La trasmutanza

A. Ghignoli, La trasmutanza

Alessandro Ghignoli (Pesaro 1967), ha pubblicato di poesia: La prossima impronta (Gazebo, Firenze, 1999), Fabulosi parlari (ibid., 2006), Amarore (Kolibris, Bologna, 2009), vincitore del Premio Lorenzo Montano 2010; di prosa: Silenzio rosso (Via del Vento, Pistoia, 2003). Tra i lavori critici ricordiamo: Un diálogo transpoético. Confluencias entre poesía española e italiana (1939-1989) (Academia del Hispanismo, Vigo, 2009), Transmediazioni. Lingua e Poesia (Kolibris, Bologna, 2011), La comunicazione in poesia. Aspetti comparativi nel Novecento spagnolo (Fara, Rimini, 2013) e La palabra ilusa. Transcodificaciones de vanguardia en Italia (Comares, Granada, 2014). Con Llanos Gómez ha curato l’edizione Futurismo. La explosión de la vanguardia (Vaso Roto, Madrid, 2011). Ha inoltre curato e tradotto numerosi volumi di poeti spagnoli, ispanoamericani e portoghesi, fra cui Federico García Lorca, José Hierro, Luis García Montero, Juan Gelman, Hugo Mujica, Camilo Pessanha. Dirige alcune collane di poesia ed è redattore della rivista ‘L’area di Broca’. Collabora con saggi e traduzioni a diverse pubblicazioni italiane ed estere. Suoi scritti sono stati tradotti in polacco, spagnolo e tedesco. È membro della SEI (Sociedad Española de Italianistas) e della SELGYC (Sociedad de Literatura General y Comparada). È docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Malaga.

 

Alessandro Ghignoli
La trasmutanza
Ascoli Piceno, Sigismundus, 2014

 

da ‘Replicazione’

 

replicazione uno

m’auna e parte la trasmutanza
la adornezza per ispazio
ne lo disfacimento
la adornezza per ispazio
m’auna e parte la trasmutanza

 

replicazione cinque

una parlatura soave e dolze
e scuro lo mio piacere
penava a tornare
e scuro lo mio piacere
una parlatura soave e dolze

 

*

 

da ‘Andari’

 

VII

                   a Marco Amendolara, ancora

quando ne la decisione giravi
e scegliesti lo tuo dipartire
noi dicemmo solo parole alte
benignamente cercando
ne la fine il principio
d’una scusa certissima e giusta
fermamente convinto ragionavo
faccendo di me né più né il meno
lo inganno la bestemmia
la buona ira de le sconce cose

 

XII

io solia aver ancora speranza
de quando lo mio mare arrancava
la dubitanza del ritorno
de l’ora in cui lo breve partire
era la stagione che mai si stanca
in mia spera a la riva
andar digiunto m’agradava forte
e a tutto tempo il non parlare
escialenguato e senza abagli
involto a l’onde e le parole

 

*

 

da ‘Cantico’

 

I

in questo mondo il modo mi vidi
in cui il dolere la atroce doglia
del giorno stato conobbi de la vita
l’aspetto più vero
non di fine si tratta poi
ma di ciò che s’apprende de la maniera
del dì consunto avvenuto a mia saputa
a la misura che lo mio smarrimento
potesse giungere fino a imagine
d’una fantasia nel mutare de le menti
nel farsi d’un maledire de la realtà

 

VI

attendo da me il giusto giudizio
de le condizioni che con prudenza
mi fecero patire per dovunque andassi
per larghi tempi e spazi
ora che il luogo e il giorno sono segnati
non c’è più direzione da seguire
se non un riflesso del tornare
una vana soluzione un perdono
apparso da parte alcuna

 

X

io che sento il tempo de la fine
o credo di un credere ancora
al principio de questa certanza
al soccorrere de la mia alegrezza
non posso che celare il tremore
la desperanza del naturale gire
nel pensero d’ogne te nei giorni
nel dolzore chiusesi ’n me

 

*

 

da ‘De mundizia’

 

V

quanta sozura tuttora e sempre
e quali e quanti li nobili ne lo dicere
su la ragione de li affari d’una falsia
de parole dipartite de la caunoscenza
de li saperi per baratto d’uso e retenza
non ha tra le genti lo demostramento
de un novo plager ma de altri inganni
ben spietosa fa tant’anni de ciò
duro e crudele e traicotato tutto
mentre ch’eo vivo e ancor no moiro

 

XII

ausente è tra le carte ne le mani
la certanza de lo dïavolo in danza
così trangoscio ne l’amaritudine
de un divenire senza veritate
tra fango e gesso ne lo intento
a la abitudine de stare en un coro
ma a la finita non mi lagno
anche se domo e privo de alloro
ne lo silenzio sto e chiamo molto

 

*

 

da ‘Discordo de la Esperia’

