I compagni di Klein

Yves Klein

Elio Grasso

I compagni di Klein

I corpi in visita. La domenica di fine luglio porta queste due intelligenze da piazza delle Erbe all’ingresso colonnato del Ducale. C’è la possibilità che lui tenga in tasca le mutandine di lei. Con quella leggerezza sociale che nessuno conosce e celebra, se non nelle altitudini marziane. Forse per quel giorno i marziani veri, carnali e mentali, siamo noi. Reduci dalle bevande estive, dentro un caldo che scricchiola, e in scompartimenti in cui nessuno entra. Ma che chiunque può vedere. Esotiche protuberanze disposte a condividere la gioia del Blu. Una concezione dell’amore in cui i probabili orgasmi non sono che opere d’avanguardia. E ricchezze oblique e diritte, corpi che sono stanze, dentro altre stanze, dentro altre ospitalità curiose e generose. L’aria così luminosa, sopra le due intelligenze, non è affatto innocente, sa che camminano per entrare in camere teatrali e operistiche. E non serve l’innocenza per allestire amori di rango. Anzi, tutto il contrario, impostandosi per bene ma senza villania. E’ aria molto calda, lucente e lucida, e si arrotonda con attenzione intorno ai corpi. Lei avanza riproducendo a ogni passo la sua gigantesca bellezza. Lui si sente corteggiato ed eccitato. Non che lo nasconda. L’equilibrio del suo sesso ha ragioni ben più forti che non quelle delle sue gambe. Che oscillano un poco. Sa di non avere un corpo perfetto. Ma ricade su di lei la comprensibile calligrafia dei passi. E’ rigogliosa, e non si esenta dall’esserlo nonostante la calura. Quelle gocce di sudore al fondo della spina dorsale avranno presto un notevole color Blu. Acre e loquace. Il braccio e la mano sinistra, appena appoggiati sul fianco in movimento, si sentono indifesi ma nobili, concretamente insegne di amore popoloso di pensieri affabili. Noi, marziani che non pensano affatto a invadere. Si è toccati da questa allegoria semovente. Una leggera ascesa porta ai gradini del Palazzo. E che cosa hai pensato, tu, donna incessante e amata più di ogni altra cosa, dopo aver degnamente messo nelle mani di lui quella setosa intimità? Era un tema in più, da dedicare al primo uomo, in attesa di affondare gorgogliando nel materiale Blu di Klein? Era la tua opera in cui non è dato potere, ma avvolgenti sensazioni di gaiezza? Improvvisazione senza regia, poiché occorre costruire un certo tipo di felicità futura. E di ricordo. Un mese di luglio eccessivo trasporta all’estate seguente sconfinando in un baleno. Bisogna essere accorti, e mai artificiali. Ed essere misteri di suprema eleganza, un po’ nuda e sudata, ma conveniente al linguaggio che sia adatto. In fondo sono luoghi di prìncipi, questi, e di dogi, e di magniloquenze popolari ma per nulla umili. Nessuna umiltà trapela dal sedere nudo di lei. Il significativo abito che la ricopre sviluppa un talento inestimabile. Lui lo sfiora. Lo tocca. Lo porta al Blu. E varcano la soglia del Ducale. Intelligenze complicate, si scambiano vastità, non altrettanta lungimiranza, questo è probabile, ma deve esistere un punto di ubriachezza affinché corpi e sottofondo s’incontrino e fondino con favore. Deve esistere un favoritismo antico, quasi arcaico. Di donna e uomo riconosciuti in un attimo. Nel giro di pochi secondi l’abbraccio scatenante. E questo era già avvenuto, due anni prima, in ore notturne, in una nottata straniera. Era già avvenuto, dunque il possesso aureolato, dorato, tanto denso da potersi regalare ai passanti, esisteva. Esiste. Confondere il tempo dei verbi si stacca dalla prudenza, spacca la noia di chi vede, spacca tutte le sconfitte implicite. L’umanità può licenziarsi, in quel finale di luglio, e abbeverarsi al supremo amore che avanza nella piazza, fino ai gradini. Fino al Palazzo. Per poi entrare.

