Quel che resta dell’onda

Marie Hercberg, La vague

Alessandro Mistrorigo

quel che resta è un’onda nel circolo di io e natura, di io e tu, immedicabili… ma in questo immedicabile “distare”, il riflesso, questo venire spettrale delle cose alle cose, questo essere fantasma e fisima di un resto in un io-frammento,
è un moto possibile di coscienza… perché un “intero” non può che essere un riflesso di “ciò che resta”: un sempre nuovo cominciare a prendere e perdere… e ri-pre- e ri-per…

sono poesie queste meta(e)fisiche…

(Davide Racca)

 

7 poesie da
Quel che resta dell’onda
Venezia, Ed. I quaderni di Sinopia, 2008

 

a causa della meraviglia
Aristotele

…come tremano le cose
e la vibrazione è canto

                            a contatto

un nuovo nascere
si ha e si perde, là
nello spazio dell’altro e
io ascolto il riflesso del mio
in silenzio: cieco, sordo, muto

l’aria sulla pelle
l’orma della frequenza
l’aperto fremere, scuotere, battere
di ogni germoglio mente io ascolto
nel riflesso, il mio

sul pelo dell’acqua
l’incrocio delle onde

una foglia
registra il corpo che freme
                   sconnessa
incrina la sua pelle
e lo lascia scivolare

        – onda –

non è più voce
calco,           molle gesso
del muovere
che ti muove, ti scuote e batte ed è
il senza dell’altro
il suo contorno:
la superficie dell’acqua
                  quando piove

scorre la pioggia su quel vetro:
il tempo non si muove, ma ci muove
il tempo non scorre, ma ci scorre

come tremano queste mie mani…

 
*
 

Ora sia il tuo passo
più cauto

Eugenio Montale

il passo o l’orma
non è
l’umidità, il fruscio
scomposto, il grido
della terra
             eretto

lo sguardo
ancora di fondale?

una foglia di salice
stretta dalla corrente
si incaglia e resiste
                   alla riva

una zattera passa
sulla carezza che leviga
incessantemente

e così, la riva

            (2002)

 
*
 

curva anche la linea che plana
a terra, libera
dall’alto di un platano spoglio?

una curva immobile lo spazio
che percorre, il suo cedere
o cadere?

la nube, lenta
quale linea inconsistente
traccia la sua promessa
in questo tramonto
circolare?

e nel prossimo che verrà?

ancora chiamano le cose intorno

quale diagramma
i tuoi occhi stendono
e le mani
mentre li coprono
li accarezzano?

e quale superficie
se si perdono lontano
e non cercano
il contatto?

dentro il riflesso
vi è sempre un curvo
scivolare di serpente
a spirale
           tra le foglie

            (2004)

 
*
 

nel tocco, la tua carezza    è
il ritorno alla mano:

uno stelo sottile, un filo d’erba
vibra
e si piega un pioppo mosso dal vento
secolare

            (2004)

 
*
 

E tutto tacque. E in quel tacere
si iniziò nuovo inizio

                       Rainer Maria Rilke

resistono le ultime foglie
sul primo legame
e senza un grido
si lasciano cadere
                  a terra

riposano poi
sciogliendosi in una stretta
il loro sorriso

un legame, il silenzio simmetrico
dell’abbraccio
tra il peso e la poesia della brezza
tra le mani e la carezza che si alza
e ti alza
quando le braccia
si lasciano al volo?

un legame che si disfa, forse
per raccogliere nuova forma
e pensarla?

                  il vento
ti lacera e ti sospinge
ti chiama alla libertà:
alla sua condanna

osserva il volo, il tuo riflesso
nell’attimo in cui dall’origine
si fa libertà
           e si tramuta
in caduta

            (Barcellona 2004)

 
*
 

     A mia madre

lasci andare quegli occhi
che sono i tuoi e lo erano
prima di te

 
l’abbandono sboccia
pulsa il frutto maturo

l’abbraccio è l’ultimo:
lo spazio lo divide e dentro
la gravità
            vince il vento

 
quegli occhi che sono i tuoi ed erano
ti guardano e si specchiano, nudi
nel loro riflesso che sei
mentre si fa più lontano

 
allora, una mano accarezza e quasi
cerca di racchiuderlo, ma è ricordo

 
una mano passa sulla curva d’aria
che divide
             ciò che chiama

 
una mano è solo ricordo sulla tua pelle

           (In limine 2005)

 
*
 

     A Helena

en el destello de estas manos
                     Claudio Rodríguez

le mani guidano l’ago
che circonda la sutura

lo sguardo, nella sua calma
contemplazione, concentra

                            il vuoto

vedi?

è il tuo, come quello di ciò
che eri, anche tu, prima

e ancora:
             il filo lo cinge
abbracciando, chiudendo
dentro
         dove due lembi
         non si uniscono

vedi?

                  quanto possono
quelle mani e le tue che stringono
intrecciate le dita, quelle di tuo figlio?

la sutura è la tensione e il gesto
mentre si condensa nella gravità del tempo
l’elastica sapienza che si accorda ritmica
a quelle spalle, ricurve, in silenzio

           (Madrid 2006)

 

__________________________

Alessandro Mistrorigo (Venezia, 1978). Ha vissuto e lavorato all’estero, dal 2004 in Spagna, a Madrid e a Barcellona, e dal 2007 a Londra, in Inghilterra. Da metà 2012 si trova in Italia. È traduttore letterario e dal 2005 collabora con la casa editrice Sinopia, per la quale ha tradotto e curato le raccolte Hagion Oros (2007), Quartine (2008) e Versi liberi per Venezia (2010) del poeta colombiano Armando Romero e il breve saggio Il regno dell’esilio (2011) dell’autrice venezuelana Marina Gasparini Lagrange. Con la stessa casa editrice ha pubblicato la raccolta Quel che resta dell’onda (2008). È co-fondatore del progetto poetico dopotutto [d|t] che si occupa di scrittori e scritture del ‘dispatrio’. Suo è il progetto Phonodia.

__________________________

 

***

 

Un pensiero su “Quel che resta dell’onda”

  1. Nella ricerca del non banale diventa inevitabile imbattersi nella bellezza. Questo blog ne dispensa a piene mani, un plauso al Poeta, un plauso a Francesco Marotta lettore puntuale e attento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...