Mostri e leggende

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Matteo Zattoni

Ci sono tanti modi per scrivere dell’infanzia: con nostalgia, con un senso di rimpianto per l’ingenuità che viene perduta nell’età adulta, con la tenerezza per la spontaneità delle relazioni umane che i bambini possiedono per dote naturale, oppure ancora guardando indietro e leggendo i comportamenti di allora alla luce di una consapevolezza diversa, più matura e disincantata. Mi sembra di poter dire che questa serie di poesie di Matteo Zattoni li raccolga un po’ tutti. Per quanto piuttosto breve – i brani proposti sono sei – Mostri e leggende racconta di un piccolo universo del passato, popolato di mostri dagli occhi rossi, madri apprensive, scolari che come tutti faticano ad affrontare il dovere dei compiti per casa.
Colpisce lo scorrere di una scrittura curata e assieme fluente, ma ancora di più stupisce come la rilettura dell’ieri sia profonda e al tempo stesso leggera. Il bambino desidera l’anarchia, sogna una leggenda che in sé non contenga nessuna discriminazione sociale: ciò che allora era inconsapevole oggi diventa chiave di interpretazione e, forse, proposito per il presente. Ed anche la cattiveria che i bambini possiedono quasi senza malizia ( “io / ti accoglievo con un’offesa, come sempre ) lascia spazio ad un’ammissione di colpa che è anche un implicito gesto di scusa lasciato a germinare nella coscienza di chi scrive e di chi legge. (ft)

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