Un po’ ferito

Raffaele La Capria

Antonio Scavone

Un po’ ferito

     Ah, La Capria scrisse davvero un libro sublime con “Ferito a morte”! Uno di quelli che ti restano dentro senza lasciarti capire compiutamente il perché e maturano col tempo come semi di sapienza e vitalità e quando ti tornano in mente, per coincidenze di luoghi o di eventi, riconosci nelle circostanze più intricate o più deprimenti del vivere, le agitazioni o i ricordi di quel Massimo De Luca che potevi essere e difatti te ne appropri come se fosse la tua esistenza e non quella di un’invenzione letteraria. Di cosa è capace, a volte, un libro…
     Non sono un habitué della lettura (preferisco i documentari e i film gialli) ma devo ammettere che quel romanzo, letto d’un fiato in una sola nottata tanti anni fa, su un treno che mi portava al Nord, segnò una traccia dispettosa e seducente. Seducente perché potrei essere anch’io uno dei tanti soci del Circolo Nautico descritto nel romanzo – sono un uomo di mondo, benestante quando càpita, indifferente quando serve – e dispettosa perché vivere a Napoli non è esattamente come vivere altrove ma significa, di volta in volta, vivacchiare, addormentarsi, svegliarsi di soprassalto prima che un incubo si impossessi di te: insomma proprio com’è scritto nel libro. Continua a leggere Un po’ ferito

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