Poeti Greci Contemporanei (VII)

Manthraspénda

Yiànnis Yfandìs
Γιάννης Υφαντής

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Γιάννης Υφαντής: η ποίηση δημιουργεί τον κόσμο

Yiànnis Yfandìs: la poesia costruisce il mondo

Qualche giorno fa leggevo i commenti di un signore che elencava i molti e calorosi apprezzamenti di poeti quali Elytis, Ritsos e altri allo strano libro “Manthraspénda” dell’allora (1977) esordiente Yiànnis Yfandìs, come a voler legittimare il fatto che si potesse parlare di poesia. Una volta appurato che Ritsos aveva detto sì, allora anche Yfandìs poteva essere considerato poeta. Forse senza quelle illustri opinioni, per il lettore Yfandìs sarebbe anche potuto non essere un poeta, né buono né cattivo. Questo bisogno di conferme nasconde una cosa: l’incapacità nel comprendere cosa sia o non poesia. Secondo Yfantìs può essere qualunque cosa. È una bella verità, ma all’atto pratico molte volte negata. Perché è preferibile buttarsi sul sicuro: considerare un dato argomento, un dato modo di scrivere e un che di poetico: si tratta di poesia. Personalmente non mi sorprende un Yfandìs che scrive quello che scrive. Le avanguardie, oggi tanto ripudiate specialmente in Italia in nome di una pulizia ecumenica della parola in poesia, non sono state da meno. Perché sorprendersi di un Yfandìs? Per quello che scrive e per come lo fa, perché è appunto la dimostrazione che un uomo in grado di generare poesia può farla anche con un semaforo. E non è affatto semplice. Yfantìs non solo è un poeta di assoluto valore ma anche, a parer mio, basilare per la poesia greca ed europea contemporanea. Non i grandi temi, non la filosofia che distrugge tanta poesia, ma la banalità da cui scaturisce lo stupore. Emblematica è la poesia sulla pastiglia Orange. Superlativa, nella sua stessa sorpresa per la perfezione della natura, è la poesia che sgorga dall’osservazione delle capre. E il dialogo che un uomo compie con la stufa della propria stanza è un monumento universale alla solitudine della nostra inconsistenza contemporanea che trova un vago senso solo nel rapporto con l’oggetto. Yfantìs sostituisce, in tutta la sua vita poetica, l’uomo “cosa fra le cose” con “l’uomo più cosa delle cose”. Ed è con le cose l’unico dialogo che gli è concesso. E fra le cose che non rispondono emerge, o meglio si immerge, un uomo spogliato di ogni significato aggiunto, delle tante protesi che costruiamo per giustificarci. A questa casualità di tutto, Yfantìs reagisce con la curiosità fine a se stessa, che è un passo della conoscenza, e non fa altro che sorprendersi, di tutto. Per questo, scrive di “tutto” quello che gli gira intorno e ricrea, in poesia, un mondo più reale di ciò che ci siamo costruiti, perché filtrato da una poesia che ne sa cogliere l’essenza. Dice Tàssos Livadìtis: “ Anche la parola Manthraspénda è come un incantesimo magico, senza un senso preciso, ma piena di significati. Sono le parole che inventano i bambini e che circondano tutto il loro mondo, incomprensibile per i grandi. Yfandìs, come poeta, conserva in sé, compatta, tutta l’infanzia: l’estasi di fronte al mistero del mondo”.

(Massimiliano Damaggio)

Yiànnis Yfandìs

Yiànnis Yfantìs nasce nel 1949 a Raìna Agrinìou. È poeta e traduttore. Esordisce in poesia nel 1977 e fino al 2009 pubblica quattordici libri fra raccolte proprie e traduzioni di poesia asiatica (indiana e cinese) e antica poesia islandese (Edda). Nel 1995 al Cairo riceve il premio internazionale di poesia “Kavafis”. È tradotto in più di quindici lingue straniere. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche internazionali. Le poesie qui presentate sono tutte tratte dal primo libro, Manthraspénda.

Yiànnis Yfantìs
Antologia poetica
Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Το θαύμα

Τι τέλεια κατσίκια τα κατσίκια.
Χτες γεννήθηκαν και πώς ξέρουν κιόλας
με τόση ακρίβεια
όλα τα κατσικίσια πράματα.
Θαρρείς και σπούδαζαν κατσικοσύνη μια ολόκληρη
αιωνιότητα.

