Ecco 21

Valter Lauri

Valter Lauri

Ci sono generazioni intere di poeti che si affacciano, che ridetermineranno il canone della scrittura – alcuni di certo a buon diritto perché ne saranno capaci -, che si vedono dedicate antologie sugli anni ’60, ’70, ’80. E’ giusto che sia così, è nell’ordine naturale delle cose, va bene. A volte però ci si imbatte per caso in qualche pensionato che, dopo una vita intera passata a fare altro, sente il bisogno di scrivere. All’inizio sono pensieri sì carini, ma che fanno quasi sorridere e si accettano perché chi li ha messi giù ha acquisito quantomeno il diritto di essere ascoltato. Dopo un anno ti accorgi che le cose diventano serie, c’è una ricerca che procede, una consapevolezza espressiva che matura.

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Sto

bukovaz

Antonella Bukovaz

Tradisco consapevolmente le promesse fatte ad Antonella Bukovaz quando le ho chiesto, dopo averle ascoltate, le poesie che seguono per pubblicarle qui. Avrei dovuto preparare, come le altre volte, una breve premessa; ma assieme alle poesie Antonella mi ha inviato alcune riflessioni che rendono esplicito il senso del suo lavoro attuale. E mi sembra che non ci sia niente che io possa aggiungere a ciò che, con estrema chiarezza, ha scritto lei. (ft)

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Il corpo, la voce, la poesia: Antonio Porta

Antonio Porta

Luigi Sasso
Antonio Porta

Intervista a Porta

D: In Poesia e poetica Lei ha preso le distanze sia dai “padri” che dai “nonni” della nostra storia letteraria; vorrebbe allora chiarire in quale albero genealogico si riconosce, in altre parole qual è stata la sua formazione culturale e poetica?

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Il grido e il silenzio

Laura Darsié, Il grido e il silenzio, 2013

Laura Darsié

Un tormentoso corpo a corpo con il linguaggio svela il destino dell’in-contro “epocale” fra Paul Celan e Martin Heidegger. Una conversazione estenuante ai confini dell’Essere, conduce alla terra del cuore dove, per il poeta bucovino non c’è parola che lenisca le ferite della storia. Fra l’evento del loro in-contro e la speranza di una parola impossibile, si fa strada il pensiero poetante, ultimo superstite di un colloquio denso di equivoci, di parole trattenute, di ammissioni ricusate: la parola poetica rincorre il pensiero in un atto di estremo attaccamento alla vita – la poesia è per Celan una stretta di mano che forse, il filosofo del Baden non è in grado di restituire. Un’intensa e appassionata disamina dove poesia e filosofia si intrecciano innervate dall’ascolto psicanalitico per incamminarsi nella dimora del perturbante amoroso. Nel segreto dell’in-contro, l’ospitalità dell’estraneo cede alla follia di includere, per amore, l’altro sotto il giogo antico della memoria e della nominazione, non lasciando neppure la libertà di volger via lo sguardo, e di arretrare di fronte a un possesso che tutto vuole per librarsi estenuato, nella scrittura di un colpo d’ascia fiorita

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L’odore del pensiero

Lory Ginedumont, Tumulto reale, 2006

Carmine Mangone

Scrutare nel mio disincanto. Fare l’inventario delle delusioni. Accatastare in un angolo tutti i cattivi propositi, per poi dar loro fuoco, beandomi delle faville che siamo stati. Un modo tutto mio per purificare l’aria e seguitare a credere nel flusso – a credere in ciò che rimane e a condividere i miei giorni con chi resiste, persiste, s’innamora, s’addolora, con chi contorce e si torce contro la durata stessa delle cose.

Diventare un poeta irrimediabile.

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ecce homo (come ci si manca in ciò che si è)

apo 23

Enzo Campi

Tutto finì cominciandosi  in sé, sfinendosi nell’efferata diatriba tra il punto nodale da cui dipanare la matassa e l’idea di una fine annunciata che riverberava, al rovescio, la sua essenza inconclusa, la sua indeterminatezza di fondo. E se il fondo è la fine, ne converrete, non si dà fine senza fondo. E il senza fondo, ne converrete ancora, designa l’immisurabilità della fine, per cui l’inconcluso ha tutte le ragioni di esistere, di sussistere in quel nodo nervoso dove si tende all’altero e dove l’alterità è sintomo inconfutabile della preclusione ad ogni possibile, impossibile cominciamento.

