Lettere dall’Ucraina

Ucraina, da World Riots 24 h

Lettere dall’Ucraina

Buongiorno,

Sono A. e vivo da più di due anni a Lugansk, capoluogo dell’omonima regione, la più orientale dell’Ucraina, popolazione prevalentemente russofona. Lavoro nel settore gioielleria, libero professionista. Non sono ufficialmente residente in Ucraina, da quasi tre anni il cittadino europeo può soggiornare liberamente per un periodo massimo di 90 giorni su 180 sul territorio ucraino. Io mi fermo per periodi più lunghi pagando ogni volta una penale. Non posso rinunciare all’anonimato, almeno finché vivo qui, per motivi di sicurezza personale.

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L’umanità in cantiere di Andrea Lanfranchi

Andrea Lanfranchi

Manuel Cohen
Andrea Lanfranchi

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 4 (XXXI)

L’umanità in cantiere
di Andrea Lanfranchi.
Pazienza dei giorni,
scienza della luce.

cantiere in luce

cantiere in luce d’acquitrini
tavole lasciate nella melma
– tavole e cielo, e ferri da 18
sullo specchio orizzontale

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Quaderni di Traduzioni (XIX)

Quaderni di Traduzioni
XIX. Aprile 2014

Yves Bergeret

Yves Bergeret

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Journal Tchèque (2012-2014)
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Marquetant les vallées

Yves Bergeret, Journal Tchèque

Yves Bergeret

JOURNAL TCHÈQUE
(2012-2014)

III
Marquetant les vallées
(Istoriando le valli)

Journal en quinze diptyques de format A3, acrylique et encre
de Chine, créés à Prague du 9 au 14 avril 2014.

diario in quindici dittici di formato A3, acrilico e inchiostro
di china, creato a Praga dal 9 al 14 aprile 2014.

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Attraverso la cruna di un ago

Raffaele Perrotta

Raffaele Perrotta

abolito il quarto d’ora accademico,
abolita la conferenza con il tavolo
e il bicchiere e la bottiglia
d’acqua minerale,
si afferma il dibattito,
la ricerca comune
(per un manifesto da apporre
sui muri di stradella
in occasione di un dibattito
sul teatro pirandelliano)
(sonatasituazione, p. 13, il periplo 1969)

alla distesa delle acque filosofia è il pensare problematicamente l’entità dell’ente; il linguaggio ne è il luogo. è nel procedere del discorso che s’accresce l’intensità del dire. dobbiamo alla civiltà greca se è filosofia, e dobbiamo alla lingua greca se è il parlare nostro. se ti va assegnarmi il titolo di filosofo, io non te lo impedisco, a patto che tu lo faccia precedere dalla specificazione di scrittore. un po’ di fierezza non guasta mai, tendere l’orecchio, sía la massima! e di nuovo, come sempre: (¿vo a significarmi con parole mie? per quanto la scuola abbia a vincere su di me, la sua di parola.) il filosofo aspira a essere sé stesso; ¿ma questo filosofo ha fatto i conti con sé stesso quale uomo? la mente e il significato: nobiltà questo e nobiltà quella. ‘le origini dell’universo’, ma ‘universo’ è una parola; con il che ne viene di conseguenza il discorso letterario. ancóra la mente e il significato, due orizzonti e due abissi. Continua a leggere Attraverso la cruna di un ago

Sei solo. Lo sapevi?

Michele Guyot Bourg

Chiara Daino

Sei solo. Lo sapevi?

     Solo.
     Sei solo. Lo sapevi? Sei solo un pollice opponibile. E te lo scrivo perché sia: una sentenza scritta. «Tu sei solo»: è una frase facile, di poche parole, la condizione e la condanna. «Tu sei solo!» – e solo uno Scrittore ti vede: nudo e solo. Perché? Perché lo Scrittore è: solo. Solo un nido di frasi. Solo una traccia che forse lascia il segno. Uno solo: la firma. Lo Scrittore non parla, ne scrive: dei tempi morti di ogni tempo. E non importa se lo ami. Importa che lo Scrittore vinca: il suicida che lo marca stretto [e quanto manca? Cosa separa – dallo scrivere addio?]. Non piangere: non è il tuo destino, se non pretendi [anche tu!] di scrivere. Sì è meno soli quando bastano i corpi: la carne, la crosta, la camera… I colleghi – che uno scrittore non ha. Continua a leggere Sei solo. Lo sapevi?