Il miracolo

Che capre perfette le capre.
Sono nate ieri e come sanno già
con tanta esattezza
tutte le cose caprine.
Sembra abbiano studiato capreria tutt’intera
un’eternità.

*

Το μεγάλο χάπι του ΟRANGE

Το μεγάλο χάπι του ΟRANGE
είν’ ένας ήλιος πού ‘πεσε στη θάλασσα
είναι
ένας τιτάνιος δίσκος που
παλεύει να γλιτώσει απ’τα ο νερό τσιρίζει και
αφρίζει
αφήνοντας φωτός ένα χυμό.
Το μεγάλο χάπι του ΟRANGE
κυνηγημένο από πόνο κ’ ηδονή στριφογυρίζει
Ανεβο
κατεβαίνει βράζει και
σβήνει
βάφοντας το νερό πορτοκαλί.
Το μεγάλο χάπι του ΟRANGE
Ησύχασε•
διαλύοντας
το σχήμα του που αντιστέκονταν
ησύχασε
κ’ είναι συμφιλιωμένο πια με το νερό
με τον πνιγμό
με όλα.
Το μεγάλο χάπι του ΟRANGE
ταξιδεύει τώρα στις φλέβες μου και
χαίρονται
τα αγαθά των βιταμινών
όλοι
οι κάτοικοι
ως τ’ ακρότατα σύνορα του κορμιού μου.

La grande pastiglia di ORANGE

La grande pastiglia di ORANGE
è un sole caduto nel mare
è
un disco titanico che
lotta per salvarsi dall’acqua strilla e
schiuma
e lascia un succo di luce.
La grande pastiglia di ORANGE
inseguita da dolore e piacere rotea
Sale
scende bolle e
si spegne
tingendo di arancio l’acqua.
La grande pastiglia di ORANGE
S’è calmata;
dissolta
la forma che resisteva
s’è placata
s’è riconciliata con l’acqua
con l’annegamento
con tutto.
La grande pastiglia di ORANGE
ora viaggia nelle mie vene e
gioiscono
del bene delle vitamine
tutti
gli abitanti
fino agli estremi confini del mio corpo.

*

Οι καημένοι οι φίλοι

οι φίλοι∙
δε φτάνει μόνο να εκτιμώ αυτούς τους ίδιους
θέλουν να εκτιμώ και τις γυναίκες τους
θέλουν να κάνω και με τις γυναίκες τους παρέα
δηλαδή
καλά και σώνει θέλουν
συνένοχους.

I poveri amici

gli amici;
non basta che stimi proprio loro
cogliono che stimi anche le loro donne
vogliono che faccia compagnia anche con le loro donne
cioè
a tutti i costi vogliono
complici

*

Επαφή

Κρατημένος απ’ τον
αλουμινένιο
στύλο του αστικού
σ’ άγγιζα με τον πήχη μου στην πλάτη.
Από κει έβλεπα
από κει άκουγα
από κει οσφραινόμουν.
Ήταν παράθυρο εκείνο το άγγιγμα
ήταν πληγή ηδονής κι ήμουν ποτάμι
ηλεκτρισμένου καταρράχτη απ’ όπου χυνόμουν
στο κορμί σου.

Contatto

Attaccato
al palo
di alluminio del bus
ti sfioravo con l’avambraccio la schiena.
Da lì vedevo
da lì ascoltavo
da lì fiutavo.
Era finestra quello sfiorare
era ferita di piacere ed ero fiume
cascata elettrizzata da cui mi rovesciavo
sul tuo corpo.

*

Θα πει

Τώρα ανοίγω πόρτες πούναι μόνο δικές μου
Καθένας τώρ’ ανοίγει τις δικές του πόρτες
Καθένας τώρα βλέπει τα
δικά του πράγματα.
Κι αν τύχει να βρεθούμε μπρος στα ίδια πράγματα
τα βλέπουμε
με χρώματα και σχήματα ο καθένας
διαφορετικά.
Κι αν τύχει να τα ιδούμε με
τα ίδια χρώματα
και με τα ίδια σχήματα τα βλέπουμε
όχι στην ίδια θέση
όχι απ’ την ίδια θέση
όχι στον ίδιο χρόνο.
Κι αν δούμε ακριβώς τα ίδια πράγματα
στην ίδια θέση από
την ίδια θέση
στο ίδιο χρώμα και
στο ίδιο σχήμα
στον ίδιο χρόνο ακριβώς
θα πει
θα πει πως ανοίξαμε την
τελευταία
πόρτα.

