Morti di stato

Presa diretta Di stato si muore

(Leggi l’articolo di Doriana Goracci su Reset Italia)

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Il giorno della caduta

Falling down, 1993

Antonio Scavone

Il giorno della caduta

     Fa caldo a Los Angeles, il traffico è bloccato su un cavalcavia per lavori in corso, le auto sono ferme in colonna e l’aria si fa irrespirabile con i motori accesi. In una di queste auto c’è Bill Foster – occhiali, camicia bianca dalle maniche corte, cravatta, capelli a spazzola. Bill sta lottando con una mosca imprigionata nella vettura, con le bocchette dell’aria che irradiano solo il calore della strada e con il vetro della portiera anch’esso bloccato perché la maniglia si è rotta girandola. Attorno a Foster c’è un pullman di ragazzi in gita che hanno perso per l’afa opprimente la voglia di cantare e, dietro di lui, tante altre auto, tra le quali quella di Martin Prendergast, un poliziotto in borghese della “Sezione Rapine” al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione.
     L’atmosfera è pesante, sale l’ansietà per questa sosta forzata che non accenna a risolversi finché Bill Foster apre la portiera della sua auto, prende la ventiquattrore, esce e si incammina risoluto sul cavalcavia. Cioè se ne va, lascia quell’imbuto di auto, di sudore e rabbia e a chi gli chiede, esterreffatto, dove stia andando, lasciando la macchina senza guida nell’ingorgo, Foster risponde ovvio e invelenito: “Vado a casa!”. Continua a leggere Il giorno della caduta

Carie

Klaus Miser
Klaus Miser

Klaus Miser

”… detesto il mondo che gira intorno alla poesia. ma detesterei vivere senza poesia. 
io nella vita non so bene cosa faccio. so che lavoro, mangio, fumo, mi innamoro, mi sbronzo, cammino in mezzo agli alberi.
 so che abito vicino al mare, e vicino l’unico grattacielo di tutta rimini. 
credo di avere una bicicletta. so che mi piace andare in bicicletta. 
ma l’unico momento di cui ho davvero un ricordo di me è nella poesia.”

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L’identità e la maschera

José Saramago

Luigi Sasso

L’identità e la maschera

     In un passo dei suoi Diari, Franz Grillparzer, l’autore de Il povero musicante, racconta che un giorno, mentre stava sfogliando le Lettere di un defunto,  a un tratto si spaventò. Il testo menzionava il suo nome, che egli lesse come se fosse quello di un estraneo, anzi proprio di un morto. «Spesso devo raccapezzarmi – osserva – per rendermi conto che sono quello stesso le cui opere hanno fatto scalpore nel mondo. Il poeta Grillparzer». Quel nome lo aveva sempre irritato. «Scritto lo posso ancora vedere, – conclude – stampato mi atterrisce. Siffatti nomi non vengono tramandati ai posteri». Continua a leggere L’identità e la maschera