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Latitudini delle braccia (II)

Mario Giacomelli, Natura morta

Nino Iacovella

Latitudini delle braccia, come tutte le opere di poesia riuscite, lascia al lettore parecchie domande irrisolte e la sensazione che questa stessa incertezza non sia confusione, ma arricchimento e profondità. Come scrive il poeta, riprendendo un’asserzione che in Montale suona lievemente più apodittica: «siamo corpi accecati dall’indugio: / né cose che sanno andare via, / né cose che sanno restare».
(Alessandra Paganardi, dalla Prefazione)

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Poeti Greci Contemporanei (IX)

aravan

Σπύρος Αραβανής
Spyros Aravanìs

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Il legame di Spyros Aravanìs con la scrittura poetica per musica è quasi un chiaro intento. Lui stesso una sera mi ha detto che “la poesia greca è ancora e fortemente legata alla musica popolare, al cantato”. Presento qui alcuni testi che l’autore mi ha mandato, e che quindi credo ritenga più rappresentativi della propria scrittura ma non posso sorvolare sul fatto che le sue ultime produzioni, a quanto mi è dato di vedere, si stiano orientando verso una scrittura sempre più formale di espressione poetica: endecasillabi, decapentasillabi (così tipici di molta produzione tardo bizantina e della poesia popolare greca), alessandrini, di bella struttura, di forma cantabile. Questi ottonari, ad esempio, sono tratti da “L’ode di Kifissoù” – una superstrada di grande scorrimento di Atene dove sorgono alcuni centri commerciali ed ex zone industriali dismesse e in abbandono:

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Non dirmi che hai paura

Giuseppe Catozzella

Giuseppe Catozzella

Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L’appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il “fratello di tutta una vita” le cambia l’esistenza per sempre. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.

(da qui…)

Septentrion

René Char

SEPTENTRION

– Je me suis promenée au bord de la Folie. –

Aux questions de mon coeur,
s’il ne les posait point,
ma compagne cédait,
tant est inventive l’absence.
Et ses yeux en décrue comme le Nil violet
semblaient compter sans fin leurs gages s’allongeant
dessous les pierres fraîches.

La Folie se coiffait de longs roseaux coupants.
Quelque part ce ruisseau vivait sa double vie.
L’or cruel de son nom soudain envahisseur
venait livrer bataille à la fortune adverse.

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Il muro dove volano gli uccelli (il libro)

Il muro dove volano gli uccelli

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

[…] Si tratta di un’indagine, o meglio: di un vero e proprio viaggio nel paesaggio materiale, organico, della creazione, in quel territorio dove i gesti, gli impulsi, i respiri, l’eccitazione dei nervi e il dolore, le pieghe della carne e le sue contrazioni si traducono in atto creativo, al di qua del senso, dell’ordine che esso sempre comunque impone: necessario, utile, plurivoco, ma sempre secondo, ulteriore, anche quando si volge indietro e rimonta a prima, cercando di attingere il prima del prima. Un itinerario che va indietro nel tempo, alle grotte con i primi graffiti, ai primi segni – le impronte delle mani e figure di animali – e a prima dei segni, quando un segno è solo traccia, graffio animale, scarabocchio, pura grafia, gesto che traccia e ancora non è finito, segmento di nessun insieme: non ancora nel gioco delle differenze che lo spossessano di se stesso fissandolo in un’identità ripetibile e differenziata, ma appunto per questo, infine, visibile, riconoscibile, con il capo fuori dall’informe. Ma un’indagine che risale anche al momento prima che il gesto cominci: all’agitazione, al brulicare delle viscere, allo sguardo che fibrilla e alle sensazioni in eruzione prima del pensiero, dove ancora nessuno può dire io. Continua a leggere Il muro dove volano gli uccelli (il libro)

Omaggio a Rezső Seress

gloomy-sunday

Natàlia Castaldi

Vorrei appendere tutti i miei volti a scolare l’acido che la delusione ha inciso nel mio sguardo. Guardami col distacco della leggerezza prendere forma nell’immagine di me stesso, con tutte le sbavature di una nuova consapevolezza. Essere l’osservazione fredda del dolore che concepisce se stesso nell’arte della separazione, l’abbandono prepotente di me a ogni cosa: un incanto. Continua a leggere Omaggio a Rezső Seress

Il miliardesimo maratoneta

Il miliardesimo maratoneta

Giuseppe Samperi

     I versi di Giuseppe Samperi parlano di incontri, di appuntamenti con la vita e la scrittura, raccontati nella forma del viaggio reale e metaforico: viaggio nel corpo, nella parola, nel tempo. Per il «maratoneta» (titolo e icona ironica e sofferta) essere il primo, l’ultimo o il miliardesimo è indifferente (p. 75). Il poeta-viator soffre da un lato un senso di inappartenenza (tanto da rovesciare la parabola del figliol prodigo) [p. 74], dall’altro avverte la necessità di riappropriarsi del battito vitale («ciò che devo ripescare / è il battito»), unico modo per far sì che il verso, la poesia possano riconciliarsi con la vita ed offrirsi quale dono. «Battito» è parola che non a caso ritorna nell’ultima poesia, segnacolo di una vita incipiente. Il mistero della nascita assume in sé le contraddizioni che attraversano tutto il libro e le proietta nel nudo scenario della vita che si confronta dialetticamente con la scrittura.

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