costruire un percorso finemente rielaborato ma saldamente poggiato su riferimenti storico-culturali comuni, ed al tempo stesso di rendere evidenti alcune considerazioni che in molti sono presenti in forma embrionale, ma senza questa consapevolezza e coscienza. Continua a leggere Canone e finitezza

Tutto il calore del mondo

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Gian Ruggero Manzoni
Mimmo Paladino

Ogni astro, e qualunque astro esiste un numero infinito di volte nel tempo e nello spazio, sarà non in una soltanto delle sue forme, ma così com’è in ognuno dei momenti della sua esistenza, dalla nascita alla morte. E tutti gli esseri sparsi sulla sua superficie, grandi e piccoli, vivi o inanimati, condividono il privilegio di questa perennità. La terra è uno degli astri. Ogni essere umano è dunque eterno, in ognuno dei momenti della sua esistenza. Quello che io ho scritto in questo momento nella mia cella, l’ho scritto e lo scriverò per l’eternità, sullo stesso tavolo, con la stessa penna, vestito degli stessi abiti, in circostanze uguali. Tutte queste terre sprofondano, una dopo l’altra, nelle fiamme che le rinnovano, per rinascere e sprofondare ancora, scorrimento monotono di una clessidra che si gira e si svuota eternamente da sola.

Da L’eternité par les astres di Louis-Auguste Blanqui

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