Vuol dire

Ora apro porte che sono solo mie
Ognuno ora apre le sue proprie porte
Ognuno ora vede le
sue proprie cose.
E se capita di trovarci di fronte alle stesse cose
le vediamo
con colori e forme ognuno
differentemente.
E se capita di vederle con
gli stessi colori
e con le stesse forme le vediamo
non nella stessa posizione
non dalla stessa posizione
non allo stesso tempo.
E se vediamo esattamente le stesse cose
nella stessa posizione dalla
stessa posizione
dello stesso colore e
della stessa forma
nello stesso tempo esattamente
vuol dire
vuol dire che abbiamo aperto l’
ultima
porta.

*

Σόμπα

Με ποιόνε απόψε να μιλήσω Σόμπα
Γριά μου χιμπατζίνα σιδερένια ζεστή μου γιαγιά
Σόμπα με βίδες και με πόρτα στην κοιλιά σου Σόμπα
Που υψώνεις το βραχίονά σου από μπουριά και
Μπήγεις τη ζαρωμένη σου γροθιά στον τοίχο, Σόμπα
Κι αν είναι ντενεκένια η καρδιά σου και στις φλέβες σου
τρέχει πετρέλαιο ξέρω πως
Είσαι ενσάρκωση του ʼγνι και απόγονος
Της σπιτικής θεάς Εστίας και ξέρω πως
Είν’ η ψυχή σου από φωτιά∙ α πόσο χαίρομαι
Σόμπα ν’ ακούω εκείνο το
Λαμπαδολαμπάδιασμα της ψυχής σου και
Να νιώθω την
Με τα γαλάζια της ποδάρια ριζωμένη στο πετρέλαιο να χορεύει
Τη φλόγινη γύμνια της
Απλώνοντας τη ζέστα στη σάρκα μου
Στα ρούχα μου, στα βιβλία μου, σ’ όλη
Την κάμαρά μου, ακόμα και… α Σόμπα
Πόσο με συντροφεύει η ψυχή σου εδώ μες στο κελί μου
Πόσο μου δίνει δύναμη να υφαίνω
Το κάλυμμα ετούτο του κενού∙ και βέβαια συ
Θαρρώ με νιώθεις σ’ όλα ετούτα Σόμπα
Τι κι αν δεν έχεις μάτια, μύτη ή αυτιά
Έχεις και συ δα τόσες τρύπες, κάτι ξέρεις
Κι όχι μονάχα από τούτα, μα κι απ’ τ’ άλλα
Τα μακρινά κι έξω απ’ το σπίτι όταν
Απάνω στην ταράτσα μού καμώνεσαι
Πως βγάζεις μέσ’ απ’ το καπέλο σου καπνό και τέτοια κόλπα
Το νιώθω, ακούς, μυρίζεις, βλέπεις, ξέρεις για
Τα τρυφερά ποδάρια της βροχής, για τους αγγέλους
Που χορεύουν και στροβιλίζοντ’ α–
λαφροπατώντας με
Νιφάδες χιονιού, για το αίνιγμα
Της ομίχλης
Στην πόλη που γίνετ’ η
Στοιχειωμένη χώρα του δράκοντα. Σόμπα
Γριά μου χιμπατζίνα σιδερένια ζεστή μου γιαγιά
Σόμπα με βίδες και με πόρτα στην κοιλιά σου Σόμπα
Που υψώνεις το βραχίονά σου από μπουριά και… Σόμπα
Άσε με τώρα να γυρίσω την καρδιά σου στο μηδέν
Άσε ν’ ακούω ξαπλωμένος στο σκοτάδι
Της συστολής σου εκείνο το
Σκουριασμένο μερμήγκιασμα, π’ όλο χάνεται,
Ενώ ο νους μου βασιλεύει και ολόκληρος
Βουλιάζω μες στον ύπνο κι εξαγνίζομαι.