 

settimo discordo

                  si la palabra ya no tenemos
                  ni voz o vox o voce o solo l’ascolto
                  rimasto l’andare amato de la vita
           una brevità il dubbio acuto
                  lo nudo inganno in queste ore
                                             lo silenzio de la etade
                                             i giorni in tanta ombra

e chi mi sprona io a lui perdona
a seguire nel bel mezzo
                                      de la esperia ne lo fare fermo
                                      anche se come farnetica persona
                          senza lacchezzo del momento
                          ma per maggiore fermezza
                          pongo todo lo corpo pongo
                          lena al dittato
                                             contro ai malfar disposti

             a la ruberia a la robbatura d’una turba furba
             che da quanto dura intanto

lo accidente resistere in usanza di noi
carne smagata di noi la pena di noi
privi d’ogni paura
                       di noi

 

***

12 pensieri su “La trasmutanza”

  1. interessante, visto che ha tradotto poeti spagnoli e a me affascinano tantissimo uno tra questi, José Hierro con la sua “le nuvole” … “…Cerchi le mani calde,
    i visi di quelli che sono stati,
    il circolo dove marcano
    suonando il loro strumenti”….

    alla fine è vero se ci pensi, nei momenti di riposo e fantasia guardando le nuvole che passano, cerchi sempre un viso familiare o un miraggio del momento…come un drago o un mesto fringuello… ciao e grazie… art :-)

  2. Aprirò i commenti in modo semplice. La parola di Alessandro è finalmente dentro un nuovo libro, che si intesse ancora più profondamente di questa sua neolingua antica che può esprimere ancora lo strazio lirico del dire. Non so, mi vengono alla mente alcune prove di Scataglini, né in dialetto né in lingua, ma dentro un terzo universo di crogiuoli e trasmutanze.

  3. Come scrive Ercolani “né in dialetto né in lingua, ma dentro un terzo universo di crogiuoli e trasmutanze.” non conosco autori più coerenti su questa linea transnazionale e transtemporale. Originalità apparentemente giocosa e invece votata ad avvicinarsi al tragico senza buttarsi dentro.

  4. Complimenti Alessandro, in bocca al lupo per questa tua nuova uscita, mi è piaciuta la musicante pregnanza dei versi, di questo dire ardito e potente, così coraggioso e ormai divenuto singolare, figlio di radici autentiche e di una ossessione di ritmo e di modi ben riempiti, come si può evincere da questa poesia, che mi è piaciuta molto:

    in questo mondo il modo mi vidi
    in cui il dolere la atroce doglia
    del giorno stato conobbi de la vita
    l’aspetto più vero
    non di fine si tratta poi
    ma di ciò che s’apprende de la maniera
    del dì consunto avvenuto a mia saputa
    a la misura che lo mio smarrimento
    potesse giungere fino a imagine
    d’una fantasia nel mutare de le menti
    nel farsi d’un maledire de la realtà

    Complimenti anche a Davide per la scelta e grazie a Francesco per la selezione dei versi, un caro saluto da Bux

  5. Alessandro ha il coraggio di una scrittura che è lingua voce parola
    da un luogo e da un tempo noti e sconosciuti nello stesso tempo.
    E’ l’invenzione di un andamento poetico che suona familiare
    ma dislocato, inafferabilmente lontano eppure sentito dentro da sempre ma sempre smarrito.

    Un saluto a tutti.
    Giorgio Bonacini

  6. grazie per la lettura e per i vostri interventi, e a Francesco per la perenne ospitalità.
    crepi il lupo! Antonio.

    un abbraccio

  7. questa re-invenzione di una lingua antica con timbri tragici e potenti (un misto di Jacopone e di certa poesia provenzale, così la “sento io”) lingua antica e quindi aldilà del presente e della sua cronaca,eterna inattualità della vera poesia.

  8. Che bell’ondeggiare in questo ‘altrove’ poetico di Alessandro Ghignoli.
    Giochi ritmici, sonori, danzanti di significanti che per un momento
    trovano comunanza in un dire giullare ironico e beffardo, fuori
    dal tempo ma non dalla memoria (e dalla consapevolezza), e così permetersi di s-velare tracce di verità e del suo dolore. Un giocare sulla cresta dell’onda (anomala) della parola (poetica) che accoglie l’aperto del linguaggio. Avviene. E come nel Mandala non si fissa ma si ‘trasmuta’: flusso, soffio, e poi nulla: il rumore dell’infrangersi sullo scoglio dove ogni fluida consistenza -anche del dire- si separa e ritorna all’origine.
    Un caro saluto a tutti.

  9. Sinceramente non ero riuscito ad entrare in questo libro attraverso i pochi frammenti proposti. Adesso che l’ho letto integralmente riconosco un libro di rara solidità dove – questo soprattutto – l’impianto formale, pure così complesso, svanisce nell’intelligenza e nella sincerità poetica, che sono la vera anima di questo libro così originalmente coinvolgente. Complimenti a Ghignoli: è un libro da leggere, un evento più raro di quanto non sembri. E complimenti anche all’editore per la piacevole veste grafica che rende giustizia ad un bel libro: si vede che se ne intende e che ci tiene. Altra cosa nient’affatto scontata.

  10. Il titolo ha charme e preannuncia una scrittura intrigante e barocca, estranea alle mode. In bocca al lupo per Ale (è arrivato anche a me)
    a presto, m.

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