Anthropometry 2, Yves-Klein, 1962Coniugarsi dentro i grandi cartelli bianchi su cui campeggiano lettere e frasi che, di grazia, acquistano da sé il propellente necessario alla guida. La donna e l’uomo, noi, concedono al piacere di invaderli, si concedono alle telecamere conquistandosi il diritto di spazio, incontro alle mani tese, per il saluto, di Klein. Fino a quel giorno non sapevano di essergli compagni. La percezione vaga, il sospetto, forse, e forse per questo il nullaosta è giunto. Come se nel futuro ci fosse la vita eterna che torna indietro, con un bel po’ del suo volume. Ne basta poco. Bastano pochi grammi d’oro sparsi nel fiume di tutti i fiumi, che è la Senna, perché i corpi in visita, noi, non resistano più all’immaginazione. Non che l’abbiano mai voluto, resistere, ma si sa come la vita abbia spesso i freni intasati, bloccati. E dunque, lei esercitando il vestito splendido, lui raccogliendo i cinque sensi lungo quel vestito, e al suo interno, ed esercitandoli alla pura esistenza, raccolgono qualcosa di tangibile, una grana eccitante e il soffio degli spruzzi del Blu che avverranno da lì a poco. Senza voltarsi, e guardati dall’occhio delle telecamere, avanzano nell’universo camerale infischiandosene di quel che non esiste lì dentro. Non c’è folla, non c’è movimento che disturbi lungo il percorso, e sotto al lavoro dei cartelloni bianchi su cui Klein parla, accoglie, conturba e disturba, commuove, rende visibile l’impresa. Lo scenario è un’esibizione inarcata. Enormi fotografie fanno la conoscenza di queste due intelligenze, che camminano allacciate, e ancora sudate. Ricchi di attrazione l’un l’altro, noi, infervorati di calura, lusinghe del tempo, colore, dialogo che va verso il basso e verso l’alto. Due tipi adatti a queste emozioni. Nessuna delega, ma di certo sacralmente collettivi nel loro amore. Sfrontati? Ma certo. Lei chiede ti piaccio? mentre lo spirito eroico di lui esige più contatto, e l’eroismo si mescola ancor meglio alla condizione di passanti decisi e precisi in quella nuova e transitoria casa di Klein. Poco prima che voli giù dal balcone. La fama di non essere famosi avviluppa i loro repertori, e così sono talmente necessari che ai corpi non può che piacere farsi comporre dal Blu, da quel clima in cui altri corpi galanti si arrotondano contro la tela. Inaugurano suoni di risate sommesse, e voci d’amore ben più evidenti all’orecchio. Una mano poggiata sulla schiena di lei, segue la spina dorsale, fin dove inizia la curva delle natiche. Una presenza non esibizionistica ma la considerazione di benessere sorridente. Poi si tratta di giungere a un culmine, essere registrati su nastro e poi cancellati per vincere il tempo. Terraferma che tiene il Ducale ancorato poco sopra i carruggi dove andava a bere Campana, e dove guardava le puttane azzimarsi e assopire virilità d’ogni genere. Terraferma competente, gente competente, le due intelligenze mostrano il desiderio dei loro corpi unito al desiderio di conoscere e chiacchierare con tutta la gente presa nel realismo di Courbet. Ma poi il Judo serve a far l’amore? Klein si mostra delicato nelle fotografie giganti, diventa egli stesso manuale superbo di tenacia e sistema inequivocabile per mettersi di fronte ai nostri simili: in economia, in duello, in amore. La trasfigurazione del linguaggio nell’opera d’arte, e l’opera d’arte nella vita quotidiana. Il Judo aiuta a far compere. A collezionare stili economici fra compagni, donne e uomini intenti a barcamenarsi nello spettacolo quotidiano. Tutto questo, noi lo diciamo fra una lacrima di commozione e l’altra, fra un’eccitazione e la successiva, sapendo che lei non ha le mutandine e lui le tiene in tasca, godendole come uno spruzzo del Blu più intenso e carico. Klein sorride, ride, ed è il più forte a questo riguardo. Impetuosi e senza traccia di passività, diventiamo all’istante amici di quest’uomo, amante della dimanche. Che un solo giorno diventa l’intero giorno. Il giorno di noi.

