Consigli per gli acquisti

Michelangelo Pistoletto, Venus of Rags, 1967

Maurizio Manzo

Consigli per gli acquisti e altre news

1

Il sapore c’investe
il divieto allenta lo sguardo
in avere si pensa
scorra la nostra vita
rispecchiata al glucosio
rivestita in fusioni
perfettina lucente
epidermide tiepida
ti separa la luce
l’immortale sensore
l’animale tuo fiuto
un volgare richiamo.

 

          2

          Dicevi di odiare il tedio del tempo delle arance
          quando la pelle s’affolla grumosa visione agra
          del tuo corpo confuso alterato sottocutaneo
          edemato fibro-sclerotica e hai tenuto stretta
          abbracciata Somatoline gran parte di vita
          dai primi segni fitti fino agli ultimi sogni.

 

3

Fuggifuggi dall’ascensore
dalle porte a fotocellula
come spinte
da libellule ti riprendi
dall’odore senza alone
l’androne a tanfate distratto
illuminato il tuo sorriso
altolà brutto odore Lines
perla il tuo splendore.

 

          4

          Abuso del giorno
          rintanato al discount
          si conta il mais uno ad uno
          promozione granellata
          inseguito dai carrelli
          adescato dalle corsie
          funivie di additivi –
          a volte mi assaggi
          mi parli di amore andato
          a male che scompare
          tra un bacio e una carezza
          da rinnovare ogni giorno
          insulina di sapidità
          il giorno sfuma all’aroma
          affumicato e domani
          un abbraccio più lungo
          alle leguminose
          per la sera esaltatore
          di gambero che chissà se
          poi se ne va a culo indietro
          con Apollinaire e l’incertezza.

 

5

Per un po’ si sono presi anche il sole e ci hanno detto
che l’acqua per noi non era abbastanza così sempre
rigati in faccia dalla siccità e se non
avevi borracce andava bene a bocconi
pieni fino a sformare le guance
ma pure noi andiamo a chiedere attenzione
sempre a novembre quando i morti ci
hanno appena sorriso e salutato in attesa
che l’immacolata venga a cullarci così come fa il fango.

 

          6

          Nella tablettina di natale in questi
          giorni che si può dare di più chiedi
          di più anche tu una vagina che vagisce
          più impubere di quelle di papi ché nella
          vita bisogna sempre cercare di emergere
          di andare più avanti degli altri basta avere
          in tasca quello che vogliono perché loro
          vogliono il consumismo che le consuma
          e le rigenera in genere sembra farle più grandi
          dei capricci manifesti l’orpello l’ombrello
          l’ombretto sulla tenera carnagione.

 

7

Lei è così, sfatta
mentalmente, inacutisce
fino a spezzarsi
rimane dentro
chiassosa –
il peggio passa
sempre davanti
finisce col guardarti
sorride, sembrerebbe
attendere –
la radio inciampa
ascolto anche gracchiare
bollire la frequenza
divampa
pensi alle poltrone sofà
al divagare degli accenti
sulle à.

 

          8

          Non resta molto tempo
          meno del silenzio del miele
          del suo sapore monocolore
          il vapore termina sugli specchi
          come il ricordo che ci ammala
          alacre creatina irriverente
          più avanti proverò a spostare
          i fili che legano il sangue
          qualche filo lo lascerò
          pendere e tentennare
          tintinnare fino a seccare.

 

9

Che tempo da lupi in strada
Borocillina ha fatto una strage di
diavoletti birichini attorcigliati alle gole
arrossate saltano giù a terra cadono
infilzati sul loro forcone si sbudellano
fumanti un tempo tenevano l’anima in caldo
lo stomaco in subbuglio ora sono rosso innocuo
un rosso comunista a cui lasceresti i bambini
in bocca senza timore di giochi pericolosi anche
altro consumo ne sa una più del diavolo
tutti sembrano avere coperchi per pentole
che non ci sono più.

 

          10

          Da piccolo, che immaginavo
          spesso, ti avrei vista astronauta
          pronta a partire immersa
          così tra tubi, a ragionarci
          è difficile da capire
          dove mai sei andata a finire
          in assenza di quale gravità
          con che tali rimbalzi
          da non riuscire ad afferrarti
          stringerti più la mano.

 

11

Di solito sosta lì ogni giorno più bella
che non sembra consumarsi lei pensa più
calore meno dolore e prende il peso
intero del resto della sera dolo action
arriva in tempo quando premono sul suo
corpo e allargano la sua forma come su un
tablet una foto aprendo le dita e lei
pensa che niente potrà impedirle d’esserci
per loro e Iodosan lo sa.

 

          12

          Ogni lavoro perso non smette di parlare
          di seguirci fare chiasso quando guidi
          insistere senza sussistere perforare
          l’emisfero arenare sgranare le endorfine
          un embolo inviperito che non smette mai
          non si ferma se non per sudare e scivolare
          fuori a bagnare il destino per annacquarlo
          come si fa con il vino troppo forte
          fargli smettere di stordirci.

