Poeti Greci Contemporanei (IX)

aravan

Σπύρος Αραβανής
Spyros Aravanìs

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Il legame di Spyros Aravanìs con la scrittura poetica per musica è quasi un chiaro intento. Lui stesso una sera mi ha detto che “la poesia greca è ancora e fortemente legata alla musica popolare, al cantato”. Presento qui alcuni testi che l’autore mi ha mandato, e che quindi credo ritenga più rappresentativi della propria scrittura ma non posso sorvolare sul fatto che le sue ultime produzioni, a quanto mi è dato di vedere, si stiano orientando verso una scrittura sempre più formale di espressione poetica: endecasillabi, decapentasillabi (così tipici di molta produzione tardo bizantina e della poesia popolare greca), alessandrini, di bella struttura, di forma cantabile. Questi ottonari, ad esempio, sono tratti da “L’ode di Kifissoù” – una superstrada di grande scorrimento di Atene dove sorgono alcuni centri commerciali ed ex zone industriali dismesse e in abbandono:

η ζωή μας ένα ΙΚΕΑ
ο κομμουνισμός στην πράξη
να μοιράζεται η ιδέα
σαν διαγώνισμα στην τάξη

*

un’IKEA la nostra vita
come un comunismo in prassi
che l’idea sia condivisa
come un esercizio in classe

La poesia di Aravanìs ignora qualsiasi forma di ricerca e di sperimentazione, e sempre più insiste sul cantato, nel recupero della musicalità e mi sembra segua la via tutta particolare di Nìkos Kavadìas (1910-1975), poeta che riuscì a ricreare una propria moderna “mitologia” di grande fascino per il pubblico, vista la fama che ebbe in vita e tutt’ora seguita ad avere. Kavadìas passò quasi tutta la propria vita in mare, come marconista su navi commerciali, e ricreò un mondo mitologico di marinai, storie di porto, di ambienti melvilliani tramite una poesia elegante e formale, fuori tempo massimo. Aravanìs è sulla stessa strada di riappropriazione in chiave pop(olare) del mitologico e del misterico scomparsi nella nostra vita quotidiana per mezzo di una poesia che di forma, ordine e immediatezza si deve nutrire come reazione alla disgregazione circostante.

Nota biobibliografica

Spýros Aravanìs è nato al Pireo nel 1979. Ha studiato filologia greca alla Scuola di Filosofia di Atene e svolge il dottorato in Educazione Transculturale presso l’Università di Atene. Ha al suo attivo collaborazioni come giornalista con diversi periodici, specialmente di critica musicale, e quotidiani. E’ curatore della collana di poesia “Poiein” delle edizioni Metronòmos. Sue poesie sono comparse in diverse publicazioni, cartacee e digitali, fra cui le seguenti: Entefktìrio, Piitikì, Planòdion, Odòs Panòs (diretto da Yòrgos Chronàs), Koukoùtsi, Osiris (USA), HQ Poetry Magazine (Inghilterra). Ha pubblicato due libri: “L’immunità dell’ignoranza”, edizioni Odòs Panòs, 2008; “Storia di un Uomo”, edizioni Metronòmos, 2011.

Spyros Aravanìs
Antologia poetica
(Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio)

Γενεαλογικό

Το χέρι που σκότωσε
το πεντάχρονο παιδί
στη Γάζα, το 2012,
ήταν το χέρι του πατέρα του
στο Βιετνάμ, το 1967,
και του παππού του
στην Ισπανία, το 1936.
Το παιδί που σκοτώθηκε
στη Γάζα
στο Βιετνάμ
και στην Ισπανία
εξέπνευσε την ώρα
που δείχνει το ρολόι
της βομβαρδισμένης εκκλησίας
στην Κροατία, το 1991.

Ο αυριανός βιογράφος του 21ου αιώνα
χωρίς αμφιβολία
θα κοπιάσει λιγότερο.

