Don’t forget to remember, Memory

In fondo bastava poco, veramente poco. Ad esempio, che una delle figurine mascherate passasse di qua e dicesse che si era trattato di uno spiacevole equivoco, di una dabbenaggine dovuta unicamente alla fretta o all’imperizia, ma che non c’era nessuna malafede, tanto meno l’intenzione di attribuirsi un lavoro fatto da altri. Oppure, ancora più semplicemente, bastava che l’autore sbadato rettificasse il tiro, aggiungendo nel suo post il link all’articolo originale e il nome del traduttore. Avremmo fatto buon viso a cattivo gioco, in ogni caso. Nessuno infatti pretendeva delle scuse, per le quali c’è bisogno non di una presunta e pataccara aristocrazia delle anime ma di cultura ed etica allo stato nascente, di umiltà e coraggio insieme: tutte doti e qualità che è impossibile trovare in chi ha bisogno di camuffarsi e di recitare la sua effimera parte nell’esangue farsa corale che è diventata la comunicazione in rete, ben nascosto dietro la rassicurante, e illusoria, protezione di una maschera: di chi, alla resa dei conti, non si accorge nemmeno di fingere solo ed esclusivamente con se stesso e con i suoi fantasmi. Non meraviglia affatto, dunque, la scelta della strada più prevedibile, e più vile: cancellare tutto, sbarrare le porte e negare ogni accesso agli estranei: per continuare il gioco al riparo da occhi indiscreti, per conservare e rimirare nello specchio in frantumi di un’unica, inesorabile inesistenza da adepti del nulla, le sedute auto-masturbatorie e auto-assolutorie di una “Society” in tutto omologa ai parametri che definiscono il perfetto esemplare dell’homo zuckerbergiensis. Bene, continuate pure a giocare se ciò contribuisce in qualche modo a farvi sentire ancora in vita: ma non dimenticate di ricordare che non potrete contare su di noi né ora né mai, perché noi siamo da sempre fuori da sti ppagliacciate da replicanti e simulacri senza libertà e senza decoro: noi siamo persone serie, noi appartenimmo â morte.

Don’t forget to remember, Memory

7 pensieri su “Don’t forget to remember, Memory”

  1. Copione scontato e prevedibile, eppure non si è mai pronti. Questi episodi lasciano qualcosa di indelebile che è anche difficile da spiegare, poiché, lo so, coinvolgono strati intimissimi del proprio rapporto con la scrittura, e non unicamente il cosiddetto “diritto d’autore” . che è uno strato sottile e superficiale. Rilevare, e non uso denunciare volutamente, queste scorrettezze è doveroso, se non altro per ricordare che il senso di rete libera è da intendersi come libera divulgazione, è rendere possibile l’accesso a testi a cui altrimenti sarebbe difficile avvicinarsi per svariati motivi ( mancanza di traduzioni, libri irreperibili etc), è condividere le proprie conoscenze. Vorrei sottolineare una cosa che ritengo importante: ciò che è accaduto per i testi di Francesco Marotta tocca ognuno di noi, che si scriva o si legga in rete, poiché in virtù della disonestà di pochi va ad essere a poco a poco compromessa la libertà di espressione di altri ,ed anche la credibilità della rete stessa come contenitore culturale e di dialogo.

    grazie. ciao francesco
    lisa

  2. Sono profondamente mortificato da quanto avvenuto e vorrei cogliere l’occasione di questa brutta vicenda per ringraziare, una volta ancora, Francesco, per il suo impegno, la sua signorilità, e non ultimo per la sua grande, grandissima, generosità. Queste sono situazioni sempre amare, forse proprio conoscendo Francesco e il suo lavoro però in questo caso se ne rimane ancora più offesi e ci si ritrova (e mi ritrovo) con i pugni stretti per la rabbia. A ben pensarci, più ancora per il plagio, per l’incapacità di ammettere di aver sbagliato e di scusarsene. Vince, ancora una volta, il monologo spacciato per dialogo. Gli altri non servono neppure più a legittimare una presenza, sono come gli applausi registrati alla radio o in televisione. E come tali possono essere spenti.

  3. sottoscrivo in toto le parole di Lisa e di Zuliani. ma possibile che non ci sia un modo per difendersi da queste vigliaccate, che secondo me sono assimilabili a reati da codice penale?
    comprendo amarezza e rabbia e credo che tutti i lettori della dimora debbano fare muro compatto accanto a Francesco.

    1. In più di un’occasione noi lettori della preziosissima Dimora abbiamo dimostrato apprezzamento, stima e solidarietà nei confronti di Francesco Marotta. Mi associo all’invito di Annamaria Ferramosca e credo che “il muro compatto” sia fatto anche di tutte quelle idee, di quegli stimoli, di quelle molte cose che impariamo leggendo gli articoli di questo sito e che, in maniera onesta, aperta e feconda, alimentano quanto pensiamo e scriviamo.

  4. Ho capito che c’è stato un plagio, se ho capito bene di una traduzione. Trop facile! La bellezza (una delle bellezze) del plagio casomai sta nel confessarlo, ci sono varie modalità….O nel ben nasconderlo, anche qui molti modi. Per cui, sì, “muro compatto”. La Dimora (e FM) peraltro sono “del tempo sospeso”, sciocco chi non l’ha capito e plagia senza sapere questo. Ciao Francesco. Sercord

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