Omaggio a Rezső Seress

gloomy-sunday

Natàlia Castaldi

Vorrei appendere tutti i miei volti a scolare l’acido che la delusione ha inciso nel mio sguardo. Guardami col distacco della leggerezza prendere forma nell’immagine di me stesso, con tutte le sbavature di una nuova consapevolezza. Essere l’osservazione fredda del dolore che concepisce se stesso nell’arte della separazione, l’abbandono prepotente di me a ogni cosa: un incanto.

Ci saranno letti di viole, mille quadrifogli a segnare la fortuna che non ho posseduto, parole bambine e stecchi di zucchero filato.

Il paradiso a mezzo fiato, il purgatorio purgato.

Sognando, stavo solo sognando, Gloomy Sunday.

La leggenda della canzone più triste, la canzone del distacco, il volo più basso a precipizio. La liberazione da ogni rancore che nel rifiuto si riconcilia al vissuto senza rinnegare la stupidità di averci creduto.

Si racconta di mille suicidi nell’ossessione della bellezza di questo canto. Come se il dolore potesse essere un contagio di splendore e bellezza che sovrasta la realtà nel più duro gesto di tenerezza.

my heart and I have decided
to end it all
soon there’ll be flowers
and prayers that are said I know

but let them not weep
let them know
that I’m glad to go

death is no dream
for in death I’m caressing you
with the last breath of my soul
I’ll be blessing you

Gloomy Sunday

Quando Rezső Seress scrisse questa melodia, oltre a maledire la sua stessa esistenza, concepì la tristezza nella sua forma più umana e profonda. Non so se l’amore appartenga all’uomo come realtà che supera la sua stessa brutale esistenza, ma la capacità di concepire malinconia e tristezza fino al diniego della propria stessa vita, forse, è realmente quanto di più passionale e umanamente fragile cui l’umano possa arrivare.

***

Rezső Seress - 13 Jan.
Rezső Seress – Budapest, 13 Jan. 1968

Seress nacque a Budapest nel 1899, dove visse fino alla sua deportazione in un campo di concentramento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Sopravvissuto alla deportazione ed alla guerra, tornò a Budapest dove studiò da autodidatta pianoforte e si guadagnò da vivere componendo musica e suonando al Kispika, un ristorante malfamato di Budapest. Visse in povertà, nonostante l’enorme successo che la sua Gloomy Sunday gli avrebbe fatto guadagnare, qualora avesse deciso di lasciare l’Ungheria per recarsi a riscuotere i diritti d’autore negli Stati Uniti.

Seress compose diversi successi, tra cui Hiába van palotád Budán, Fizetek főúr , Én úgy szeretek részeg lenni, Ha minden véget ér, e l’inno del Partito Comunista Ungherese per la commemorazione dell’attraversamento del Lánchíd (Chain Bridge), il ponte sospeso che unisce Buda e Pest.

Rezső Seress si tolse la vita la domenica dell’11 gennaio 1968.

Il testo di Szomorú vasárnap, nella sua versione originale ungherese, fu scritto da Rezső Seress e, pur parlando di un profondo senso di disperazione, è ben lontano dal senso di malinconico abbandono che venne successivamente attribuito alla canzone per via delle modifiche apportate al testo dal poeta László Jávor. Nella sua versione originale infatti, che fortunosamente ho rintracciato in rete e che allego qui dabbasso, il testo è più tagliente, più ferito e si presta ad essere letto come un’invocazione al Signore perché abbia pietà del genere umano, quindi ben lontano dall’interpretazione tradizionale che lo lega unicamente allo sconforto causato dalla fine di un grande amore.

sz van és peregnek a sárgult levelek

Meghalt a földön az emberi szeretet
Bánatos könnyekkel zokog az öszi szél
Szívem már új tavaszt nem vár és nem remél
Hiába sírok és hiába szenvedek
Szívtelen rosszak és kapzsik az emberek…

Meghalt a szeretet!

Vége a világnak, vége a reménynek
Városok pusztulnak, srapnelek zenélnek
Emberek vérét–l piros a tarka rét
Halottak fekszenek az úton szerteszét
Még egyszer elmondom csendben az imámat:

Uram, az emberek gyarlók és hibáznak…
Vége a világnak!

*** ***

World Has Come To Its End

it is autumn with withered
leaves whirling.
On earth, love among
people has died.
With tears of sorrow the
autumn wind’s sobbing,
for a new spring my heart
is too hopeless to wait.
Invain all my tears, all
my sufferings invain,
heartless the people, wicked
and all full of greed…

Love has died!

The world and all hope
has come to its end,
Cities wiped out in
resounding shrapnel.
Bright meadows with human
blood coloured red.
Dead people scattered
on the streets everywhere.
So once more quietly

I will say my prayer:

“My Lord, people are
erring and prone to sin…
World has come to its end!

(Transl. by A.W. Tüting)

*** *** ***

https://www.youtube.com/watch?v=vsDadWQbh8w

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