Totilogia

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Gianni Toti ha lasciato un segno talmente forte nel campo della poesia elettronica (poetronica, nuovo linguaggio espressivo da lui stesso creato) e della video-arte, che oggi si sono quasi perse le tracce delle sue opere letterarie, soprattutto poetiche. In effetti Toti è una figura poliedrica, multidirezionale di inesausta curiosità: scrittore, artista, giornalista, traduttore, regista, ma prima di tutto poeta. […]

E’ disponibile il quarto numero della Biblioteca di Floema. Curato da Daniele Poletti, in collaborazione con la Casa Totiana di Roma, è interamente dedicato alla figura e all’opera di Gianni Toti.

3 pensieri su “Totilogia”

  1. Complimenti per aver rinnovato l’interesse intorno a una figura artistica così importante (e molto trascurata) come quella di Gianni Toti.
    Seguo le sue opere da diversi anni, e per molto tempo, passando da Roma, non ho mai mancato una visita alla libreria “Fahrenheit 451”, a Campo dei Fiori, della casa editrice omonima, in gran parte creatura di Toti.
    In questa edizione lui ha inventato una collana di minuscoli libri, “i Taschinabili”, deliziosi sia per la bellezza grafica sia per le perle letterarie da scoprire: AA. VV., “I racconti più brevi del mondo”, Brik e Majakovskij, “La leggenda di Cinelandia”, Rosalba Campra, “I racconti di Malos Aires”, sono soltanto alcuni tra i tanti titoli memorabili. Traduttore e profondo conoscitore d’un gran numero di autori latinoamericani, molti di essi da noi ignorati, Toti ha altresì rinnovato con audacia la lingua italiana pubblicando molte opere – in prosa e in poesia – importanti, quasi sconosciute e di non facile reperibilità (per anni ho dato fondo alle scorte di copie presenti nella libreria di Campo dei Fiori). Questi alcuni dei titoli totiani che mi trovo adesso in mano: “I penultimi madrigali”, “Poco dopo gli ultimi tre femtosecondi”, “Inenarraviglie”, “I meno lunghi o più corti racconti del futuremoto”.
    Un paio d’anni fa sono rimasto a lungo incantato davanti a una sua opera di videoarte, all’interno d’una grande mostra di questo genere.

  2. Un ricordo personale di Toti: gli avevo proposto le poesie giovanili (sic!) di Jaroslav Hašek (quello dello Švejk, sí, ne ha scritte: orribili), ma poi c’era stata la Primavera praghese e poi Palach e gli proposi le poesie murali scritte dai cittadini per tutti i muri di Praga: ebbene finì che uscirono insieme nello stesso numero di Carte Segrete nel 1969, cose da matti, sentimentalismi di prima della prima guerra e drammi del post ’68…questo mi passò “il convento”, ma questo poterono leggere alcuni grazie al vulcanico interesse di Toti per tutto ciò che sapesse di “esssenziale”.

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