Yves KleinIl realismo dei corpi in visita, partecipi di un dialogo serrato fra l’infinita voluttà dei particolari e l’esser femmina e maschio con intenzione. La lingua ricorda, a ogni movimento, che l’arte contemporanea costruisce sempre una cavità in cui amarsi. La carne permette il dialogo, lei e lui si abbagliano consapevoli, diventano grandi classici che trasmigrano dalle vie strette ai saloni dove la dimensione non conta più. Se mai è il desiderio del gesto che invita a dirsi com’era mitica la giovinezza, e come è abrasivo il presente. Ma è tutta la drammaticità del momento, nelle ore del pomeriggio, e la calura, a onorare il passaggio nei saloni, a registrarlo senza sipario. Sono litri di amore a far emergere la sensibilità dei corpi, la loro risoluta presenza. Litri di Blu. Klein ha un gesto di tenerezza mentre ci ricorda che catturare il vuoto è come partecipare a una piccola creazione. Di un mondo abitato. Creature unite da una mitica giovinezza. Lei e lui così tornano al tempo precedente senza camminare a ritroso, o volgendo le spalle. La particolarità di un destino, gli occhi nello spazio. Lei dice è l’unica verità, mentre stiamo in piedi aggiungendo sensualità dove già l’aria è inebriante. Non si può urlare, ma sorridere come facevano le modelle davanti a tutto quel Blu. L’amore dei loro movimenti, la velocità dei gesti, tutti portano il corpo in ogni lato della camera, siamo circondati da un’assoluta onestà in viaggio. L’accensione di un momento attraverso il colore unico. Lui ricorda i pantaloncini e i piedi scalzi. Lei la sensazione d’esser piccola. Non è una distrazione, il sovrapporre un momento diverso, ma la danza di Klein che imbraccia la fiamma davanti allo schermo. Dove appaiono le figure, velocemente, come lo scintillio di una barca che scivola lungo il vento e l’onda. E anche questo è realismo di contatto, le due intelligenze fanno scelte passionali, si aromatizzano. E’ l’esempio di un accordo sottilmente inebriato, e dunque lei ripete ancora una volta ti piaccio, vero? E noi passiamo oltre la combustione.

Yves Klein, antropometrieMentre, al contrario, la fiamma inaspriva con ambizione l’amore traboccante e l’arte sopra sospesa, Klein dichiarava la non aggressività del suo teatro, e delle parole. I passi delle due intelligenze non sono sempre stati indaffarati a sfuggire le avversità, e l’inesistenza di maestri ha fatto il resto. Lui pensa che le questioni di potere non siano una cosa seria, avendo a che fare con indumenti di seta, e con tutt’altra idea sul denaro. Lei tace. Ma camminare è una questione economica, non si riesce a sfuggire a tutti i nemici. La vaghezza circonda, e del resto basta poco perché casa e famiglia non siano fatti scivolare sugli stessi pavimenti che ora, noi, percorriamo come fossimo inventori di una qualità. Ma prima di evolvere verso il niagara del Blu occorre conoscere tutto il pericolo, e la parte straniera dell’anima. E vincere la supremazia del cielo. Frettolose alleanze riflettono troppi colori che non c’entrano con gli individui. La storia biblica ha qualcosa di vero ma l’emozione può frantumare in un istante tutte le statue di sale. Il minerale va sciolto, diluito, reso plasma seguendo precisamente la forma dei corpi. Questi passi stentati vorrebbero rispondere benevolmente alla cessione dell’oro, avvenuta decenni prima, e dimostrare che i materiali andando verso il mondo aumentano il possesso da parte di tutti. E che la ricchezza totale si spanda in ogni regione. Ma la carne riesce a questa solidarietà, al di fuori del consumo? Klein va a ballare, con i liquori in braccio, e il viaggio da Capri a Venezia è proprio quello che noi vorremmo per vivacizzare i nostri corpi, che già creati, si aspettano squisitezze e onorificenze.

