Certi poeti insonni

Giovan Battista Mazzucco

Gianmarco Pinciroli

Giovan Battista Mazzucco

Guarda come piano piano
coloro che possiedono qualcosa
che non s’inquadra nell’ordine
prestabilito dal programma
una volta per tutte, guarda
come piano piano diminuiscano
di numero e di peso
e vengano coperti dal rumore
dei servi

 

Certi poeti insonni

 

1.

Certi poeti insonni
come pugili suonati
aspettano l’ultimo pugno
con un sorriso ebete
che dice e non dice
quanto tutto, tutto basti
ormai a fare il conto
del niente che vola
con le rondini attorno
ai fiori di pesco, è primavera

È primavera, muore
il canestro delle lettere
non spedite
neanche al mittente, muore
il dio delle lentiggini
con un gesto irriverente

 

        2.

        Certi poeti insonni
        muoiono nelle fiamme
        del viaggio che li porta
        fuori da parole dolci
        di familiare commercio
        col mondo, e varcano
        quell’ultimo confine
        fondo di luce collettiva
        che nessuno conosce
        se non nei tratti della rondine
        disegnati per aria
        al giro di stagione

        E dicono, poi, siamo tornati
        a un qualche focolare che appartiene
        solo a chi li sta a sentire
        e non sanno, non è vero
        non sono mai tornati, partiti
        tornati, non son più loro
        quei certi poeti insonni
        foglie nel fuoco del respiro
        oscuro che li assorbe, li getta
        acquatica messe di sospiri
        sulla nudità: li aspetta all’alba
        tra una fuga di stelle appassite
        e i passi di una donna
        nei pressi della stazione

 

3.

Certi poeti insonni
fermano con gesto di penna
il montare dell’acqua
nel paesaggio che non sanno descrivere

Sui campi lentamente incoraggiano
l’assorbimento del tempo
diventato silenzio palude insetto
e invocano il bene dell’agricoltura
perché l’idea non può stare troppo tempo
senza salvare la felicità della sua luce
con pane e uva
senza assestare lenzuola al letto
con zolle lucide, pazienti

Idillio del pensare in erba
prima del seme, del gesto
il seme nella ruga del corpo
bianco di gioia e di equinozi
il seme ubriaco, il seme fondo
nella gola del tempo che verrà

 

        4.

        Certi poeti insonni
        domandano alla parola futura
        se la forma della loro parola
        sia tradizione purissima
        o malsana avanguardia
        o altra idea
        ancora chiusa nel volo della cosa
        chiamata letteratura

        Ed ottengono risposte incerte
        ai loro quesiti sacramentali
        gli iddii che vi si espongono
        disprezzano gli altari
        ma non le primizie
        offerte ai lari, alle pizie
        che ne traducono i messaggi
        dorando ai raggi di uno sguardo alticcio
        la lega un po’ vile
        della più accorta rivelazione
        che fa un poeta più saggio
        e insieme più coglione

 

5.

Certi poeti insonni
muoiono tutti i giorni
un poco, ma ad ore diverse
e ad occhi bene aperti
sul senso che hanno spalancato
morendo quel poco

S’è fatto spazio attorno
all’identità che li opprime
così vanno alla ricerca
di un tutto, un nulla, qualcosa
che li redima nell’attimo
in cui scrivere costa
tutte le penne della propria natura

E manca tempo per la definizione
di questa circostanza da poeti
la vigilanza, le reti
del tempo tirano a riva
parole di nessuna stima
l’eternità che non contava nulla
ora protegge l’orfano
più di prima

 

        6.

        Certi poeti insonni
        hanno a che fare col divino
        sorriso della grande appartenenza
        di tutto con tutto
        e non sanno come scrivere
        questo tutto che si tiene
        connesso all’infinita differenza
        di tutto con tutto

 

7.

Certi poeti insonni
domandano oh se domandano
e forse non sanno domandare
piantati nel solco a germogliare
aspettano fiori e frutti
ma non sono, non sono il seme
e il solco è stato abbandonato
dalla più aggiornata agronomia
dello scrivere

Ciò che resta, domandano
ciò che resta del ghiaccio quotidiano
nell’inverno del tempo che rimane
aridità di una corolla, ingegno
senza più lacrime da dare in pegno
all’effervescenza del deserto

Oh eternità da nulla
vibrata dalla cosciente vastità
dell’inganno tramato nei sepolcri
dei poeti: declinano
nell’abitudine una meccanica
vizza del verbo scrivere
automi insufficienti a vestire
d’abiti decenti il senso
latitante, non colpevole
di vivere

 

        8.

        Certi poeti insonni
        piangono la perdita, memoria
        prima e ultima delle cose
        non più li assiste non detta
        non fa nemmeno accenni, forse
        non c’è mai stata

        Non si rassegnano e non ricordano
        nel dolore il dolore del ricordo
        la scrittura infame delle cose andate
        scritte affinché non tornino
        a mimare un’altra volta
        accadimenti apparsi
        di cui valga la pena ricordarsi

        Così perdita non si può dire
        l’inappartenenza
        di ciò che mai abbiamo conosciuto
        se non come il fondo del crimine
        la nostalgia dell’innocenza
        il giardino delle frutta selvagge
        dove abbiamo seminato sangue
        e non lo sappiamo

 

[“Certi poeti insonni” di Gianmarco Pinciroli è tratto dall’opera inedita “La penultima sofferenza“, che comparirà prossimamente in “La Biblioteca di RebStein”, LII, Dicembre 2013.]

 

***

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4 pensieri riguardo “Certi poeti insonni”

  1. Spettacolo! tutta una costellazione… e che ognuno ci trovi il suo segno; mi spiace solo che penso si potrebbe un po’ estendere questo cielo stellato dentro di me (ecc. ecc.), ma magari è già stato fatto nel .pdf per la biblioteca; attendo fiducioso! :D

  2. Monitoraggio tutto godibile perché molto vero e “onesto”. Linguisticamente risolto con bella naturalezza del verso e dell’immagine . Complimenti a Pinciroli .
    leopoldo attolico –

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