Albero genealogico

La mano che uccise
il bambino di cinque anni
a Gaza, nel 2012,
era la mano di suo padre
in Vietnam, nel 1967,
e di suo nonno
in Spagna, nel 1936.
Il bambino ucciso
a Gaza
in Vietnam
e in Spagna
spirato l’ora
che l’orologio indica
nella chiesa bombardata
in Croazia, nel 1991.

Il futuro biografo del 21° secolo
senza dubbio
faticherà di meno.

*

Τα βράδια
στον Τάσο Λειβαδίτη

Τα βράδια επισκέπτομαι τους τάφους λησμονημένων
ποιητών
και γεμίζω με μελάνι τα ανθοδοχεία τους.
Ανανεώνω με κραγιόν
τα χαμόγελα των νεκρών παλιάτσων
και κάνω συντροφιά στα εικονοστάσια των δρόμων.
Αφουγκράζομαι τις λαμαρίνες στα παλιά ναυπηγεία,
διορθώνω τα ορθογραφικά λάθη στα χαρτόνια
των ζητιάνων,
κουρδίζω τις καμπάνες στις ερειπωμένες εκκλησίες,
τακτοποιώ τις καρέκλες στα σπίτια των αυτοχείρων,
χαϊδεύω τα μαλλιά των γριών γυναικών.
Ύστερα, το χάραμα, γυρίζω σπίτι
πιο μόνος
και από τις μέρες του Φεβρουαρίου
που δεν χώρεσαν στο ημερολόγιο
και ξεπλένω στο νιπτήρα
όλη τη μοναξιά από τα χέρια μου.

Le sere
a Tàssos Livadìtis

Le sere visito le tombe dei poeti
dimenticati
e gli riempio di inchiostro i vasi.
Rinnovo con il rossetto
i sorrisi dei pagliacci morti
e faccio compagnia ai tabernacoli per le strade.
Ascolto le lamiere dei vecchi cantieri navali,
correggo gli errori di ortografia sui cartoni
dei mendicanti,
accordo le campane delle chiese in rovina,
sistemo le sedie nelle case dei suicidi,
carezzo i capelli delle vecchie.
Più tardi, all’alba, torno a casa
più solo
anche dei giorni di febbraio
senza posto nel calendario
e al lavandino mi sciacquo
la solitudine dalle mani.

*

Αγάπη είναι

Η αγάπη είναι
το πόδι του ανάπηρου που έχει κοπεί
αλλά σκύβει να το ξύσει,
το νεκρό σώμα φιδιού
που σπαρταρά στο χώμα,
ο απόηχος απ’ το τραγούδι κύκνου
που ’χει πριν ώρα σβήσει
και το λιπόσαρκο χέρι προκυμαίας
που περιμένει ακόμα.

È amore

È amore
la gamba tagliata del disabile
che però si china a grattarla,
il corpo morto del serpente
che si dimena a terra,
il riecheggiare del canto del cigno
prima che si spenga
e la mano scheletrica del molo
che ancora attende.

*

Το χταπόδι και ο ψαράς

Μη φοβάσαι τις λέξεις
χτύπα τες σαν χταπόδι στην πέτρα
μέχρι να σου παραδοθούν,
μέχρι να κερδίσεις όλο το μελάνι τους
μέχρι να νοτίσεις τα χέρια.

Ανόητε,
γι’ αυτό δεν θα γίνεις ποτέ ποιητής

γιατί δεν έγινες χταπόδι

παρά μονάχα
ένας επίμονος ψαράς.

Il polpo e il pescatore

Non temere le parole
sbattile come il polpo sulla pietra
fino a che non si arrendano,
fino a guadagnarne tutto l’inchiostro
fino a tingertene le mani.

Stupido,
per questo non sarai mai poeta

perché non sei diventato polpo

ma solo e soltanto
ostinato pescatore.