Maremarmo

F. Ferraresso, Maremarmo

Fernanda Ferraresso

Le parole di MAREMARMO scorrono fluide, interminabili, allagano lo sguardo, arrivano a cingere la vita, bloccano le spalle, il collo.
Lo spazio di ascolto diventa abisso. Il lettore trama il suo abisso attraverso un alfabeto, non verbale ma interiore, scioltosi dal ghiaccio che ha “chiacchierato” vento nella sua bocca.
La scrittura che Fernanda Ferraresso taglia e ricuce s’inchiostra dentro l’o(re)cchio, è un gesto di occhi spalancati, è il buio abitato dentro un’acqua fatta di milioni di respiri.
Parole che emettono brusio, parole-bocche, echi di cui mangiamo tutti, rendendo “commestibili” le nostre notti divorate dai sogni.
Casa non è più la tenda di carta su cui insistiamo il passo, non è forma né luogo di semi quel mare-marmo, dura mater o pia mater, involucro del nostro cervello.
E’ terrore che assale colui che è essere muto, in attesa che giunga per lui un luogo, un tempo, per assumere voce e figura.
E’ pensiero ustionato quello che pietrifica, sorprendendoci svegli, immobilizzati nel fondo insondabile di ogni cecità, la nostra umana cecità.
L’occhio guarda, legge, raccoglie segnali poiché tutti noi transitiamo i mari del tempo,tenendoci a galla, mantenendoci alla riva per non essere sommersi né espulsi. […]

(Elina Miticocchio)

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Poeti Greci Contemporanei (XII)

Gabriele Nachmìas, Nominati

Γαβριήλ Ναχμίας
Gabriele Nachmìas

Poiein

Circa due anni fa, durante una nottata a un baretto di Exàrcheia, Sotìrios a un certo punto tirò fuori da un sacchettino due libri. “Questo è il mio ultimo”, disse, “aspetta che ti faccio la dedica”. “Questo, invece, è di un bravo scrittore.” Il libro si chiamava “Nominati”. Gli diedi un’occhiata veloce. Chiesi a Sotìrios: “Chi è Gabriele Nachmìas, l’autore, lo conosci?” “No”, rispose lui, “ma potrebbe benissimo essere il nostro Borges.” Poi il libro l’ho dimenticato su uno scaffale. Poi ho fatto dei traslochi ed è scomparso. Tornato a casa dal colloquio, un po’ incazzato come al solito, e dando per caso un’occhiata ai pochi libri che riescono a seguirmi in giro per il mondo, ho trovato “Nominati”.

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Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Chorus of hebrew slaves

Antonio Scavone

Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco
(Va’ pensiero sull’ali dorate)

     È il coro più famoso, più popolare e più eseguito dell’opera lirica: è il celeberrimo Va’ pensiero sull’ali dorate dal “Nabucco” che Giuseppe Verdi compose sul libretto di Temistocle Solera e che fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano nel 1842.
     La storia del “Nabucco” è quella dell’assedio del re assiro Nabucco (Nabucodonosor) alla città di Gerusalemme, infliggendo morte, distruzione e schiavitù agli assediati, gli ebrei Leviti. Ma è anche la storia delle due figlie di Nabucco: l’una, Fenena, erede naturale al trono e fedele; l’altra, Abigaille, figlia presunta e ambiziosa. Continua a leggere Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Come i corpi le cose

Pasquale Vitagliano

Pasquale Vitagliano

[…] Il terzo tentativo di Vitagliano si riconnette esattamente a quello che lo ha preceduto ma il tono il passo e l’impegno di scrittura sembrano assai diversi.
Subentra la critica di costume e l’impegno civile si rivela qualcosa con cui bisogna in ogni modo riuscire a fare i conti. Molti dei testi contenuti nella raccolta, infatti, trattano temi di frontiera e sono frutto dell’osservazione di cambiamenti spesso profondi nella cultura italiana (soprattutto di quella meridionale).
[…] Non si tratta comunque di una conversione di Vitagliano alla poesia civile di taglio neorealista quanto della riconversione di certi temi già presenti nei suoi libri precedenti in un’ottica di oggettività descrittiva (il che certamente non esclude la presenza e l’impatto forte con la soggettività). I luoghi e le situazioni rappresentano pur sempre un “paesaggio dell’anima”.
Non si tratta, infatti, di una protesta contro un mondo pietrificato nella sua presenza di sempre quanto la volontà di rappresentare in essi la scarnificazione dei corpi e la trasformazione degli oggetti in una sorta di inquietante materia vivente (come in un romanzo di William S. Burroughs). Continua a leggere Come i corpi le cose