Stufa

Con chi parlare stasera Stufa
Vecchia mia scimpanzina ferrea e calda nonna mia
Stufa con viti e con porta nel ventre Stufa
Che innalzi il tuo braccio di tubo e
Nel muro conficchi il pugno raggrinzito, Stufa
E se bidonico è il tuo cuore e nelle tue vene
scorre petrolio lo so che
Sei incarnazione dello sce e discendente
di Estìa, dea casalinga e lo so che
È di fuoco la tua anima; ah quanto gioisco
Stufa nel sentire quel
l’incendio del cero della tua anima e
Sentirla
Con le sue gambe azzurre danzare radicata nel petrolio
La sua nudità di fiamma
Mentre distende il caldo sulla mia carne
I miei vestiti, i miei libri, in tutta
la mia stanza, e anche… ah Stufa
Quanto mi accompagna la tua anima qui nella mia cella
Quanto mi dà forza di tessere
Il rivestimento di questo vuoto; e certo te
Penso mi senti in tutto questo Stufa
Anche se non hai occhi, naso o orecchie
Anche tu hai così tanti buchi, qualcosa sai
E non soltanto di questo, ma anche di altro
Lontano e fuori di casa quando
Sulla mia terrazza fai finta
Di tirare fumo fuori dal cappello e questi trucchi
Lo sento, ascolti, odori, vedi, sai
Delle tenere gambe della pioggia, degli angeli
Che danzano che turbinano che
Soffici camminano con
Fiocchi di neve, per aprire
La nebbia
Nella città che diviene
Paese infestato dal dragone. Stufa
Vecchia mia scimpanzina ferrea e calda nonna mia
Stufa con viti e con porta nel ventre Stufa
Che alzi il tuo braccio di tubo e… Stufa
Lascia che ora giri il tuo cuore sullo zero
Lascia che ascolti sdraiato nel buio
Quel formicolare arrugginito
Della tua contrazione, che si perde,
Mentre la mia mente tramonta e tutto
Mi immergo nel sonno e mi purifico.

*

Χωρόχρονος

Τρεις μέρες πριν πεθάνει ο γείτονας,
ούρλιαζε το σκυλί του, βλέποντας
τις φάσεις του θανάτου στο μέλλον.

Τι θάμα, ένα σκυλί
σαν το θεό του Εκκλησιαστή
που βλέπει παρελθόντα όλα τα πράγματα
σ’ απόσταση τριών μερών ένα σκυλί
διέκρινε την πράξη ενός θανάτου

Εγώ ‘μως βρίσκω πως δεν είμαι
ούτε θεός ούτε σκυλί, μα έχω
κάτι από την πλήξη του θεού-
και κάτι απ’ του σκυλιού τη θλίψη.

Cronotopo

Tre giorni prima che morisse il vicino
il suo cane urlava, vedeva
le fasi della morte nel futuro.

Che miracolo, un cane
come il dio dell’Ecclesiasta
che vede passate tutte le cose
a distanza di tre giorni un cane
distingueva l’atto di una morte

Però io trovo che non sono
né dio né cane, ma ho
qualcosa della noia di dio –
e qualcosa della tristezza del cane.

*

Φωτισμός

Το φως χωρίζει τα πράγματα.
Το σκοτάδι ενώνει τα πράγματα.
Αυτή η πρώτη παρουσία των πραγμάτων
αυτός
ο θάνατος. Όμως
στη δεύτερη παρουσία τους

τα πράγματα
είναι
το φως.

Illuminazione

La luce separa le cose.
Il buio unisce le cose.
Questa prima presenza delle cose
questa
la morte. Ma
nella loro seconda presenza

le cose
sono
la luce.

***

POETI GRECI CONTEMPORANEI

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***

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6 pensieri riguardo “Poeti Greci Contemporanei (VII)”

  1. “Yfandìs, come poeta, conserva in sé, compatta, tutta l’infanzia: l’estasi di fronte al mistero del mondo”.

    Questo mi sembra un gran bello atteggiamento, no?

    grazie sempre per queste pagine di bellezza
    buona giornata
    .marta

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