 

13

Ci sono dei pali e dei fili
delle linee che pendono
a cui ti appenderesti
per parlare a lungo —
sotto la pioggia sfugge tonalità
sicurezza ti sembra che i pesci
vedono così quando non ascoltano.

 

        14

        Per noi tu sarai sempre Stefano anche fetido
        mentre infili le dita in piccole vulve
        ti guardi allo specchio mollare pugni e schiaffi
        a chi cerca di trattenere quelle mani
        quando fai il cane pisci i cappotti dei vecchi
        in fila alla Caritas fai omissione di
        soccorso a chi si schianta grazie allo sportello
        della macchina lasciato aperto e ti grida
        figlio di puttana tu resterai per noi
        sempre Stefano sempre se hai preso il barattolo
        col nome giusto e la Nutella zampilla.

 

15

Sette per tre ventuno
nove presi alla coda appesi
tirati per la gola morti
solo alla prima vita
tre, dici,
perfetti crollati per terra
cinque la mano
che nessuno più stringe
non stinge l’otto marcato
forte sei, mi dicono
magro trapassabile –
mi porto dietro questa tombola
senza più natali.

 

          16

          Mi ricordo della memoria
          del grano quando la trattiene
          anche se il vento si fa forte
          simile a quella delle lastre
          d’acciaio che non temono
          il rumore quando rincalzano
          così come te quando bruci
          e cominci a scoppiare a
          rumoreggiare.

 

17

Un giorno ho visto che spazzolato dalle nuvole
il sorriso splendeva e sembrava di meraviglia
ruzzolare abbracciato alla vaniglia al suo sapore
che profumava il sudore e asciugava anche la gola
fino in fondo a quello che chiamano posto dell’anima
poi smettere di bere aiutava a tornare a casa
che era sempre più in fondo delle altre nascoste ai viali
un buon Tom Tom permette l’amnesia di andare via.

 

          18

          Se vuoi che del tempo
          non mi resti che il fumo
          spara come si spara
          a una nuvola secca
          fresca di soffi
          di vento scolorito
          non starò appeso
          né trasportato altrove
          starò lì a chiudermi
          l’aspro respiro
          non far uscire
          nient’altro, solo sangue.

 

19

Semplice ricade lo sguardo sui colori
innocui poi il suono smette di rimbalzare
e le orecchie di assottigliarsi
sentire i capelli cadere appesantiti
un dolore non percepito
appuntita l’appendice spinge più cara
delle fusa del gatto quello che
ti appartiene del dolore è averlo passato
internamente altro lotta più a lungo
immortale più dei capelli è la gratitudine
meno burina della vita Purina dona
il pelo lucido rende l’occhio vivace.

 

          20

          Oggi che si sperpera la morte
          hai pensato di respirare
          nascosta quando esplodono
          i sussurri delle falene i
          ricordi si sbudellano
          i capelli ti accompagnavano
          meglio del sole e di una corona
          di un prato e di una nuvola e
          di un ibisco e di una collina
          di un sentiero al ruscello
          una goccia si abboccolava a
          tutto il resto immortale.

 

21

È come ti segue che
dà luce su entrambi i tuoi lati
forma e controcampo
rilassando la prospettiva
anche solo a guardarla
la strada che non finisce
basta a passare le ore
almeno un’altra notte.

 

          22

          Salita in cattedra consideri
          la clessidra incepparsi
          dalla finestra l’anatra
          si sente all’arancia agra
          aggrumata sgolata
          il caldo scioglie sempre
          la stessa cera ché a migrare
          gracile è sempre lei
          che poi livida
          ci sembra di non riconoscere.

 

23

L’Anica presenta appuntamento nei cinema
lo sento alla radio che si muovono come
pellicola avariata e se le voci bastano
allora penso alle comparse ai loro passi
alle frenate ai sassi sopra i parabrezza
perché c’è un’auto lapidata che è volata
nella scarpata al momento di una carezza
c’è pure un treno perché c’è una galleria
in bilico nel buio mentre un benzinaio
lancia monete dentro bacinelle azzurre
piene di benzina come sulla fontana
di Trevi dove esprimere un desiderio
che brucia sempre un attimo prima del sole.

 

        24

        È quello che facciamo tra il momento e il tempo
        che ci investe ricordare di avere a lungo
        indossato qualche maglione orrendo misto
        lana che offende di riflesso ma è così
        spesso che ci stai pure attento un bel riguardo
        per qualcosa che neanche guardi anche a pulirlo
        col mangia pelucchi sfila tutto rasente
        fino a intasarsi somiglia alla vita solita
        che non riesci mai a svuotare abbastanza.

 

25

Ho aspettato del tempo
terminato sottile che quell’ombra svelasse
il ricordo protetto
se bagnata in giardino non smetteva d’avvolgere
la gramigna uno scambio
trattenuto tra il melo e margherite ingiallite
da quel giro che imbruna.

 

***

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