La parte arida della pianura

Idroscalo di Ostia

Nino Iacovella

“Il calore dei corpi sarà la testimonianza:
un segno di vita
in una terra graffiata dal gelo
e dal distacco”

 

Testi tratti da
La parte arida della pianura
(inedito, 2014)

 

Polaroid
(Cronaca nera)

 

La notte devia il corso delle povere cose

rimaste abbandonate:

un cartello rotto, un tubo di ferro,

sono ora corpi contundenti

accanto a un volto sfigurato

 

Rimane l’ombra dell’ultima parola

nella slogatura della bocca,

mastica il dolore di quella  terra nuda

 

Poi la prima luce del giorno mostra un corpo duro e solo,

tutto quel rosso che ferisce gli occhi di chi guarda:

la fossa mai terminata, la faccia come un disegno sbagliato,

le fiamme di un’Italia che brucia 

 

2 novembre 1975
Idroscalo di Ostia

 

 

***

 

da “La parte arida della pianura”

 

Le forme dell’autunno nel dettaglio:

uno stormo di piccioni sotto un albero nudo,

la nebbia  che spegne l’incendio delle foglie,

la radura del parco sbarrata da un reticolato

 

E’ vero,  qui è un posto unico,

senza  alcun argine per il freddo presagito,

dove la parte arida della pianura

si apre a dismisura

tra le urla e i latrati

 

 

Nel freddo di una mattina d’inverno

i passi degli uomini si affiancano:

qualcuno accelera, un altro non tiene l’andatura,

le facce si liberano dagli sguardi

 

Si perdono di vista, ognuno proteso verso la strada

dove all’improvviso appare il muro di nebbia

 

Nel lucore la pianura si apre come una pagina:

lì i suoni sfumano, si perdono in lontananza,

mentre il silenzio degli alberi

mostra la dissoluzione delle foglie

che si agitano a terra

senza dire niente

 

***

 

da “Qualcosa di umano”

 

La Grotta di Lascaux

 

So che più notti hai vegliato sul figlio,

con la neve che cade e non ti appartiene,

così come il freddo, l’oscurità,

il vento chiuso nel silenzio delle stanze

 

Per questo ora rimango ad occhi aperti,

seguo dalla finestra il buio,

rimbocco le coperte sui vostri corpi addormentati

 

A quest’ora il solo rumore che avanza è quello di un sogno:

la luce proviene dal bivacco,

abbiamo in grembo un figlio che torna a nascere

 

Lo proteggiamo in questo modo, tenendoci assieme

da un capo all’altro dei nostri mondi:

un uomo e  una donna in cerca di riparo,

come da millenni i primi uomini negli inverni freddi  e spietati

 

E nelle notti come questa che potrei tracciare a mani nude
il mio disegno:]

sulle pareti di casa lasciare vividi i colori di questo nostro passaggio

 

Il calore dei corpi sarà la testimonianza: un segno di vita

in una terra graffiata dal gelo e dal distacco

 

***

 

da “Le stanze degli allievi speciali”

 

Crash test

 

Nemmeno la pioggia sul parabrezza

spegne l’euforia, o la paura,

tutto è indecifrabile per la brusca frenata

 

Marta ride e sanguina, qualcuno non controlla gli sfinteri,

una sedia a rotelle rovesciata

 

Aggrappato a qualsiasi cosa cerco di salvarmi

 

Il dito dello spastico, forse puntato verso dio,

mi fa pensare di non essere mai stato così vicino

al giorno del giudizio o al momento della creazione

 

***

 

Short People got no reason to live
Randy Newman

 

Microcosmo

 

Come se restasse poco tempo per darsi una ragione

di questo nostro canto sgraziato,

che rompe il silenzio minuzioso di un’attesa:

il portellone chiude ogni distanza 

nel microcosmo dei disabili mentali

 

All’interno solo l’autista dispone di un automatismo,

non sente dolore quando ingrana la marcia

 

E noi non ci schiariamo le idee,  né  la vista,

orientati verso l’unica linea dritta della strada

 

Sbandiamo ogni volta, nella consapevolezza

che le nostre e le loro voci divaricano all’unisono,

in una distanza breve,

troppo breve per essere cantata
 

***

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14 pensieri riguardo “La parte arida della pianura”

  1. Grazie a Francesco, al quale devo molto, per avermi invitato a pubblicare le fondamenta di un nuovo progetto di scrittura. Soprattutto per aver focalizzato l’attenzione sul testo di Pasolini; testo con il quale ho ingaggiato un non facile corpo a corpo durato molti mesi. Non è mai facile trovare le parole per una dedica a un maestro. Grazie a tutti per l’attenzione.

  2. “la grotta di Lascaux” la ricordo bene….la rileggo e mi colpisce ancora. Sento amore, eternità,incontro, scoperta.Parole-incisioni.
    “Microcosmo” poi: un gesto, un grido, un silenzio e ancora un grido. Grazie….

  3. Grazie a tutti coloro che sono sinora intervenuti. Per me gli inediti sono materiale molto plastico, i margini di lavorabilità sono ancora molto ampi. La revisione “feroce” è quasi tutto per arrivare ad un testo di valore. Alcuni suggerimenti in privato li ho molto apprezzati. Saranno utili per la taratura di questo nuovo progetto di scrittura.

  4. Attendo allora con grande interesse gli sviluppi di questo lavoro di notevole livello, mi sembra, sia per la serietà del metodo che d’intenti; mi consola constatare che c’è ancora chi ricorda Pasolini e, con misurata commozione, lo considera un maestro; anche a me è piaciuta molto Lascaux, sia per la qualità della scrittura, sia perché mi fa pensare ai testi che René Char vi ha dedicato, riflettendo, come fa Iacovella, sulla nostra condizione umana.

  5. Ho conosciuto la poesia di Nino leggendo il bellissimo “Latitudini delle braccia” di cui ritrovo qui degli echi e dei motivi come l’attenzione per l’umano di cui le cose che lo circondano sembrano essere specchio. Proprio ieri sera leggevo un testo di Elena Schwartz, una poetessa russa, che dice:”I versi sono simili a una costruzione viva, a un edificio: possiedono uno spazio interiore, dove si può passeggiare, dentro di essi si può correre, volare o dormire.” E ritrovo la stessa sensazione leggendo queste poesie inedite di Nino. Grazie. Saluti cari. Lucianna

    1. Ringrazio molto gli interventi di Antonio Devicienti e Lucianna Argentino. Indicano che la strada ha le sue buone ragioni per un decisivo sviluppo.

  6. Ho letto solo oggi i tuoi testi inediti: sono molto belli. La tua “voce” matura, acquista profondità e precisione poetica nei dettagli. la stada ha ottime ragioni.
    Marco I

  7. Carissimo Nino,
    trovo che questi nuovi testi siano eleganti, calibrati, asciutti esempi di armonia della composizione. Prendimi con le molle se ti dico che percepisco anche un’eco montaliana qua e là.
    Sarò felicissimo di avere notizie sullo sviluppo di questo lavoro poetico in fieri, che già si prospetta come degno successore di “Latitudini”.

    Un abbraccio Grande,
    tuo
    Sim.

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