Yves KleinCosì le impronte, solenni nel calcare il selciato, lasciano la propria pressione, in un fantastico giocoso evento che richiama le nostre infanzie. I salti, i precisi tocchi sulla schiena, la sporcizia raccolta e rilasciata come qualunque altra offerta ricevuta dalla strada. E data. Ancora oggi lei preme con forza la pianta dei piedi, aiutando la debolezza di lui. Sulle scalinate del Ducale, e nei saloni, questo è ancora più evidente. Attenzione alla mano che fa da timone, fissa la realtà bellissima dei dorsi accostati. Attraversando le stanze del vuoto, le due intelligenze, ambiziosamente innamorate, e con squarci di emozioni, diventano casata di quella geografia. Ascoltano Klein dedurre giorni e potenti anni da un litro di Blu. E sbarcano, quasi senza accorgersi, nella smisurata Cappella del doge. Una panca accoglie l’improvvisa stanchezza. E di fronte, la Vasca. La purezza del colore, nemmeno più colore, ma sostanza viva, distesa sull’intero marmo del pavimento. L’immenso Blu. Lì dentro si sono tuffate tutte le modelle, tutte le stanze, tutte le tele, senza scuse, e nemmeno annichilendosi, con una conversione gaia e del tutto logica. Un mondo di occhi, braccia, mani, inguini, dorsi, natiche, femori, tremendamente interessanti, tanto che non sono bastate le proiezioni a rendere universo questo coacervo di esistenze carnali. E dunque le grandi impronte Blu, i grandi magmi appoggiati alle pareti sono l’intero corpo di Klein in volo. Lei lo vede con pupille gigantesche, lei lo vede mentre salta nel vuoto e tutte le cose diventano la bellezza diversa dell’amore. Come un movimento di Judo. L’unico, che contiene tutti gli altri movimenti. E che una sola volta nella vita Klein ha compiuto, come regalo ai compagni. Noi riposiamo, imbevuti, di fronte alla Vasca piena, delicatamente irreale. Una distesa uniforme, quindi infinita, e placida, se ne sta accorta ai piedi degli affreschi del Nuovo Mondo, delle colonne, delle tutrici Marie e delle Gerusalemmi. Conglomerato fluido di anime, tranquille e che non defungeranno. Nessun movimento si percepisce, ma le due intelligenze sanno bene che in quel mondo non esiste dissapore, è la realtà del vuoto che non commenta più il mondo esterno, e forse lo compatisce. Il Blu non è più un dentro e un fuori, così come noi non ci conteniamo né ci esteriorizziamo. Noi siamo il valore pittorico senza i pennelli e la tela, siamo vuoti per riempire il Palazzo, e la città che lo contiene. Tutte le città del mondo sanno che possono contenerci. E’ onore di chi viaggia venerare noi, lei e lui, corteggianti, vertiginosi compagni di Klein.

***

6 pensieri riguardo “I compagni di Klein”

  1. I cieli sono uguali
    Azzurri, grigi, neri,
    si ripetono sopra
    l’arancio o la pietra:
    guardarli ci avvicina.
    Annullano le stelle,
    tanto sono lontane
    le distanze del mondo.
    Se noi vogliamo unirci,
    non guardare mai avanti:
    tutto pieno di abissi,
    di date e di leghe.
    Abbandonati e galleggia
    sopra il mare o sull’erba,
    immobile, il viso al cielo.
    Ti sentirai calare
    lenta, verso l’alto,
    nella vita dell’aria.
    E ci incontreremo
    oltre le differenze
    invincibili, sabbie,
    rocce, anni, ormai soli,
    nuotatori celesti,
    naufraghi dei cieli.

    Pedro Salinas

    il volo di Klein. Nel blu.

  2. Versi degni dell’incomunicabilità di Joyce. Però belli, in questo caso. Klein aiuta a tradurre anche le sensazioni più complesse.

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