Sei tra[s]duzioni da “Le Nu Perdu”

Tombe rupestri

Sans redite,
allégé de la peur des hommes,
je creuse dans l’air ma tombe
et mon retour.

I testi originali sono tratti da
René Char, Le Nu Perdu, 1964-70
ora in
René Char, Œuvres complètes
Introduction de Jean Roudaut
Paris, Éditions Gallimard
“Bibliothèque de la Pléiade”, 1983, pp. 418-468

 

Sei tra[s]duzioni da “Le Nu perdu”

 

Effacement du peuplier

L’ouragan dégarnit les bois.
J’endors, moi, la foudre aux yeaux tendres.
Laissez le grand vent où je tremble
S’unir à la terre où je croîs.

Son souffle affile ma vigie.
Qu’il est trouble le creux du leurre
De la source aux couches salies!

Une clé sera ma demeure,
Feinte d’un feu que le coeur certifie;
Et l’air qui la tint dans ses serres.

 

Annientarsi del pioppo

Devasta i boschi, l’uragano.
Io cerco di placare la sua collera,
la folgore dagli occhi teneri –
lascio che la tempesta che mi scuote
penetri nella terra fino alle mie radici.

Il suo respiro aguzza la mia vista –
la libera dal torbido
che inganna la sorgente
scaturita da fondali di fango.

Un verso sarà la mia dimora:
illusione di un fuoco
di cui è certo il cuore – e il vento
che lo tenne stretto nella sua morsa.

 
*
 

Devancier

J’ai reconnu dans un rocher la mort fuguée et mensu-
rable, le lit ouvert de ses petits comparses sous la retraite
d’un figuier. Nul signe de tailleur: chaque matin de la
terre ouvrait ses ailes au bas des marches de la nuit.
Sans redite, allégé de la peur des hommes, je creuse
dans l’air ma tombe et mon retour.

 

Predecessore

Ho riconosciuto su una roccia
tracce della morte in fuga, misurabili,
i sepolcri aperti di piccole creature
riparati dagli alberi.

Nessun segno del tagliapietre –
il mattino, come sempre,
apriva le ali sulla terra
risalendo dal fondo della notte.

Ho quanto mi serve:
libero dalla paura degli uomini,
scavo nell’aria la mia tomba
e il mio ritorno.

 
*
 

Le nu perdu

Porteront rameaux ceux dont l’endurance sait user
la nuit noueuse qui précède et suit l’éclair. Leur parole
reçoit existence du fruit intermittent qui la propage en
se dilacérant. Ils sont les fils incestueux de l’entaille et
du signe, qui élevèrent aux margelles le cercle en fleurs
de la jarre du ralliement. La rage des vents les maintient
encore dévêtus. Contre eux vole un duvet de nuit noire.

 

Il nudo perduto

Porteranno rami, coloro che, pazienti,
sfrondano la notte nodosa
che precede e segue il lampo.

La loro parola si fa vita
dal frutto intermittente che la propaga
lacerandosi. Sono i figli incestuosi
dell’incisione e del segno, loro
che innalzarono fino agli orli
il cerchio fiorito della brocca del raduno.

La furia dei venti ancora li denuda.
Incontro a loro
vola una lanugine di ombre notturne.

 
*
 

Bout des solennités

Affermi par la bonté d’un fruit hivernal, je rentrai
le feu dans ma maison. La civilisation des orages gouttait
à la génoise du toit. Je porrai à loisir haïr la tradition,
rêver au givre des passants sur des sentiers peu vétilleux.
Mais confier à qui mes enfants jamais nés? La solitude
était privée de ses épices, la flamme blanche s’enlisait,
n’offrant de sa chaleur que le geste expirant.
Sans solennité je franchis ce mond muré. J’aimerai
sans manteau ce qui tremblait sous moi.

 

Fine delle solennità

Ristorato
dalla bontà di un frutto invernale,
ho riportato il fuoco dentro casa.
La civiltà degli uragani
gocciolava
dal cornicione del tetto.

Ora potrò, secondo il mio volere,
odiare la tradizione,
vagheggiare la brina dei passanti
su sentieri liberi da insidie.
Ma a chi potrò affidare
i miei figli mai nati?

La solitudine
aveva perduto le sue spezie,
la fiamma bianca lentamente
si spegneva,
altro il suo calore non offriva
che un respiro morente.

Senza solennità
mi inoltrai in quel mondo murato,
amando senza segreti
quanto sotto di me
tremava.

 
*
 

Le gaucher

On ne se console de rien lorsqu’on marche en tenant
une main, la périlleuse floraison de la chair d’une main.
L’obscurcissement de la main qui nous presse et nous
entraîne, innocent aussi, l’odorante main où nous nous
ajoutons et gardons ressource, ne nous évitant pas le
ravin et l’épine, le feu prématuré, l’encerclement des
hommes, cette main préférée à toutes, nous enlève à la
duplication de l’ombre, au jour du soir. Au jour brillant
au-dessus du soir, froissé son seuil d’agonie.

 

Il mancino

Di niente ci consola, camminando, tenere
stretta una mano, la pericolosa
fioritura della carne di una mano –

l’oscurarsi della mano che ci preme
e ci trascina, anche innocente,
la mano odorosa che ci infonde
e conserva vigore, che non ci evita
il baratro e la spina, il fuoco prematuro,
l’assedio degli uomini –

la mano più di tutte amata
che ci strappa al moltiplicarsi delle ombre,
al giorno della sera –

al giorno che risplende sopra la sera,
infranta la sua soglia d’agonia.

 

*

 

Faction du muet

Les pierres se serrèrent dans le rempart et les hommes
vécurent de la mousse des pierres. La pleine nuit portait
fusil et les femmes n’accouchaient plus. L’ignominie
avait l’aspect d’un verre d’eau.
Je me suis uni au courage de quelques êtres, j’ai vécu
violemment, sans vieillir, mon mystère au milieu d’eux,
j’ai frissonné de l’existence de tous les autres, comme
une barque incontinente au-dessus des fonds cloisonnés.

 

Guardia silenziosa

Si strinsero in cinte rocciose, le pietre
e gli uomini si nutrirono di muschio.
La notte fonda armava le sue ombre
e le donne non partorivano più.
L’infamia aveva l’aspetto di una brocca d’acqua.

Ho fatto mio il coraggio di pochi simili
e ho vissuto con furore il mio mistero
in mezzo a loro, senza invecchiare.
Sussultavo per l’esistenza di ognuno
come una barca sfrenata sopra fondali sbarrati.

 

***

3 pensieri su “Sei tra[s]duzioni da “Le Nu Perdu””

  1. Continuo ad apprezzare moltissimo le proposte di Francesco Marotta relative a René Char: le sue tra(s)duzioni sono anche un vero e proprio studio del poeta provenzale, la cui voce (come quella di ogni vero grande poeta) si fa sempre più necessaria ed esemplare man mano che ci allontaniamo cronologicamente dagli anni in cui Char ha vissuto.

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