Abbonato al programma delle nuvole

Giampaolo De Pietro

Giampaolo De Pietro

[…] La levità è la cifra dove si affaccia un surreale stupore e in controluce il dolore dell’impermanenza, affrontato con una semplicità che è “cautela” come recita il testo iniziale della raccolta (Con la cautela / con cui trattiamo / le uova i ritagli / dei versi la / goffaggine / fregatutto), a rimarcare non solo il tentativo di non ferire/ferirsi ma anche l’apertura verso ”l’improvviso” che offre il continuum del flusso esperenziale. Sotto certi aspetti è una postura advaita, così volta alle foglie, ai fiori, alle nuvole, al respiro, e quindi agli elementi più sottili e aerei e alla mutevolezza delle forme che ne consegue. Si tratti di affetti, di lavoro, di bicchieri e/o di pane, l’equilibrio mobile di De Pietro sembra volersi fondare su una consapevole innocenza, sulla preservazione di uno sguardo volutamente bambino che dia conto di una possibilità di gioia, per quanto minima sia.

I versi diventano mimesi di questo dinamismo umbratile, evidente nell’uso predominante di una metrica breve, soprattutto in forma di senari, che giocano più che sulla prosodia o sul ritmo sulle sonorità basali del lessico. Omofonie, paranomasie, bisticci e rimalmezzo sono, infatti, tutti strumenti chiamati per ri-produrre e re-incantare le metamorfosi quotidiane, né è da sottacere la frequenza di frammenti, che segnano la dimensione del momento per momento. Se da un punto di vista formale il richiamo per il lettore è indubbiamente quello di Palazzeschi, Corrado Costa e Beppe Salvia sembrano essere i referenti prediletti, esplicitamente menzionati nei testi, ferma restando la scelta di dedicare il libro ai numi tutelari di Gertrude Stein e Mandel’stam.

(Viola Amarelli, da qui…)

 

Giampaolo De Pietro
Abbonato al programma delle nuvole
Forlì, Editrice L’arcolaio
“I Codici del ‘900”, 2013

 

Testi

 

Essere feriti e riparati è così necessario
che nessun errore è sottinteso.

Gertrude Stein

 

Puoi sentirti
animale ferito? E
animale ferito
può sentirsi uomo?

Un cervo, pensiero
o un cane che incontri,
zoppicanti entrambi e
tu ferito a pena.

 

*

 

Non so che cosa
accade ai nostri discorsi
so solo che il tempo
sconsiglia sostanze
scompiglia forme
e forse lo spazio
assottigliandosi torna,
parola per parola.
Conto la vita
dito per dito,
o illudo
tratto per tratto
la mia stessa mano.
Ma il gesto è un altro
e un altro ancora,
e dello spazio
la traccia sola.

 

*

 

Ancora

La foglia è del ramo
la notte lo sa bene si
tengono e reggono
ma viene la stagione
di mano e in mano lo
strettissimo bisogno
del legame s’ispessisce
e conta e rimane il
tempo ai respiri soltanto
il respiro nel tempo è aria.

 

*

 

Paese alfabeto.
Alfabeto paese.
Davanti a un libro,
talvolta, aspetto.
Pare si possa ampliare la paginetta,
lo attesta l’attesa stessa, o io,
talvolta esteso.
Piovere di, o, a senso compiuto.

 

*

 

Abbonato al programma delle nuvole

Quella nuvola ha
il profilo liscio di
balena e le ali da
passero, si sta
assottigliando.
Ce n’è un’altra
più rapace ha ali
divise. Abbonato
al programma
delle nuvole, per
il cane la porta
che si apre è
la scena madre.

 

*

 

I giorni così sono
stretti coi
controsoffitti
aperti
i sogni così non
possono battervi
la testa ma
crearsi quella
piccola loro
magia ch’è la
fuga di chi resta.

Scrivere non è
quello che
volevo dire
.

 

*

 

Ci sono chiavi
serie talora chiuse
a porta e altre
aperte a più
tempi, in prospettiva

vi sono angoli seduti
tra chi ascolta e chi no
circonferenze di un solo
di chi ascolta e un pieno
di chi chiude tra

ci siamo chiavi
che sanno le mani
vi siete chiusi
che nuvole appena.

 

*

 

Ho veramente e soltanto questa
ruga di carta e una denuncia
a un più cresciuto capello bianco
da parte di mio padre; ho dalla mia
una punta di sfiducia che
ripara sotto al tetto di un ricordo
in particolare

e i particolari indumenti,
la lunga sfilza dei denudamenti,
la libera espressione
di un ego senza mutande,
quando dormo,
l’ho imparata da grande,
ma quand’ero immaginario
come un gigante,
come un pidocchio,
come la stessa cortesia
di sempre, di ora
e in avanti…

ho al petto
un esilio di poeta
e al fianco
il rimpatrio
di un altro poeta

fiume estivo che
sa portarsi una
conserva di neve,
per bere, per bene.

 

*

 

L’effetto dell’aria sul vetro.
Non si sa ciò che accade, se
ci premi il naso contro
si raffredda e puoi
veder cadere qualcosa
dalla mensola senza
sentirne il tonfo, il medesimo
urto di sempre, la gravità da
dietro uno sguardo rapido come
uno scatto, lento perché fuori fuoco.

 

***

12 pensieri riguardo “Abbonato al programma delle nuvole”

  1. Poesie lievi e molto belle, di una disincantata felicità espressiva. Sì, Palazzeschi, Costa, ha ragione Viola, ma ci metterei anche un pizzico della dolcezza stralunata e infantile di Robert Walser, che depone l’io come una inutile maschera.
    Un libro che si ha voglia di leggere vagandoci dentro. Complimenti all’autore.
    M

    1. Ma infatti, e vale anche per l’editore nestore22. Non capisco il fraintendimento: voleva essere un apprezzamento molto sincero e insieme il più delicato possibile…Comunque, ora spero di esser stato chiaro. Grazie. Sercord

  2. “due dei / miei occhi / fanno un viavai”. Questo di Giampaolo è un libro che rileggo, e tutte le volte faccio delle “scoperte”… Ringrazio l’autore e l’editore.

  3. Gianfranco caro, mi complimento con te e con il tuo nuovo autore che non conoscevo. testi notevoli veramente da rileggere, approfondire come meritano. un sincero saluto a tutti.

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