*

Ο ανθρώπινος ήχος

Η σιωπή ήταν τότε
ένας ανθισμένος κήπος•
οι λέξεις κρέμονταν απ’ τα κλαδιά
των δέντρων
όχι σαν απαγορευμένοι καρποί
αλλά σαν πέτρινα καλόχτιστα γεφύρια.
Ακούγονταν παντού νερά και γέλια
ανερμήνευτα
χωρίς τις αυριανές υποψίες.
Τα πουλιά διαλαλούσαν
αθώα τη ψυχή τους
και τα ανήμερα ζώα έγλυφαν
το τρίχωμά τους
με την ίδια μελλοντικά συμβιβασμένη γλώσσα.

Χανόμουν για χρόνια
μέσα σ’ αυτό τον κήπο
μέχρι εκείνο το πρωινό
όταν εμφανίστηκε στο κατώφλι του

ο ανθρώπινος ήχος.

Il suono umano

Il silenzio era allora
un giardino fiorito;
le parole pendevano dai rami
degli alberi
non come frutti proibiti
ma come solidi ponti di pietra.
Dovunque si sentivano acqua e risa
inspiegabili
senza futuri sospetti.
Gli uccelli cantavano
innocenti la propria anima
e gli animali solitari si leccavano
il pelo
con la stessa futura lingua compromessa.

Mi sono perso per anni
in questo giardino
fino a quel mattino
che comparve sulla soglia

il suono umano.

*

Θραύσματα
Frammenti

Πόσες γλώσσες κόπηκαν
για να μιλήσουν αυτά τα χέρια
ελεύθερα.

Quante lingue tagliate
perché queste mani parlassero
libere.

*

Ξεκουμπώνεις το πουκάμισο
σαν να ανοίγεις με τα δάχτυλά σου ένα
κενοτάφιο.

Sbottoni la camicia
come se con le mani aprissi un
cenotafio.

*

Ο ώριμος καρπός αποχαιρετά
πάντα το δέντρο με μιαν υπόσχεση
γυρισμού.

Il frutto maturo saluta
sempre l’albero con una promessa
di ritorno.

*

Η Ιστορία είναι σαν το κρεμμύδι:
όσο τη ξεφλουδίζεις τόσο πιο πολύ
δακρύζεις.

La Storia è come la cipolla:
tanto più la sbucci tanto più
piangi.

*

Να εκτιμούμε την Άνοιξη
από τους πόθους που δεν κατάφερε να
αφυπνίσει.

Apprezziamo la primavera
per i desideri che non è riuscita a
risvegliare.

*

Τα 24 γράμματα του αλφαβήτου αρκούν
για μια εγκυκλοπαίδεια• όχι όμως και για έναν
στίχο.

Le 24 lettere dell’alfabeto bastano
per un’enciclopedia; non però per un
verso.

*

Ο ισχυρότερος κώδικας αξιών είναι αυτός
μεταξύ των μελών ενός κυκλώματος
παρανομίας.

Il più severo codice di valori è quello
fra i membri di un circolo
criminale.

*

Ένας κοινωνικός άνθρωπος συνάντησε τον εαυτό του ύστερα από χρόνια εξορίας στον κόσμο. «Σε περίμενα» του είπε, ανάβοντας νωχελικά το τσιγάρο του. Όταν πέθαναν, τους έθαψαν στο ίδιο σώμα. Κανείς δεν έμαθε ποτέ ποιος είχε μιλήσει πρώτος.

Un uomo comune incontrò se stesso dopo anni di esilio nel mondo. “Ti aspettavo”, gli disse accendendo con noncuranza una sigaretta. Quando morirono, li seppellirono nello stesso corpo. Nessuno seppe mai chi aveva parlato per primo.

POETI GRECI CONTEMPORANEI

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***

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3 pensieri riguardo “Poeti Greci Contemporanei (IX)”

  1. Poesie davvero molto belle. La poesia “Le sere” è di una bellezza lancinante. Roba da rileggerla e commuoversi. Questa è poesia e vita allo stesso tempo. Senza alcuna membrana di separazione. Grazie a Massimiliano e Francesco per avermi fatto scoprire Aravanìs.

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